AVELLNO – Per fermare il progetto di riforma urbanistica preparato da Fiorentino Sullo si mossero i poteri forti dell’Italia che stava appena superando la fase del boom economico. Il presidente della Repubblica di allora, Antonio Segni, il potente ministro del Tesoro, Emilio Colombo, il governatore della Banca d’Italia, Guido Carli, il presidente del Senato, Cesare Merzagora (il più legato a Confindustria e Mediobanca): tutti insieme avallarono un piano di rivolgimento degli equilibri istituzionali (il cosiddetto “Piano Solo” alimentato da una parte del mondo militare e dei servizi segreti) pur di fermare la svolta riformatrice della quale il progetto di Fiorentino Sullo era, con la nazionalizzazione dell’energia elettrica, uno dei punti salienti.
Questa riflessione-denuncia è contenuta nel libro dell’urbanista Vezio De Lucia intitolato Nella città dolente – Mezzo secolo di scempi, condoni e signori del cemento. Dalla sconfitta di Fiorentino Sullo a Silvio Berlusconi. Libro presentato questa sera ad Avellino nella chiesa del Carmine dove, con il coordinamento di Michele Candela – promotore dell’iniziativa per conto dell’associazione Centrosinistra alternativa – hanno parlato della questione urbanistica, insieme con lo stesso De Lucia, Generoso Picone, Paolo Mascilli Migliorini, Amalio Santoro e Costantino D’Argenio.
De Lucia ha ricostruito l’incredibile vicenda della costruzione del progetto di Fiorentino Sullo e della sconfessione del ministro irpino da parte del suo stesso partito, la Dc, che temeva di perdere voti alle imminenti elezioni politiche del 28 aprile 1963. Quella sconfessione – ha ricordato De Lucia – fu accompagnata da un’aggressione personale guidata dal Corriere della Sera all’insegna dello slogan “Sullo vuole togliere case e terreni agli italiani”. Quella campagna aggressiva – ha concluso De Lucia – funzionò e la riforma fu seppellita assieme al suo proponente.
Quando si è passati alle proposte sul futuro, Generoso Picone ha denunciato i limiti che la demagogia sorta attorno alla questione crea al varo di ogni iniziativa. Limiti che Santoro vede nell’angustia della politica di oggi e che D’Argenio propone di superare scegliendo per la tutela del territorio la sfida ambientale. Sfida che per Mascilli Migliorini va vista anche alla luce dell’approccio culturale alla questione. Tra gli interventi del pubblico da segnalare quello dell’ex presidente del Consiglio comunale, Antonio Gengaro, che ha colto l’occasione per puntare i riflettori sulle recenti iniziative in materia urbanistica in città, in particolare in riferimento al progetto di recupero di Piazza Libertà, mentre il soprintendente Miccio ha parlato delle difficoltà che il suo ufficio incontra per controllare le circa ventimila pratiche che ogni anno riceve per modificare un territorio tutelato per l’ottanta per cento della sua estensione.
Sempre in chiave futura l’invito finale di Vezio De Lucia a tenere in conto la riforma che sulla tutela dell’ambiente sta varando la Regione Toscana che proporrà vincoli severi sull’uso del territorio. In apertura, il coordinatore dei lavori, Michele Candela, ha ricordato che gli organizzatori hanno voluto dedicare il convegno di questa sera alla memoria di Luigi Stella, il dirigente del Comune recentemente scomparso.




