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    14/06/2024

L’occhio sulla città/Il passato per sostenere il presente e disegnare il futuro

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Calcio10_cstam.jpgAVELLINO – Dopo una settimana di assenza terna l’occhio sulla città  e guarda al calcio, con alcune considerazioni sulla passata stagione ma soprattutto con le prime nostre impressioni sull’avvio del “nuovo corso” dell’Avellino.

La nostra cercherà di essere, come sempre, un’analisi lucida ed obiettiva: vogliamo essere chiari sin da subito. Abbiamo apprezzato e condiviso la linea del silenzio adottata dalla società immediatamente dopo la fine del campionato, a nostro avviso necessaria per non farsi travolgere dall’onda emotiva del momento ed assumere scelte e decisioni meditate e ben ponderate, di sicuro però  non ci aspettavamo un silenzio durato ben cinquantaquattro giorni, ma tant’è.

Se ci chiedeste di racchiudere in un titolo la passata stagione dei biancoverdi lo faremmo senza esitare pensando a “la grande vergogna”: in fondo abbiamo per lo più osservato una “classifica al contrario”, con la squadra  che avrebbe dovuto occupare posizioni di vertice ed invece si è trovata ed essere addirittura risucchiata nella lotta salvezza. Salvezza, peraltro, raggiunta esclusivamente per demeriti altrui, con un rendimento complessivo nettamente al disotto delle nostre potenzialità ed aspettative.

L’Avellino è apparso al centro di un particolare gioco dell’oca per il quale ad un passo avanti ne corrispondevano quasi sempre due indietro: ci torna alla mente, ad esempio,  la bella e convincente vittoria  casalinga contro il Crotone ma anche le brucianti sconfitte, una esterna col Cerignola e due interne con Viterbese e Virtus Francavilla, dopo le quali siamo letteralmente  “finiti nel pallone”, preda di una macchina del tempo che ci ha riportato ad osservare una squadra spenta, fragile, in balia di se stessa: il brio e la continuità di risultati che  l’avvento di mister Rastelli sembrava aver garantito si sono improvvisamente perduti, sono progressivamente svaniti, insomma, principi di gioco che pure apparivano ben collaudati e recepiti.

Allora viene da chiedersi: si è trattato di un problema mentale, tecnico-tattico, di condizione atletica o  di cos’altro? Interrogativi, perplessità, curiosità probabilmente destinate a rimanere inevase, ma forse è giusto così.

Non nascondiamo che durante la stagione spesso abbiamo faticato a comprendere anche alcune scelte di formazione o di sostituzioni, con giocatori che entrano in campo quando ormai è troppo tardi, ma si sa, nel Paese in cui si è un po’ tutti allenatori accade anche questo…

Dai commenti degli sportivi e dei colleghi giornalisti emerge che le maggiori responsabilità della debacle dei lupi è da attribuire al direttore sportivo Enzo De Vito, reo di “mancanze” nel calciomercato  estivo e di  una qualche “superficialità” in quello  di “riparazione” di gennaio.

Si individuano, infatti, limiti strutturali nella rosa. Per non parlare delle responsabilità attribuite a mister Rastelli, reo di aver progressivamente perso il polso dello spogliatoio. Ebbene, se per un verso sentiamo di comprendere lo scetticismo legato ad un atteggiamento spavaldo e un po’ sopra le righe del tecnico partenopeo, dall’altro riteniamo di poter affermare, avendo seguito da vicino le partite dell’Avellino, che anche quest’anno si era comunque riusciti ad allestire una buona squadra, con un giusto mix tra calciatori d’esperienza e giovani atleti dal gran potenziale in prospettiva. Esiste perciò, a nostro avviso, una buona base da cui ripartire anche nella  prossima stagione: le scelte, com’è ovvio toccheranno, in un lavoro sinergico, a proprietà, area tecnica ed allenatore. All’area tecnica come all’allenatore, inoltre toccherà , anche l’onere della ricerca di elementi nuovi ed il più possibile funzionali al “progetto tecnico-tattico del nuovo Avellino”.

La delusione ha lasciato spazio al pronto riscatto, ciò che è accaduto deve servirci da sprone perché nel calcio come nello sport non ci si deve mai accontentare, come sottolineato in più di un nostro sguardo sull’argomento, il partecipare lasciamolo allo “sportivo” Pierre de Coubertin. Insomma: “il passato per sostenere il presente e disegnare il futuro”.

Per la verità, la scelta della società di strutturarsi diversamente e forse ancora meglio, affidando la direzione dell’area tecnica ad una figura di grande esperienza e di riconosciute  ed indiscutibili capacità di mediazione come Giorgio Perinetti sembra andare  proprio nella direzione appena auspicata, la progettualità e la solidità economica garantita dalla società farà il resto.

È giusto sottolineare, nel merito, la volontà espressa dalla  proprietà, di regalare alla città, in un futuro non troppo lontano il ritorno in  serie A.

Una volontà corroborata anche dal progetto di costruzione, in tempi relativamente brevi di uno stadio di proprietà. Staremo a vedere, con la possibilità di un prossimo nostro sguardo d’approfondimento sull’argomento, ricordando, peraltro come già avemmo ad affrontare il tema nello sguardo dell’otto maggio 2021.

Avremmo immaginato che il “nuovo corso” dell’Avellino dovesse prevedere anche un cambio di guida tecnica, ma tant’è. D’altra parte, il valore di mister Rastelli è dimostrato e riconosciuto anche in ambito nazionale. È lo stesso Rastelli che ci ha condotto a sfiorare la serie A  contro il Bologna: quella traversa di Castaldo al Dall’Ara, ancora vibra e ancora grida vendetta e dunque non possiamo pensare che improvvisamente sia diventato un ”incompetente”.

La conferenza stampa di venerdì sedici giugno ci ha consegnato un responsabile dell’area tecnica, già perfettamente calato nella sua nuova realtà di lavoro e pronto a raccogliere la sfida, un presidente D’Agostino sincero ed in buona fede ed un tecnico che,  riconfermato, sarà  chiamato ad una doppia responsabilità: quella  di doversi riabilitare agli occhi di una piazza che in gran parte gli ha voltato le spalle e a quella di un pronto riscatto anche personale, guidando e plasmando,  senza arroganza e senza presunzione, un Avellino nuovamente vincente.

Un indubbio vantaggio in tal senso, è rappresentato dal fatto che, a differenza dello scorso anno, mister Rastelli sarà al timone della squadra biancoverde  sin dalla partenza del ritiro precampionato.

Le premesse, dunque, sembrano esserci tutte, la società ha impresso l’agognato cambio di passo. Ora tocca a noi: stampa  e tifosi si compattino, ed ognuno nel rispetto dei ruoli, contribuisca  a quell’unità necessaria per quelle  vittorie propedeutiche al raggiungimento dell’obiettivo stagionale: la promozione in serie B, perché sognare non costa nulla. In  fondo, sono proprio solide fondamenta a rappresentare la garanzia per solide speranze. Buon lavoro mister Rastelli, buon lavoro direttore Perinetti e…ovviamente sempre viva li lupo!

 

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