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    13/06/2024

L’occhio sulla città/Di Nunno, la straordinaria attualità di pensiero e di valori

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Antonio Di NunnoAVELLINO – Dopo due anni di stop forzato a causa della pandemia, lo scorso venerdì abbiamo ripreso a ricordare la figura, l’opera e l’azione amministrativa di Antonio Di Nunno a otto anni dalla sua scomparsa. Lasciando  la sala blu del carcere borbonico, tornando a casa, ero rinfrancato dalla grande partecipazione della gente, la sua gente. Tutto questo ha corroborato la nostra convinzione di non aver semplicemente proceduto ad un “dolce rito della memoria”, magari  anche con il rischio che potesse perdere vigore anno dopo anno. Ciascuno di noi, in fondo, per diversi motivi ha condiviso una parte del percorso con Tonino, come anch’io affettuosamente lo chiamavo, ricevendo da lui il dono di una preziosa eredità di valori da preservare e custodire. Perciò se fosse rimasto patrimonio personale o peggio patrimonio solo di pochi, beh allora sì che sarebbe  stato un fallimento, un tradimento.

Ecco dunque, che indurre la comunità avellinese e non solo a ragionare di Irpinia, di Mezzogiorno ma soprattutto sulla valenza di un mandato politico-amministrativo inteso sempre e soltanto come autentico servizio, serve a tener desta l’attenzione su criteri fondanti e mai superati di una corretta e trasparente azione di governo cittadino.

Tornano alla mente concetti e parole quali pensiero, visione, progettualità, attualità, anima, riscatto, concretezza, scelte: se  fossero declinate con la giusta attenzione e passione, sostanziate dall’impegno dell’essenziale contenuto,  ecco che ognuna di esse potrà contribuire al tanto auspicato progresso civile e sociale della città.

Insomma, ricordare Tonino discutendo anche di “Mezzogiorno in cerca di politiche” ha avuto senso, il senso di un’opportunità, in un tempo complicato e complesso in cui proprio il Mezzogiorno non può permettersi di perdere l’occasione,  anche grazie al Pnrr, di mettersi al passo e ridurre  il gap con altre aree del Paese.

Nel merito, il sindaco Di Nunno avrebbe chiesto alla rappresentanza politica di questa provincia, senza distinzione di casacca, di difendere la propria  terra, la propria provincia, la propria regione, “il proprio Mezzogiorno”. Non sterili appelli, ma moniti per il concreto sostanziarsi della stessa azione politica di rappresentanza. Non avrebbe fatto sconti a nessuno nel solo interesse della sua città e della sua gente. Perché il suo “non era un amore  pavido ma passionale, non un amore calcolatore ma generoso, un amore verace, sincero.

Dall’incontro di venerdì, dall’attenzione della sala, è venuta la piacevole conferma di dover andare avanti, che non è finita qui. C’è ancora tanto, c’è altro da vivere, da progettare, da sognare.

Tonino ci ha insegnato a guardare oltre, a non fermarci di fronte alle difficoltà, e noi de “L’Irpinia”  continueremo con la tenacia, la caparbietà e la passione di sempre nel solco della sua lezione e nella consapevolezza che l’oggi va accompagnato e guidato al cambiamento, proprio in nome di quell’eredità di valori che Tonino ci ha lasciato. Valori  senza tempo, riconoscibili e riconosciuti.

*  *  *

È vero, c’è già “l’emeroteca Antonio Di Nunno” ma sempre dall’attenta  platea di venerdì ci è arrivata sollecitazione a suggerire di dedicare a Tonino una strada, una piazza, insomma un luogo più centrale della sua Avellino.

Ci pare di ricordare, ed esempio che al sindaco Di Nunno si deve il recupero dell’impolverato progetto dell’attuale “Città ospedaliera” e dunque legare in qualche modo il suo ricordo a quel luogo sarebbe un  riconoscimento forse dovuto.

O ancora dedicare a lui un luogo, una sala di Palazzo di Città proprio ora che il Comune si prepara a tornare nella sua sede storica di Palazzo De Peruta: sarebbe un bel modo per perpetuarne il ricordo in quella che per otto lunghi anni è stata la sua casa.

Se, poi, si decidesse di far coesistere nel ricordo le sue due grandi passioni, la città ed il giornalismo, ecco allora che, attraverso una partnership tra l’ente Provincia e l’Ordine dei giornalisti della Campania, si potrebbe dedicargli il circolo della stampa di Corso Vittorio Emanuele.

A chi ricorda o obietta che la possibilità a procedere in tal senso è soltanto dopo dieci anni dalla scomparsa del dedicatario in osservanza di una norma dello Stato, rispondiamo che la reale volontà a concretizzare una delle nostre proposte potrebbe aggirare ostacoli apparentemente difficili da superare. Staremo a vedere.

 

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