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    25/06/2026

Spending review: Capoluogo allo sbando, Irpinia alla ricerca di un’identità

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Palazzo Caracciolo, sede della Provincia (foto di Carmine Bellabona)AVELLINO – Non si è trattato di un fulmine a ciel sereno. Né, oggi, si può parlare, quando si va controcorrente, di becero “provincialismo” (abolendo le Province passerà di moda questa parola al tempo stesso intrigante e stupida?). Chi contesta la scelta governativa di puntare prevalentemente sulla soppressione di un gran numero di ex amministrazioni provinciali (la soppressione definitiva della istituzione potrà avvenire soltanto con legge costituzionale) non persegue un interesse localistico.

Questo stesso giornale, mai avaro di critiche verso il mondo politico-burocratico che paralizza in periferia lo Stato italiano ed in particolare uccide nel Sud ogni iniziativa di sviluppo, ha però individuato nell’ente Provincia il vero punto di aggregazione (democratica) dei tanti enti, sottoenti, consorzi, Ato, uffici periferici di governo, ovvero quella foresta di consigli di amministrazione, gestioni a latere, società di servizio, tenuta in piedi ed alimentata da mala politica ed interessi che la stessa politica ha convenienza a far crescere.

Siamo proprio certi – tanto per fare un esempio – che il precario patrimonio edilizio dell’Iacp non solo non debba essere alienato ma debba essere gestito da un costoso apparato e da un consiglio di amministrazione? Ed è normale – e qui veniamo alla nostra terra – che il consorzio idrico Alto Calore debba essere gestito da due società (e quindi da due consigli di amministrazione)? Non potevano patrimoni e competenze passare alle Province come le politiche (?) degli Ept e dei consorzi di bonifica?

Altro che ente inutile sarebbe stato la Provincia con queste competenze. Alle quali bisognerebbe aggiungere quelle di un efficiente servizio di Protezione civile difficilmente gestibile dalla Regione o dai singoli Comuni. E poi che risparmi con la soppressione di tanti consigli di amministrazione. Altro che la riduzione del numero di consiglieri e di assessori. Riduzione che, peraltro, poteva esserci lo stesso. Ed al danno si aggiunge ora anche una micidiale beffa: l’accorpamento ad altre province. Nel nostro caso anche a Caserta. C’è qualcuno che mette in relazione queste scelte governative con i problemi dei territori da aggregare? Anche se era da tempo superato per l’Irpinia il mito dell’isola felice è di sicuro poco salutare mischiare casalesi, clan vari, il Vallo di Lauro ecc.

C’è poi il problema non secondario – soprattutto nel Sud – delle città capoluogo. Private di ruolo e ceto impiegatizio c’è per loro un futuro tutto da organizzare nella migliore delle ipotesi o nerissimo. E, poi, di grazia, chi organizza una prospettiva, un futuro per territori privati di guida? Smacchiare le linee di confine dei territori annulla le vocazioni territoriali. Avrebbe in Campania un senso una superprovincia che circumnavighi l’area metropolitana di Napoli?

La “verde Irpinia” con i suoi borghi e castelli e i suoi progetti turistici ed enogastronomici sarebbe tutelata da quella Regione che non si è accorta dei suoi problemi né con la disperata vicenda Irisbus né con la nevicata dei mesi scorsi. Senza dire che in mancanza di quel debole e simbolico confine “provinciale” sarebbe la Regione (sai che bellezza) a decidere i trasferimenti e gli accantonamenti (vedi discariche) dei rifiuti in Campania.

Concludendo: capoluogo allo sbando, verde Irpinia alla ricerca di una nuova identità. Se ci riuscirà. Difficile mandare all’aria più di due secoli di storia. Avellino, si ricordi, è capoluogo della provincia irpina dal 1806!

 

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