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    24/06/2024

La storia del Colletta vanto dell’Irpinia

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b_300_220_15593462_0___images_stories_colletta_liceo.jpgAVELLINO – Centottanta anni, ma non li dimostra: potremmo sintetizzare così l’eterna attualità di una istituzione fra le più antiche e cariche di gloria di Avellino e dell’Irpinia. Ci riferiamo al Convitto nazionale “Pietro Colletta” che lo scorso primo dicembre ha festeggiato solennemente il “compleanno“, ricordando la propria storia, ma anche sottolineando il ruolo che continua a svolgere con impegno all’interno di un sistema scolastico sempre al passo con i tempi. La giornata celebrativa è stata inserita all’interno delle manifestazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Ma quando l’Italia è nata, il “Colletta” aveva già 30 anni di vita.
Dopo il saluto del rettore, Angelina Aldorasi, e gli interventi delle autorità (il sindaco del capoluogo, Galasso, il provveditore agli studi, Rosa Grano, il presidente della Provincia, Sibilia, con l’assessore Del Mastro), a tracciare la storia del Convitto, dal passato fino ai giorni nostri e proiettandosi verso il futuro, sono stati i relatori del convegno, il dottor Mario Garofalo e i professori Lissella Caterini ed Alfredo Spinelli, referente dell’iniziativa.
Il “Colletta” venne solennemente inaugurato il primo dicembre del 1831, ad opera dell’Intendente Valentino Gualtieri e del sindaco Francesco Villani. L’ordinamento degli studi si articolava in sei cattedre: lingua italiana, latinità media, latinità sublime, retorica, filosofia, matematica e fisica; successivamente venne aggiunta la cattedra di latinità elementare.
Nel primo anno gli alunni interni furono 11 (ma l’anno successivo erano già 80) e fra essi Enrico Capozzi, Giovanni Trevisani e Serafino Soldi. Quest’ultimo fu espulso due anni dopo e solo le pressioni paterne ne consentirono la riammissione, ma come alunno esterno.
Il Real Collegio (questa la denominazione fino al 1865) fu anche sede universitaria dal 1857 al 1861 e quattro anni dopo assunse la titolazione definitiva di Pietro Colletta. Chi scrive fece in tempo a frequentare presso lo storico edificio di Corso Vittorio Emanuele le due classi ginnasiali, prima di trasferirsi nel Liceo classico, staccatosi anche “fisicamente” dal Convitto, nella nuova, ed attuale, sede di via Tuoro Cappuccini.
I 180 anni di storia del Convitto nazionale coincidono con la storia della nostra provincia, la cui classe dirigente per oltre un secolo e mezzo si è formata all’interno di quello storico edificio. Sarebbe troppo lungo l’elenco delle centinaia di giovani studenti, distintisi poi nella vita e nelle attività professionali. Ma qualche nome pure va fatto: Nicola Valdimiro Testa, Errico Cocchia, Paolo Raffaele Trojano, Alfonso Carpentieri, Alfredo De Marsico, Giovanni Di Guglielmo, Alfonso Rubilli, Vincenzo Cannaviello, Guido Dorso, Giovanni Pionati, Dante Troisi, Fiorentino Sullo, fino ad arrivare alla mitica terza A che vide compagni di classe Antonio La Penna, Attilio Marinari, Dante della Terza, Antonio Maccanico.
Molti di essi tornarono, poi, come professori, al Colletta, illustrando un corpo insegnanti di fama nazionale, soprattutto per quello che riguarda le cattedre di latino e greco (e qui basta ricordare i professori Ettore Romagnoli, Giovanni Cupaiuolo e Giovanni Barra).
Gli inizi non furono facili per il “Colletta” e, soprattutto nei primi anni non mancarono le critiche. Ma già nella seconda metà dell’Ottocento l’istituzione scolastica aveva raggiunto risultati di eccellenza, come testimonia il commosso ricordo di Francesco De Sanctis nel suo Viaggio elettorale: “Avellino è quasi casa mia, colà mi sento come in famiglia e non ci vogliono cerimonie…E come tutti mi chiamano il professore, prendevo stanza nel liceo, come volessi dire: Sissignore, professore è il mio titolo di nobiltà…Nessuno sapeva del mio arrivo, altri che il sindaco e il preside. Anzi sapevano che non sarei venuto C’era tornata della deputazione provinciale, e il prefetto era colà quando gli fu annunciato il mio arrivo. Trovai nel liceo un gran moto. Il poeta estemporaneo Brunetti vi dovea dare un’accademia proprio in quella sera, e in casa del preside c’era un via vai di professori, di scolari e di altri invitati. Tutta quella gente parea venisse per me, e invece veniva per il poeta”.
Sbaglierebbe, però, chi immaginasse un “Colletta” tutto proiettato all’indietro, nella contemplazione del suo glorioso passato. Al contrario è una scuola al passo dei tempi, come dimostra l’istituzione del Liceo classico europeo, che si avvia pure esso, ormai, ad avere una consolidata tradizione, caratterizzata da un solido tronco di cultura umanistica sul quale si innesta, però, la consapevolezza di un moderno cittadino europeo. Proprio la partecipazione degli studenti dell’ultima classe del “classico” e dell’“europeo”, che hanno ravvivato la giornata con i loro interventi, è la migliore dimostrazione di una tradizione che sa rinnovarsi  e di una scuola che continua ad essere fucina della futura classe dirigente irpina.

 

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