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    23/02/2024

L’occhio sulla città/Finiti nel pallone

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Massimo Rastelli e Enzo De VitoAVELLINO – L’occhio sulla città di questa settimana guarda al calcio con alcune considerazioni sul momento che sta vivendo l’Avellino. La nostra vuol essere un’analisi lucida ed obiettiva ma credeteci è davvero difficile, è  difficile scrivere questo pezzo, è difficile guardare “una classifica al contrario”, con una squadra che avrebbe dovuto occupare posizioni di vertice e che, invece, pur rimanendo ad oggi aggrappata al decimo posto, ultimo piazzamento utile per l’accesso ai play off, deve guardarsi le spalle per non essere risucchiata nella lotta salvezza, è difficile non rischiare di essere ripetitivi.

L’Avellino sembra essere al centro di un particolare gioco dell’oca per il quale ad un passo in avanti ne corrispondono sempre due indietro: alla bella e convincente vittoria casalinga contro il Crotone, infatti, sono seguite tre brucianti sconfitte, una esterna col Cerignola e due interne con Viterbese e Virtus Francavilla, dopo le quali siamo finiti nel pallone, sembriamo preda di una macchina del tempo che ci ha riportato ad osservare una squadra fragile, spenta, in balia di se stessa; il brio e l’identità di gioco, la continuità di risultati, che l’avvento di mister Rastelli sembrava aver garantito, paiono  improvvisamente persi, persi come il bandolo di una matassa che appare terribilmente intricata.

Eppure stiamo parlando dello stesso Avellino che ha fatto bene a Potenza, dello stesso Avellino che  ha fatto benissimo con il Crotone, appunto, e allora viene da chiedersi: è un problema tecnico-tattico, mentale o cos’altro?

Spesso stentiamo a comprendere certe scelte di formazione o di sostituzioni, con giocatori che restano in panchina o peggio entrano in campo quando ormai forse è troppo tardi, ma si sa, nel Paese  in cui si è un po’ tutti allenatori, a volte accade anche questo. Preferiamo, comunque, non addentrarci in giudizi tecnici.

Dai commenti degli sportivi e dei colleghi giornalisti, la maggiore responsabilità del momento delicato della squadra biancoverde è assegnata al direttore sportivo Enzo De Vito, reo di “mancanze” e/o di  una qualche superficialità in sede tanto di calciomercato estivo quanto in quello di “riparazione ” di gennaio. Si individuano, infatti,  limiti strutturali nella rosa attuale.

Ebbene, a costo di sembrare impopolari, riteniamo invece di poter affermare, seguendo da vicino le gare interne dell’Avellino, che anche quest’anno si è comunque riusciti ad allestire una buona squadra con un giusto mix tra calciatori d’esperienza e giovani atleti dal gran potenziale in prospettiva,

Per le ragioni appena espresse, pensiamo che non servano grandi rivoluzioni: l’Avellino ha in casa la soluzione per uscire dalla crisi, ripartire proprio da mister Rastelli e dal direttore De Vito.

Certo, le tre sconfitte consecutive di cui due casalinghe, per di più con squadre ampiamente alla nostra portata, non possono essere minimizzate o suonare come un preoccupante campanello d’allarme ma la mossa  più sbagliata per rimediare sarebbe azzerare di nuovo tutto, per una società che ha comunque dimostrato nei fatti di voler programmare il futuro con un progetto tecnico logicamente e giustamente immaginato a medio termine.

Il valore di Rastelli e De Vito è ampiamente dimostrato e riconosciuto anche in ambito nazionale.

Gli animi sono esacerbati, gli umori esasperati  ma non è certo il momento di distruggere o fare processi. Occorre continuare a costruire e ragionare su come ripartire preservando ciò che di buono comunque c’è. È vero, i risultati non stanno arrivando ma la chiave per ritrovarli non è certo la caccia al capro espiatorio.

Ricordiamo male o quando l’Avellino veniva promesso in serie B o addirittura sfiorava la serie A, tra gli applausi anche del pubblico di Bologna, Massimo Rastelli era l’allenatore ed Enzo De Vito il direttore sportivo?

Stando così le cose, non possiamo pensare che improvvisamente siano diventati entrambi degli “incompetenti”, bisogna essere onesti. Non sempre nella vita tutto va come dovrebbe, peccato solo  che nello sport come nel calcio il tempo per rimediare è sempre molto stretto e  complicato.

Perciò, è normale ritrovarsi un ambiente a pezzi, in cui ovviamente è  la delusione a farla da padrone ma è proprio in momenti come questo che non c’è altra medicina che la compattezza, soprattutto perché ancora nulla è perduto.

A quanto si apprende le scelte della società sembrano andare proprio nella direzione appena auspicata con la conferma sia di Rastelli (blindato da un corposo biennale), che di De Vito. almeno fino a fine stagione.

Ora tocca alla squadra, che  dovrà guardarsi dentro per indagare le ragioni di questo momento negativo, il mister, grazie al suo carisma, alla sua esperienza, alla sua concretezza e competenza dovrà girare le chiavi giuste per permetterle di giocare come sa, la  stampa e i tifosi, ognuno nel rispetto dei ruoli, dovranno contribuire a ritrovare quell’unità necessaria al raggiungimento dell’obiettivo stagionale: la promozione in serie B. Perché, in fondo , sognare non costa nulla e quando e se tutte le componenti remano nella stessa direzione ogni traguardo diventa raggiungibile…

Ancora un’annotazione: fatto salvo l’assunto che, com’è ovvio, a fine stagione si tireranno le somme e visto il citato progetto tecnico a lungo termine, immaginare  eventualmente di separare un tandem comunque nei fatti  tanto vincente, impegnerebbe evidentemente sin d’ora la proprietà nella ricerca di un nuovo direttore sportivo di livello pari o superiore rispetto all’attuale  e che, sopratutto, si impegni da subito a garantire totale sintonia con mister Rastelli. Staremo a vedere.

Ci sia consentito infine di esprimere massima solidarietà e vicinanza ai colleghi di Sport Channel 214  Marco Ingino e Titti Festa per lo spiacevole episodio che li ha coinvolti la scorsa domenica.

Marco e Titti, due colleghi ed amici che, con serietà, professionalità, competenza e quel pizzico di ironia, che non guasta mai, ci invitano nel loro “salotto ogni lunedì sera” per coinvolgerci nel racconto  e nel commento delle gesta del nostro amato Avellino.

 

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