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    24/06/2024

Pasolini e l’Irpinia, a Pistoia la presentazione del libro di Simona Dolfi

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura7_pasolini.jpgAVELLINO – È in programma sabato prossimo, 16 dicembre 2023, alle ore 17:00, nella sala Manzini della biblioteca San Giorgio di Pistoia la presentazione del libro di Simona Dolfi Pasolini e “Cinema Sud”, edizioni Mephite.

Attraverso  un’accurata  raccolta  di  documenti,  il  volume  ricostruisce  un  capitolo  poco  conosciuto della biografia pasoliniana: il rapporto del poeta e regista con gli intellettuali e storie irpini,  primi  fra  tutti  Camillo  Marino  e  Giacomo  d’Onofrio,  tra  il  1959  e  l’anno  della  sua   tragica  morte.  Con  questi  appassionati  uomini  di  cultura  Pasolini  riuscì  a  realizzare,  in  Irpinia, un festival del cinema (Il Laceno d’oro) che evidenziasse e continuasse i modelli che costituivano le basi ideologiche del cinema neorealista, e contribuì alla nascita della rivista “Cinema Sud”, a cui collaborò fino al 1961. Nel Sud Pasolini trovò la materia per  costruire il suo cinema di poesia fondato sulla soggettiva libera indiretta. La sua poesia in  pellicola prese forma nelle vedute dei paesaggi di Matera, Montevergine, dell’Irpinia e nei volti delle genti campane e lucane.

Intervengono Stefano Cavalli, Andrea D’Ambrosio, Riccardo Martinelli, Giovanna Possemato, Isabella Pugliese e Paolo Speranza. Sarà presente l’autrice.

*  *  *

Qui di seguito la prefazione al libro di Paolo Speranza

Pasolini e l’Irpinia: è stato un flash, ma di quelli che illuminano per sempre la vita di una comunità e restano impressi in maniera indelebile nella sua memoria collettiva.

In una lettera del 30 agosto del ’59, Pier Paolo Pasolini annuncia all’amatissima madre Susanna l’imminente partenza per Avellino, dove giunge il 5 settembre, accolto con grandi onori al Circolo Sociale. L’indomani è a Bagnoli Irpino, all’albergo “Al Lago”, su quell’altopiano del Laceno che da quell’anno ospiterà uno dei festival cinematografici più originali e importanti del Mezzogiorno e d’Italia, ponendo le basi per il suo impetuoso boom turistico. Accolto con grande interesse e simpatia, Pasolini firma decine di copie del suo ultimo successo editoriale, Una vita violenta, e ritira il primo Premio Laceno d’oro alla regia per conto di Michelangelo Antonioni, vincitore con Il grido.

Nel suo breve tour in Irpinia Pasolini si intrattiene con il sindaco di Bagnoli Irpino Tommaso Aulisa e con i promotori del Festival internazionale del cinema neorealistico, i giornalisti avellinesi Camillo Marino e Giacomo d’Onofrio, per definire la linea culturale e i dettagli organizzativi del Premio.

È proprio grazie a Marino e d’Onofrio che Pasolini scopre l’Irpinia. Lo scrittore friulano è rimasto colpito da un’accorata lettera inviatagli l’anno precedente da questi due giovani intellettuali del Sud e decide di aiutarli a realizzare il loro sogno: dar vita nella provincia di Avellino, all’epoca la più povera d’Italia, ad un premio cinematografico e ad una rivista specializzata.

L’intervento di Pasolini è decisivo: nel ’58 nasce “Cinema Sud” e nel ’59 il “Laceno d’oro” (è il poeta di Casarsa, rivelerà poi Marino, a suggerire come sede del Festival quel paesaggio alpestre che gli ricordava i luoghi e la cultura del Friuli contadino della sua infanzia) e il suo arrivo dà impulso e coraggio anche al gruppo di cineamatori avellinesi guidato da Pietro Corrado e Angelo Gorruso, che nel biennio ‘60-’61 farà incetta di premi nei principali concorsi nazionali.

Il 31 luglio del ’60 Pasolini è di nuovo sul Laceno, per la seconda edizione del Premio, seduto accanto a Laura Betti nella prima fila di una platea di circa ventimila persone. Quell’anno c’è Domenico Modugno, che per Pasolini comporrà la stupenda colonna sonora di Che cosa sono le nuvole.

Pasolini chiede a Marino di accompagnarlo al santuario della Madonna di Montevergine e al ritorno, nel viale di Mercogliano, registra dalla viva voce di alcuni giovani del posto la versione originale della Canzone di Zeza, che alcuni anni dopo costituirà la sigla di testa del suo Decameron.

Intanto Pasolini ha avviato concretamente la sua collaborazione a “Cinema Sud”: nel ’59 pubblica la poesia in dialetto romano Macrì Teresa detta pazzia, l’anno successivo il soggetto censurato di Una giornata balorda e nel ’65 il saggio La fisicità onirica del cinema, in seguito inserito nel volume Empirismo eretico.

Anche per la giovane Madonna del suo Vangelo secondo Matteo il neo regista Pasolini pensa inizialmente alla vincitrice del Laceno d’oro, la giovane attrice ligure Laura De Marchi, premiata nel ’63 per la sua interpretazione nel film La donnaccia, di Silvio Siano, girato a Cairano, da un soggetto di Camillo Marino e Pasquale Stiso, il poeta-sindaco della vicina Andretta.

Gli anni successivi segnano un progressivo distacco tra Pasolini e “Cinema Sud”: già perplesso sul Vangelo, il neorealista ortodosso Marino esprime nette riserve sulla “trilogia della vita” e sull’abbandono da parte di Pasolini dei temi realistici e dell’impegno in favore del proletariato urbano e rurale. Resteranno invece intatti il reciproco rapporto di stima e la difesa a oltranza da parte di “Cinema Sud” della libertà espressiva di Pasolini e quindi della sua memoria.

Questo capitolo poco conosciuto della biografia pasoliniana, eppure interessante per chi ne studia la vita e l’opera, oltre che importantissimo per la storia recente dell’Irpinia e della “terra dell’osso”, viene ricostruito in questo volume, con rigore e passione, da Simona Dolfi, alla quale l’attuale redazione di “Cinema Sud” e dei “Quaderni di Cinemasud” esprimono la più sincera gratitudine per aver contribuito ad approfondire e divulgare la storia della rivista e del Laceno d’Oro, che probabilmente, senza Pasolini, sarebbe rimasto solo una meravigliosa utopia.

 

 

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