AVELLINO – Un singolare incrocio di opportunità, nate dalla necessità del Paese di uscire dalla crisi economica, offre al Comune di Avellino la possibilità di affrontare e risolvere lo spinoso problema di una sede dignitosa, logica e razionale (anche dal punto di vista urbanistico) degli uffici giudiziari. Uffici già oggi «insaccati» nel pur moderno ma subito invecchiato edificio di Piazza Moro, ma ancor più destinati all’intasamento con la confluenza su Avellino – prima opportunità – del tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi. Confluenza che vuol dire perdita economica secca quanto considerevole per la cittadina dell’Alta Irpinia (i pur seri discorsi sulla tutela del diritto e della giustizia vengono purtroppo dopo). Confluenza che, però, ingigantisce i già esistenti problemi logistici del palazzo di giustizia di Avellino. Occorre allora – seconda opportunità – una soluzione ampia che superi questi problemi.
Problemi che, non a caso, dieci anni fa si pensò di risolvere con la presa in fitto da parte del Comune capoluogo della sede provvisoria della prefettura in via Tagliamento distante appena duecento metri dal palazzo progettato dall’architetto Canino.
Il governo sa che gli accorpamenti – la prima delle opportunità che segnalavamo all’inizio – vanno sostenuti con adeguate misure e per questo ha stabilito che gli uffici pubblici dovranno, dove possibile, essere sistemati in strutture di proprietà governativa o degli enti locali. E questa è la terza opportunità cui ne segue una quarta rappresentata dalla decisione governativa di alienare o almeno di mettere a reddito caserme o aree di proprietà delle forze armate intanto trasferite al demanio.
Ora, chiunque abbia una visione non superficiale della struttura della città di Avellino non può non pensare a tal fine alla futura utilizzazione della caserma Berardi posta all’ingresso da ovest in città a tre chilometri dal casello autostradale di Mercogliano. Le ipotesi carcere borbonico o vecchio ospedale Moscati – pure lanciate dal Comune di Avellino – sembrano follie partorite da chi vive la cosa come un incubo. Abbiamo parlato della utilizzazione della caserma in quanto tale e non della utilizzazione della sua area (82.000 mq.) perché la caserma – secondo noi intoccabile – fu disegnata dall’architetto Valle, un grande progettista degli anni Trenta del secolo scorso, come un quartiere ben collocato sul lato terminale del viale dei Platani, quartiere con le sue strade, i suoi edifici, le sue aiuole, i suoi impianti sportivi, la sua monumentale Piazza d’Armi.
È evidente che oggi la città ha interesse ad acquisire quegli edifici, quelle strade alberate, quella piazza, insomma quel quartiere recintato che…senza il recinto si integrerebbe perfettamente con quella parte ordinata della città. A volte è capitato di ascoltare qualche irrispettosa proposta di demolizione e costruzione in loco di una fantomatica “cittadella giudiziaria” (da nuovo tribunale a “cittadella” il passo dell’Ordine degli avvocati è stato breve: sembra di rivedere la vicenda del nuovo ospedale che divenne in pochi mesi – anni ’80 – “Città ospedaliera” alla quale oggi manca ancora il parcheggio…a due anni dall’inaugurazione).
Ma perché all’inizio di questo ragionamento parlavamo di circostanze favorevoli alla realizzazione di una nuova e più ampia sede per il tribunale di Avellino? Perché oltre la concatenazione di eventi e di interessi già segnalati, si profila ora anche il ridimensionamento delle forze armate per cui è facile prevedere la fine dell’agonia della struttura militare di viale dei Platani. Se poi il Comune di Avellino, mettendo sul piatto della bilancia quanto può (e non è poco), decidesse di offrire al ministero degli affari giudiziari sia la soluzione del problema-intasamento di Piazza Moro sia un vantaggio per lo Stato, il trasferimento al Comune della struttura sarebbe facilmente realizzabile.
Quando si parla di edilizia giudiziaria non bisogna mai dimenticare che il palazzo di Piazza Moro è di proprietà del Comune e che in un eventuale gioco di permute lo Stato (e perché non la Regione che paga un bel fitto all’ex Banca dell’Irpinia per i suoi uffici di collina Liguorini) verrebbe equamente compensato. Senza considerare che la Berardi, dopo il terremoto, fu amputata degli alloggiamenti posti lungo tutto il lato di via Perrottelli. Volumetria che il Comune potrebbe far rivivere sotto forma di uffici o altro. Non sembra, complessivamente, un corrispettivo da poco. Anzi lo Stato dovrebbe quanto meno finanziare il consolidamento e l’adeguamento dei vari edifici alle nuove funzioni. E da questo punto di vista non sarebbe irrilevante il ricorso da parte del Comune al cosiddetto Piano-città varato dal governo per riqualificare nelle città italiane edifici pubblici e quartieri popolari: in pratica la foto della zona Berardi-Cavour-Aversa.
Quello che, nella riforma generale dello Stato e della pubblica amministrazione, appare oggi come l’unico fatto positivo per la città di Avellino deve essere subito colto dal Comune che, se da un lato ha felicemente previsto un ponte tra la variante e l’asse Largo Speranza-via Perrottelli-via Aversa-via Morelli e Silvati, dall’altro indugia ancora tra una localizzazione del nuovo tribunale tra Valle (dove?) e l’area direzionale presso l’autostazione.
Visti i tempi – tra i diciotto mesi ed i cinque anni, dice il governo, per dare una degna sede agli accorpati uffici giudiziari – urge una scelta: la cittadella giudiziaria già c’è, è la caserma Berardi. E se le forze armate volessero davvero mantenere un presidio vitale in Avellino (una volta arrivavano fino a tremila reclute ogni trimestre) il Comune accetti la sfida e dia all’esercito una delle sue aree oggi inutilmente in vendita.




