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    16/07/2024

Le riforme e il futuro costituzionale del Paese nel pensiero di Antonio Maccanico

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Da sx: Folli, Franceschini, Boschi, Cassese e LettaROMA – “Avellino, l’Atene del Sud”: sono rimbalzate chiare e nitide le parole che Gianni Letta, nella sua qualità di presidente dell’associazione Civita, ha pronunciato in un gremito auditorium dell’Ara Pacis a Roma – alla presenza dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con la signora Clio – in occasione del convegno, organizzato in collaborazione con il centro di ricerca Guido Dorso di Avellino, per ricordare a tre anni dalla scomparsa la figura di Antonio Maccanico, con particolare riguardo al tema a lui molto caro delle riforme costituzionali.

Il riferimento biografico di Letta era alla scuola dove Maccanico – avellinese, nipote per parte di madre di Sinibaldo e Adolfo Tino, entrambi antifascisti, giornalista il primo del Giornale d’Italia, fondatore il secondo (insieme con Alfredo Maccanico, padre di Antonio, e Guido Dorso, il grande meridionalista autore de La rivoluzione meridionale) del Partito d’Azione e primo presidente di Mediobanca (carica che lo stesso Maccanico ricoprirà nel 1987 subentrando ad Enrico Cuccia) – si era formato negli anni giovanili, vale a dire quel liceo classico Pietro Colletta che, fin dalla sua nascita, per decenni è stata un’autentica fabbrica di cervelli (Paolo Raffaele Trojano, Nicola Valdimiro Testa, Enrico Cocchia, Alfonso Carpentieri, Giovanni Di Guglielmo, Alfonso Rubilli, Vincenzo Cannaviello, Guido Dorso, Dante Troisi, Fiorentino Sullo, Carlo Muscetta) e grande vanto dell’Irpinia. Nella stessa classe di Maccanico c’erano allievi come Antonio La Penna, Dante Della Terza, Attilio Marinari che, grazie al magistero illuminato di professori come il latinista e grecista Giovanni Barra, hanno poi segnato con la loro produzione letteraria e filologica il campo degli studi classici ed umanistici.

Anni, quelli del liceo, che saranno per Maccanico decisivi sul piano della formazione grazie anche al forte legame e all’intenso rapporto culturale e politico, poi continuato subito dopo la caduta del fascismo, con il grande pensatore e meridionalista avellinese Guido Dorso, il Machiavelli di provincia come lo definì Carlo Muscetta, intorno al quale s’impegnarono nella nascita del Partito d’Azione giovani di talento come Guido Macera, Renato Giordano e Vittorio De Caprariis.

«Caro Attilio,…ho ricordato i nostri anni di liceo che furono gli ultimi del fascismo e quelli dell’inizio della guerra. Ho nella memoria il grande fervore ideale, gli interessi, le curiosità di quegli anni, le aspettative, le incognite che erano davanti a noi…Ricordo Dorso, col suo sigaro, che risaliva il Corso verso casa e che quasi ogni giorno incontravo quando le scolaresche sciamavano alla fine della mattinata. L’incontro con lui suggellava una mattinata di studio; accompagnarlo significava ricevere un supplemento di lezione su temi che la scuola allora non toccava».

Così Maccanico scriveva il 19 ottobre del 1987 ad Attilio Marinari, il grande italianista di Montella suo compagno di classe tra i banchi del Colletta, studioso di Francesco De Sanctis, che in qualità di presidente del Centro Dorso lo aveva invitato a prendere parte, insieme con Manlio Rossi Doria ed Elisa Dorso, figlia di Guido, al convegno Guido Dorso e i problemi della società meridionale.

Del Centro Dorso Maccanico è stato presidente per ben 24 anni. Ma, come hanno ricordato ieri i ministri Maria Elena Boschi e Dario Franceschini, e soprattutto il costituzionalista Sabino Cassese, attuale presidente del Centro Dorso, Maccanico – segretario generale della Camera dei deputati prima, della presidenza della Repubblica poi con Pertini e Cossiga, più volte ministro e sottosegretario alla presidenza della Repubblica con Carlo Azeglio Ciampi – è stato anche un protagonista della storia politica del Paese proprio per la particolare attenzione al tema delle riforme costituzionali i cui punti essenziali risiedono – come è stato rilevato nei vari interventi moderati dal giornalista ed editorialista Stefano Folli  – “nella necessità di adeguare la Costituzione, aggiornandola senza stravolgere il quadro iniziale di una Repubblica parlamentare, nell’importanza di assicurare stabilità al governo – salvaguardando la forma parlamentare senza gli eccessi del parlamentarismo –, nonché nell’urgenza di compensare la stabilizzazione dell’esecutivo con l’introduzione di contrappesi e garanzie”.

All’incontro di ieri in via di Ripetta erano presenti personalità del mondo delle istituzioni e della cultura. In rappresentanza di Civita, oltre il presidente Letta, ha preso la parola il vicepresidente Nicola Maccanico, figlio di Antonio. In rappresentanza del Centro Dorso, oltre la signora Elisa Dorso, figlia di Guido, c’erano la segretaria Giuliana Freda ed i collaboratori Cecilia Valentino, Mario De Prospo ed Ermanno Battista. Presente tra il pubblico l’ex questore e prefetto avellinese Carlo De Stefano, già sottosegretario nel governo Monti, ma soprattutto allievo del Colletta.

 

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