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    29/02/2024

L’occhio sulla città/Il Provinciale racconta l’Irpinia

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Il complesso monumentale dell'ex carcere borbonicoAVELLINO – “Affascinante, nobile, indomabile, indipendentemente, misterioso e con uno smisurato senso della famiglia”. Sembrerebbe il ritratto di un eroe omerico o di una divinità dell’Olimpo e invece no, sono i tratti portanti del lupo, il simbolo incontrastato di una terra forte e fiera come lui, l’Irpinia, a cui la nota trasmissione Rai “Il Provinciale”, condotta  da Federico Quaranta, ha reso omaggio la  scorsa domenica  30 aprile.

Un viaggio intenso,  curioso e coinvolgente che, senza cedere alla facile retorica, con gusto, garbo,  serietà, competenza, e con compagni che non faticano ad integrarsi con disinvoltura nella narrazione di contesto, accompagna lo spettatore a vivere emozioni che coinvolgono tutti i suoi sensi immersi tra natura incontaminata, scorci straordinari e che si ravvivano anche attraverso una profonda spiritualità.

Si parte  dai Monti del Partenio per giungere all’abbazia di Montevergine (che, peraltro, il prossimo ventotto maggio compirà ben novecento anni) e poi  a quella  del Goleto. Non può mancare la musica: il programma ci restituisce la genesi del madrigale, nato nella Valle del Calore, ad opera di Carlo Gesualdo, il “Principe dei musici”. Nel merito non manca una tappa a Gesualdo  con il suo castello.  L’Irpinia è  terra di grandi vini  e di buon cibo: doveroso, dunque incamminarsi verso la scoperta delle sue  rinomate cantine e delle gustose ricette della tradizione.

Il viaggio prosegue con la visita a  Rocca San Felice con la Mefite, a Calitri e a Conza della Campania con la sua diga. Infine lo spettatore è accompagnato “a godere del respiro della storia in un luogo che andrebbe vissuto quasi in silenzio”: il carcere borbonico di Avellino.

Voluto da re Ferdinando I d’Austria, progettato 1826, fu iniziato e terminato a metà del secolo diciannovesimo. Il complesso ha svolto la funzione di carcere fino al 1987: “un vero e proprio forziere contenente storie di detenzione e castigo” che oggi si apre ad una nuova diversa dimensione, quella culturale, divenendo uno dei poli museali più importanti di tutta la Campania.

Insomma, dal “Provinciale” emerge una narrazione che restituisce la tenacia, il dinamismo semplice e la determinazione di un popolo che ha sempre saputo rinascere, ripartire dalla disperazione, senza mai lamentarsi troppo. Un antidoto contro la sfiducia dello spopolamento per assicurare piuttosto un futuro ai nostri paesi, alle nostre città e per far sì che contemporaneità non significhi solo farsi dominare dalla tecnologia ma torni a rappresentare soprattutto la compresenza tra passato e presente pensando al futuro.

“Il Provinciale” inoltre  offrirà anche l’occasione per conoscere la suggestiva storia dei  “femmenielli”. Occasione, che avrebbe potuto ampliarsi con un doveroso accenno alla riattivazione, a scopo turistico, della storica tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio. Ma tant’è. Siamo  certi, si saprà darle l’attenzione che merita in un prossimo appuntamento.

Per chi avesse perso la diretta, rimandiamo alla piattaforma RaiPlay. Ne vale davvero la pena, Buona visione.

 

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