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    20/06/2024

L’occhio sulla città/La vergogna e l’indifferenza

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita6_eliseo.jpgAVELLINO – Ora basta! Non possiamo più tollerare i continui, quasi quotidiani atti di vandalismo perpetrati a danno dell’immagine e del decoro della nostra città. Mentre scriviamo ci viene da pensare alla vergogna e all’indifferenza, sentimenti duri ma che paiono sempre più permeare un capoluogo in cui comunque ed in ogni stagione dell’anno i programmi per i giovani restano vaghi o durano lo spazio di una sera. Li si continua a vedere vagare senza meta alla ricerca di spazi aggregativi nei fatti inesistenti. Sono fermi davanti ai bar, prigionieri di un vociare quasi irreale che impedisce anche il più elementare scambio di sguardi e di parole.

Scende  la notte e  non sono ancora stanchi, non si sono fermati: seduti  a terra davanti all’ex Eliseo o meglio sotto la torre dell’ex Gil, molto probabilmente non sanno nulla di quel luogo, della storia di quel luogo e niente gli importa. Niente gli importa nemmeno della città. Si sentono vivi solo  dentro il branco, pronti a sfidare il mondo, per annegare le loro ansie, le loro paure, hanno continuamente bisogno del “baccano da sballo della musica a palla”, delle urla di “amici complici  che sono come loro”.

Non trovano altro interesse che divertirsi lordando le mura e la pavimentazione della struttura che li “ospita”, talvolta rivolgendo anche la loro attenzione ai cartelli di “area videosorvegliata” come a farsi beffa dell’avviso insito in quel segnale. Li hanno divelti e verniciati di rosso, insomma hanno fatto di tutto, hanno sfondato porte, mandato vetri in frantumi e come si ricorderà, in un passato non troppo lontano, anche bruciato le poltrone della sala cinematografica. Hanno consegnato ai marmi ed ai muri appelli sconclusionati, sconsiderati, il tutto nel grande spazio vuoto, davanti alle telecamere rigorosamente spente ,“rigorosamente cieche”.

Accesi com’è ovvio, invece, i loro telefonini pronti a  immortalare, a scaricare tutto e ad attendere migliaia di “like” dal social network di turno. Sono spavaldi, si sentono liberi, perché certi che nessuno li prenderà, si sentono padroni della notte, dominatori dei luoghi e della città ma, in fondo, sono tremendamente soli.

Di là c’è il mondo degli adulti pronti a far loro la morale ma nessuno farà nulla e loro ridono, ridono di tutto e di tutti, la notte è ancora lunga. Si spostano verso Piazza Libertà e schizzano con la vernice le sedute in marmo con ghirigori di tutti i colori. Poi arrivano in Corso Vittorio Emanuele e si divertono a scalciare e spostare le sedute in marmo, poi corrono festanti,  in  gruppo, lungo i marciapiedi.

La domanda è sempre la stessa: perché, perché accade tutto questo, perché si divertono a violentare simboli dalla nostra storia cittadina, eleggendo i social network a cassa di risonanza di tali esecrabili gesti? Per noia,  spesso spia di un disagio diffuso e forse sopito? O cos’altro?

È difficile trovare una risposta univoca che possa soddisfare la nostra curiosità: in più di un’occasione abbiamo provato a sollecitare l’intervento della scuola o della famiglia, agenzia educativa primaria nello sviluppo di una coscienza critica nei ragazzi, presupposto essenziale ad una loro piena e più corretta integrazione sociale, ma evidentemente non è bastato.

Proviamo allora a ripensare ad una vecchia proposta di legge che prevede l’inserimento nei programmi scolastici di ogni ordine e grado di ore di “educazione al sentimento”, integrata magari con ore di educazione civica, per ravvivare quel sentimento d’appartenenza, ormai sempre più sfocato nelle menti dei nostri giovani. Da non sottovalutare neppure la possibilità di un ritorno all’obbligo del servizio militare o di leva, nella necessità di un tentativo ad iniziare alla conoscenza di realtà oggi quasi del tutto estranee alle nuove generazioni.

È questo l’inizio di una strada che, se davvero percorsa, potrà permettere loro di rivendicare con fiducia il diritto di essere davvero consapevoli padroni del loro domani.

Speranzosi che presto la nostra Avellino possa tornare ad essere davvero attrattiva ed inclusiva e, senza in alcun modo avere la pretesa che ad inclusione ed attrazione debbano ad ogni costo corrispondere iniziative culturali, ci permettiamo di dare un consiglio anche ai teppistelli e/o writers d’occasione: perché non convogliare le vostre energie in iniziative volte a migliorare l’ambiente che viviamo, i luoghi che abitiamo?

Nell’attesa, perché non intervenire con sanzioni esemplari a danno dei colpevoli: quando e se individuati in flagranza si imponga loro un impiego coatto di una qualche utilità sociale; ad esempio provvedere almeno alla totale ripulitura delle mura, delle sedute o della pavimentazione lordate o ancora prevedere un risarcimento dei danni.

Potrebbe essere un buon inizio, potrebbe rivelarsi un buon deterrente. Staremo a vedere, sempre accompagnati da quell’etica della responsabilità che guida il nostro lavoro settimanale e che ci obbliga a non essere mai indifferenti.

 

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