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    30/11/2022

L’occhio sulla città/È il tempo della responsabilità

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica-Editoriale_la_statua_di_carlo_ii_dasburgo_e_la_torre_dellorologio.jpgAVELLINO – È un centrodestra a forte trazione Fratelli d’Italia l’indiscusso ed indiscutibile vincitore delle elezioni politiche svoltesi la scorsa domenica. Ora, stante il rispetto sempre dovuto al compiersi della volontà popolare, il responso delle urne ci ha consegnato una verità incontrovertibile: una consistente parte dell’elettorato si è lasciato prendere sia pur legittimamente dall’egoismo dell’astensione sostanziatosi con una non scelta, con il non voto.

Si è cercato di indagarne le ragioni nei modi più disparati: a chi adduce la giustificazione delle avverse condizioni meteo su gran parte d’Italia si è contrapposta la tesi, pur ampiamente condivisibile, di chi ha rimarcato  che si è  votato in un solo giorno, oltre al problema degli studenti o lavoratori fuori sede impossibilitati a votare, a cui sarà opportuno rimediare, ad esempio, con  il voto per corrispondenza, come già avviene per gli italiani residenti all’estero.

A preoccupare resta comunque la forte astensione da parte dei giovani tra i diciotto e i trentacinque anni, residenti per lo più nel Mezzogiorno. A tal proposito non  può essere sottaciuta nemmeno la poca attrattività della proposta politica o, comunque, il rischio di aver concentrato la campagna elettorale su temi spesso troppo lontani dai bisogni reali ed immediati dei cittadini. Tutto questo, unito alla troppa eterogeneità del centrosinistra, contribuisce forse a spiegare le ragioni della netta affermazione del centrodestra che ha invece dimostrato, al contrario, come  uniti si vince.

C’è una frase che i vincitori delle elezioni presi dall’entusiasmo, dall’emozione del momento pronunciano spesso: “sarò il presidente di tutti”.  Queste elezioni non fanno eccezione: anche Giorgia Meloni, candidata in pectore alla premiership del Paese, l’ha infatti pronunciata.

Ebbene, questa espressione ci è sempre apparsa intrisa di una certa retorica di convenienza, ma riteniamo che mai come in questo momento il futuro presidente del Consiglio dovrà  davvero essere il presidente di tutti. Dovrà, cioè, smettere di rappresentare una parte, evitando  anche pericolosi estremismi, assumendo quei“ toni istituzionali” che consentano non di “governare a prescindere” ma che prevedano, come da prassi in una compiuta democrazia parlamentare, di assumere atteggiamenti concilianti con le opposizioni, in grado di favorire eventuali convergenze su temi centrali per il Paese, indipendentemente, appunto, dall’interesse di parte: questo è il tempo della responsabilità.

Com’è ovvio la proposta politica che vince le elezioni è sempre portatrice di elementi di difficile condivisione: dunque sarà proprio su questi temi che dovrà poter meritare una smentita.

Gli elettori, tutti gli elettori chiedono che il nuovo governo assuma le decisioni con polso fermo, rispettando equilibri e credibilità conquistate, nell’ottica di una pacificazione per il Paese che deve essere possibile ad ogni livello: è questa la sfida che attende il nuovo premier.

Perché se occorre essere radicali nei valori e nei principi, occorre altrettanto essere realisti al momento di confrontarsi con la prassi e con le condizioni concrete, ricordando che l’ottusità di pensiero rispecchia proprio l’assenza di prospettiva di chi non sa vedere se non dal proprio punto di vista.

 

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