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    01/02/2023

L’occhio sulla città/Sbagliare è umano, ma perseverare nell’errore è diabolico

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Rubriche-LaLettera_metro_leg.jpgAVELLINO – Il nostro occhio torna a guardare direttamente alla città. Nelle ultime ore apprendiamo da fonti di Piazza del Popolo che “il 2022 sarà l’anno del completamento delle opere incompiute del capoluogo e che, senza dubbio, assoluta priorità sarà assegnata al completamento della metropolitana leggera cittadina”.

Tutto questo non solo per la ferma volontà del sindaco Festa e della sua giunta ma anche e forse soprattutto per ragioni di opportunità: sembra, infatti, che l’opera debba essere ultimata, messa in esercizio e dunque andare a regime entro il prossimo luglio, pena il venir meno dei fondi erogati dal ministero dei Trasporti, dalla Regione Campania e dalle istituzioni europee per il finanziamento del progetto, nonché, sembrerebbe,  la restituzione, da parte di Palazzo di Città, dell’intero importo già investito nell’opera.

Correva l’anno 2016 e si procedeva ai primi collaudi ed alle prime delicate operazioni di elettrificazione del tratto che va dalla stazione ferroviaria all’incrocio tra via Circumvallazione e via Francesco Tedesco fino a Campetto Santa Rita: da allora in poi più nulla.

Si è solo continuato, nel tempo, a procedere con scellerata approssimazione all’installazione di antiestetici ed ingombranti pali in diverse zone della città costringendo i cittadini a trasformarsi in novelli Alberto Tomba e, in una sorta di slalom speciale, schivare quelli collocati perfino davanti agli scivoli dei marciapiedi, ma delle vetture ancora nemmeno l’ombra.

Insomma, più passa il tempo e più si fa strada l’opinione diffusa che i “contro” alla partenza del progetto superino di gran lunga i “pro”. Considerando il tutto, sembra, infatti, che comunque il tracciato della metropolitana leggera non comprenda l’intera città, che manchino le necessarie corsie  preferenziali a  via Francesco Tedesco, Corso Umberto I , via Colombo, via Carducci, Corso Europa e che per lasciar spazio alle corsie si dovrà eliminare gran parte delle aree di sosta con strisce blu per le auto, senza aver  preventivamente immaginano un organico piano parcheggi, propedeutico ad un corretto avvio di un tale progetto. Senza dimenticare la scellerata sequela di sensi unici a cui si vorrà dar seguito per far partire questa “rivoluzione green” in città come per Corso Europa e via Colombo. Solo per citare quelli che saltano all’occhio.

È giusto tener conto, nel merito, anche delle sacrosante rimostranze dei commercianti delle zone appena citate, che traggono vantaggio proprio dalla temporanea sosta delle auto. Nonché di quella parte di cittadini che necessitano di  inevitabili spostamenti con auto privata.

Ad aumentare i “ contro “ c’è un altro dato inconfutabile: le vetture della metropolitana leggera appaiono eccessivamente grandi e, ancor peggio, ad oggi giacciono targate, impolverate e dimenticate da un beffardo immobilismo dal lontano 2006.

Nonostante tutto la nostra amministrazione, quasi compiacendosi di un’esperienza mai fatta, si dichiara ottimista sul progetto e soprattutto sul rispetto dei tempi dati.

Come si ricorderà, l’argomento è stato oggetto di più di un nostro sguardo ed oggi come in ogni sguardo le perplessità rimangono in noi immutate: si ritiene davvero ancora questa l’unica scelta possibile per decongestionare il trasporto pubblico cittadino? Non sarebbe stato meglio dirottare i fondi destinati a tale progetto per l’acquisto autobus e pullman elettrici e dunque a basso impatto ambientale, sfruttando magari l’opportunità offerta dalle competenze delle maestranze di “Industria italiana autobus” di Flumeri?

A noi sembra che Avellino sia sempre più involontaria protagonista di uno strano gioco dell’oca: mentre l’Italia in tema di trasporto pubblico guarda avanti, puntando su una tecnologia moderna, innovativa ed al passo coi tempi, il capoluogo compie due passi indietro: ci troviamo costretti a doverci dotare di una tecnologia nei fatti tanto obsoleta da essere in voga già negli anni Cinquanta. Ma tant’è . Ora bisogna evitare la beffa e provare ad uscire fuori dal pantano dell’impasse con il minor danno possibile, con l’ausilio, magari, di personalità di alta, indubbia e riconosciuta competenza, a limitare  eventuali  contenziosi volti ad un aggravio economico per le già sofferenti casse comunali:perché “errare è umano ma perseverare è diabolico”.

Nel rilevare quanto piacevole sia abbandonarsi alla fantasia ma ricordando sempre di avere come guida la ragione sentiamo di dover comunque augurarci la migliore scelta possibile nell’interesse della città. Buon lavoro.

 

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