AVELLINO – «Antonio Di Pietro rappresenta l’espressione della politica dalla faccia pulita e può essere la persona giusta per riavvicinare i cittadini alla res publica. Con lui auspichiamo la rinascita di un modo di gestire e di rappresentare la politica come vero spirito di servizio, vicina ai territori e alle sue esigenze». Così si esprimevano in una nota per la stampa un gruppo di amministratori e professionisti, tra cui gli avvocati Carlo Mustone e Annibale Schettino, per presentare il ritorno in città del presidente dell'Italia dei Valori, Tonino Di Pietro. Era il 14 novembre 2012, a Palazzo Chigi c'era ancora Mario Monti e Bersani e Renzi si giocavano la partita delle primarie per la guida del Pd quando il leader molisano giunse ad Avellino incontrando i cittadini (pochi) in via Dalmazia.
Arriva trafelato alle 18.30 da Napoli, con voce rauca e visibilmente giù di tono al Caffè letterario dove lo attende per un'intervista aperta Alfredo Picariello, direttore di Più Economia. Dopo aver salutato il coordinatore cittadino Luigi Urciuoli, ai microfoni delle diverse testate accorse Di Pietro chiarisce subito qual è il prossimo orizzonte dell'Idv uscito con le ossa rotte dall'esperienza di Rivoluzione civile: le Europee del 25 maggio. «Con Rc avevamo cercato di portare qualche persona perbene dentro le istituzioni per servire il Paese e non per servirsene. Purtroppo mancava un'identità, per questo l'Idv che si è sempre battuta per la legalità e la solidarietà si ripropone con forza per le elezioni europee con i liberaldemocratici dell'Alde per approvare leggi utili a tutti i cittadini e non solo alla casta e al sistema bancario». Richiesto di un parere sulla situazione del governo, Di Pietro chiarisce: «Noi crediamo nel sistema bipolare, e vorremo dialogare con un centrosinistra vero, non quello falso che sta creando Renzi. La maggioranza formale del Parlamento - chiarisce il presidente Idv - gli garantirà la fiducia, ma quella sostanziale è quella che ha ottenuto tramite l'accordo con Berlusconi».
Dunque le considerazioni sul futuro del partito, «nato sulla base di un voto di opinione, precursori del M5S, con cui condividiamo delle battaglie». «Purtroppo - ricorda Di Pietro - abbiamo aperto la strada a persone che si sono servite del partito come cavallo di Troia per i propri affari. Alle ultime politiche abbiamo subito un salasso, che ci ha sì tolto il sangue, ma ha eliminato le tossine. Ripartiamo da qui, rimettendoci la faccia. Non mi candido in nome del partito, ma per il bene del Paese».
Un Paese che, come gli ricorda Alfredo Picariello, fa ancora i conti a 22 anni da Tangentopoli con la malapolitica. «Invece di prendersela con chi ha creato quel sistema di potere clientelare, si da la colpa a chi oggi protesta». E De Mita, come mai non fu sfiorato dalla vicenda? «Non ci dimentichiamo - spiega l'ex pm - che una cosa fu l'inchiesta penale e giudiziaria, altra cosa il fatto politico e morale. De Mita? Conti all'estero non gli ne ho mai trovati... c'è chi è stato più lesto di altri a farla franca, noi del pool indagavamo dove c'era qualche prova dalla quale partire».
Quali dunque le ricette del movimento da portare in Europa? Il rilancio dell'economia tramite due fattori: una forte detassazione per chi genera lavoro e garantire alla pubblica amministrazione di interagire solo con imprese sane che rispettano le regole. «Solo così restituiamo ossigeno e sviluppo al mercato del lavoro, specie nel Mezzogiorno, che ha bisogno vitale di infrastrutture. Ve lo dico io che vengo da un'area interna come il Molise, chi comincia per primo arriva in orario...». Basteranno tre mesi per arrivare a Bruxelles?




