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    21/07/2024

L’impatto del Covid sulla struttura imprenditoriale irpina

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Economia_movimprese.jpgAVELLINO – Proprio mentre nel Paese sale la protesta di numerose categorie economiche colpite dalle limitazioni allo svolgimento delle loro attività imposte dal governo per tentare di frenare l’espansione della pandemia da Coronavirus, Unioncamere e Infocamere hanno diffuso le consuete statistiche trimestrali sulla dinamica dell’apparato imprenditoriale: consistenza numerica delle imprese, nuove iscrizioni, cessazioni, tasso di crescita.

Questi i principali parametri, tratti da Movimprese, la banca dati sulla nati-mortalità delle aziende basata sugli archivi del registro delle imprese tenuto dalle camere di commercio. Dai dati emerge che nel terzo trimestre di quest’anno il bilancio è stato meno negativo del previsto e leggermente migliore rispetto al primo semestre, allorquando nuove aperture di imprese e cessazioni erano state influenzate dall’emergenza sanitaria. A trainare la “ripresina” del periodo luglio-settembre il comparto delle costruzioni.  “Le risorse per l’efficientamento energetico e la messa in sicurezza del patrimonio immobiliare – afferma Unioncamere – sembrano aver inciso sulla vitalità di un settore cruciale” per la nostra economia. Dal saldo trimestrale (iscrizioni meno cessazioni) sono risultate, a livello nazionale, quasi 5 mila unità in più.

La crescita nell’edilizia è dovuta – affermano i responsabili dell’autorevole osservatorio economico – “alle piccole realtà individuali, agli specialisti nell’attività d’impiantistica e di finitura degli edifici e ai posatori di infissi”. Insomma, aggiungiamo noi, a micro imprese di dimensioni quasi sempre artigianali. Le quali, purtroppo, sono capaci di incidere poco sui livelli occupazionali complessivi. Difatti nel secondo trimestre di quest’anno (ultimo periodo per il quale, al momento, l’Istat ha reso noti i dati) il tasso di occupazione in tutt’Italia ha perso quasi un punto percentuale scendendo dal 58,4 al 57,5%.

Ritorniamo ai dati sull’apparato imprenditoriale. Nell’ultimo trimestre, nell’intero stivale, il tasso di crescita (vale a dire il rapporto tra il saldo iscrizioni/cessazioni rilevate nel periodo e lo stock delle imprese registrate all’inizio del trimestre) è stato dello 0,39%. In provincia di Avellino ha raggiunto addirittura lo 0,45%. Anche da noi a segnare i migliori risultati è stato il comparto edile che conta ora quasi 4.900 aziende, un’ottantina in più di quante ne aveva all’inizio dell’anno. In calo, invece, il numero di imprese manifatturiere  scese sotto la soglia delle 4 mila unità. In flessione anche gli esercizi commerciali; tra ingrosso e minuto se ne contano all’incirca 10 mila, qualche centinaio in meno d’un anno fa. Pressoché invariata la consistenza delle strutture ricettive; tra alloggio e ristorazione si avvicinano alle 2.700 unità.

Pure il comparto dei trasporti (800 imprese) resta numericamente inalterato. Invece, l’ampio ramo dei servizi (oltre 6 mila unità) guadagna alcune decine di imprese. Immutato il numero di aziende agricole(11.300 unità), quasi tutte condotte da coltivatori diretti. In totale, il pulviscolo di imprese operanti in provincia di Avellino, al 30 settembre scorso, superava le 45.000 unità: quasi undici per ogni cento abitanti.

La speranza è che l’impalcatura imprenditoriale irpina, strutturalmente fragile essendo costituita per il 60% da ditte individuali, possa reggere alle conseguenze della pandemia.

 

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