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    27/06/2026

Pd, finita la tregua. Forza Italia, è l’ora dei veleni

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica_pd-fi.jpgAVELLINO – È ormai guerra di documenti, autentici o presunti tali, nel Pdl irpino, anzi in quello che fino a ieri era il Popolo della Libertà, oggi tornato ad essere, per volontà del Cavaliere, Forza Italia. Il coordinatore provinciale degli azzurri, il senatore Cosimo Sibilia, è nuovamente sotto il fuoco incrociato del consigliere regionale forzista Antonia Ruggiero e del consigliere Sergio Nappi, confluito tra le file berlusconiane dopo un articolato percorso tra i cespugli del centrodestra. L’attacco condotto contro l’attuale gestione del partito è stato sostenuto da un’ampia pattuglia di sindaci della provincia di Avellino: da Antonio De Stefano di Monteforte Irpino a Michele De Blasio di Guardia dei Lombardi, a Raffaele Fabiano di Casalbore. Ma a gettare un’ombra sulla veridicità delle firme apposte dai primi cittadini in calce al documento politico, con il quale si chiedeva una maggiore apertura del partito alla società civile, ci ha pensato Michele Colucci, sindaco di Baiano, che ha smentito la propria adesione al fronte del dissenso interno. Nonostante le scaramucce, Sibilia ha tenuto pubblicamente a battesimo la rinascita del progetto di Forza Italia, forte del sostegno del coordinatore regionale, Nitto Palma.

L’appuntamento, però, è stato disertato da Ruggiero e Nappi, che hanno contestato la manifestazione, dichiarando di non essere stati invitati. Sotto accusa, ovviamente, il numero uno dei berlusconiani irpini. “Cosimo Sibilia si sente il padrone del partito – hanno affermato i due consiglieri, insieme a Monica Spiezia, rappresentante del gruppo consiliare di Piazza del Popolo –  ma Berlusconi ha sciolto il Pdl per costruire una forza politica aperta e popolare”. Immediata e dura la replica del capo della delegazione al Comune di Avellino, Nicola Battista: “Sibilia ha dimostrato ben tre volte di avere un proprio consenso elettorale. Qualcuno sta tentando di far credere che Forza Italia sia nata in questi giorni, mentre sono venti anni che lottiamo nella nostra provincia. Chi cerca di costruirsi una verginità evidentemente pensa che la gente non conosca gli avvenimenti ed i personaggi della politica”.

La lunga telenovela di provincia, di questi tempi poi non molto differente dal gossip dei Palazzi che contano, è sbarcata anche a Napoli. Ruggiero e Nappi, infatti, sono tornati alla carica con un nuovo documento contro il vertice berlusconiano locale, che sarebbe stato condiviso anche dal capogruppo alla Regione, Gennaro Nocera. Dopo poche ore, però, il colpo di scena: la smentita del capogruppo, che si è limitato a sollecitare un chiarimento tra le diverse componenti del partito. Una mossa che non è piaciuta ai due consiglieri regionali che per la seconda volta hanno fatto la figura dei “falsari”. Ruggiero e Nappi hanno, perciò, presentato una mozione di sfiducia a Palazzo Santa Lucia nei confronti del loro leader: “L’iniziativa scaturisce dall’atteggiamento tenuto dal capogruppo che, sensibile ai richiami provenienti dall’esterno, ha subordinato la tutela della dignità dei consiglieri e degli iscritti alle prepotenze di chi considera Forza Italia come proprietà privata”.

Sul fronte politico opposto, nel frattempo, le attenzioni si sono concentrate sulle primarie per l’elezione del nuovo segretario nazionale del Pd. Dopo aver messo in campo tattiche, alleanze, sgambetti, conversioni ed inversioni ad U, dirigenti e rappresentanti istituzionali democratici hanno atteso i risultati della consultazione che, anche in provincia di Avellino, ha consegnato una vittoria netta di Matteo Renzi (58,65%), pur se al di sotto della media nazionale. Buona l’affermazione di Gianni Cuperlo (31,51%), deludente invece il dato di Pippo Civati (9,86%).

A via Tagliamento la tregua è durata soltanto poche ore. L’area di sinistra, rappresentata da Francesco Todisco, Lucio Fierro e dal deputato Valentina Paris, ha rilanciato le polemiche sul tesseramento e sulla gestione della fase congressuale. I bersaniani-cuperliani sono rimasti fuori anche dalla delegazione irpina del consiglio nazionale del Pd, decisa dalle urne. Una conseguenza dell’asse tra D’Amelio, Repole ed i lettiani che li ha estromessi dalle liste. Dell’organismo nazionale faranno parte: Enzo De Luca, Elvira Cappuccio e Pellegrino Palmieri, in rappresentanza dell’area che ha sostenuto Renzi; Rosanna Repole e Silvio Sarno per l’aggregazione della sinistra interna; Marcello Rocco per la componente di Civati. A questo punto, bisognerà vedere quali saranno i nuovi assetti che si andranno a determinare nel partito. Molto dipenderà dalle vicende nazionali, anche se il rimescolamento delle carte, ha creato nuovi trasversalismi. In Irpinia, la componente franceschiniana che ha governato sinora il partito, esprimendo anche il segretario provinciale, Carmine De Blasio, appare ancora saldamente in sella.

 

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