AVELLINO – Il Vinitaly 2023, in calendario a Verona dal 2 al 5 aprile, è l’occasione propizia per verificare la reazione del settore enologico alla crisi causata dai rincari energetici che stanno avendo conseguenze di rilievo anche sull’intera filiera del vino. Secondo una recente indagine condotta dall’Osservatorio dell’Uiv, Unione italiana vini, infatti, l’incremento dei costi dovuto alla crisi energetica si aggirerebbe sul 28% a fronte di un rialzo dei listini stimato intorno al 6,6%.
“Produttori, industriali, cooperative e distributori dovranno assorbire parte degli aumenti per non scaricarli completamente sui consumatori ed evitare una pericolosa depressione dei consumi”, ha dichiarato Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Uiv. “C’è, tuttavia, la consapevolezza che i fatti di oggi, come quelli di 2 anni fa (il riferimento è al Covid), rappresentino fattori esogeni e non strutturali che agiscono su un comparto comunque in salute”, ha incalzato Maurizio Danese, amministratore delegato di Verona fiere. A convalidare l’affermazione di Danese sovvengono i dati più che incoraggianti rilevati alla vigilia dell’importante rassegna. Sui 100 mila metri quadrati (netti) dei 17 padiglioni espositivi sono in mostra più di 4 mila aziende. Folta anche la presenza straniera; infatti, saranno una trentina le nazioni presenti a questa 55esima edizione della fiera a dimostrazione della internazionalizzazione della rassegna, giudicata, a ragione, la più importante del mondo.
Ad oggi, poi, sono più di mille i “superacquirenti” esteri di vino italiano, provenienti da ogni parte del globo; rispetto al 2022, l’aumento sfiora il 50%. “Si tratta di un risultato storico, frutto di un roadshow globale senza precedenti che ha coinvolto i principali player istituzionali della promozione del made in Italy, ha commentato il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo.
La provincia di Avellino, come è ormai consuetudine, sarà presente al Vinitaly con un nutrito stuolo di imprese: oltre 100 case vinicole, ospitate nell’area collettiva allestita dalla Camera di commercio, alle quali si aggiunge un’altra dozzina di aziende irpine che ha optato per stands individuali.
L’Irpinia del vino metterà in vetrina le sue tre Docg, il Taurasi, il Greco di Tufo e il Fiano di Avellino. Una triade di tutto rispetto che conferma la vocazione enologica del territorio provinciale e il peso che esso ha sull’intera vitivinicoltura italiana di qualità; basti pensare che nell’intero Paese sono soltanto 80 i vini che si fregiano di questo prezioso marchio. Avellino espone, poi, le diverse varietà della doc Irpinia: Irpinia Bianco, Rosso, Rosato, Novello, Coda di volpe, Falanghina, Fiano, Greco, Piedirosso, Aglianico, Sciascinoso, Falanghina spumante, Fiano spumante, Greco spumante, Fiano passito, Greco passito, Aglianico passito, Aglianico liquoroso e Irpinia sottozona Campi Taurasini. Saranno centinaia, dunque, le etichette all’attenzione dei visitatori. La speranza degli espositori irpini è quella d’incrociare al Vinitaly nuovi canali per collocare l’intera produzione (oltre 30 milioni di bottiglie, di cui un quarto circa a Docg) e di incrementare ulteriormente l’export che nel 2022 ha superato i 24 milioni di euro.
Da sottolineare, poi, che quest’anno c’è un importante avvenimento meritevole di essere posto in risalto anche nei padiglioni del Vinitaly: il 30esimo anniversario del riconoscimento della Docg per il nostro Taurasi. I produttori vogliono celebrarlo adeguatamente, considerato che sono pochi i vini che hanno raggiunto un simile traguardo.




