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    23/02/2024

L’occhio sulla città/L’incultura del rispetto

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L'ex Gil-EliseoAVELLINO – Lo scorso lunedì l’aver passeggiato tra Corso Europa e Via Roma e l’aver sostato  nei pressi dell’ex Eliseo, sempre più simile alla terra di nessuno eletta da chi il cui “obiettivo” è solo la ricerca dell’effimero, ha suscitato un moto di sdegno alla mancanza di rispetto e di responsabilità che circonda quel luogo. Mentre scriviamo pensiamo alla vergogna e all’indifferenza, sentimenti duri ma che paiono permeare un capoluogo in cui, in qualunque stagione dell’anno, i programmi per i giovani restano vaghi o durano lo spazio di una sera. Li si continua a vedere vagare senza meta alla ricerca di spazi aggregativi nei fatti inesistenti, sono fermi davanti ai bar prigionieri di un vociare quasi irreale che impedisce anche il più elementare scambio di sguardi e di parole.

Scende la notte, non sono ancora stanchi: seduti a terra davanti all’ex Eliseo o meglio  alla torre dell’ex Gil, molto probabilmente non sanno nulla di quel luogo, della storia di quel luogo e nemmeno gli importa saperlo, niente gli importa nemmeno della città, delle responsabilità che hanno o dovrebbero avere. Si sentono vivi solo dentro al branco, pronti a sfidare il mondo, per annegare le loro ansie, le loro paure, hanno continuamente bisogno del “baccano della musica a palla”, delle “ urla di amici complici che sono come loro”.

Non trovano altro interesse che lordare le mura e la pavimentazione della struttura che li “ospita”, talvolta rivolgendo le loro attenzioni ai cartelli di “area videosorvegliata” come a farsi beffa dell’avviso insito in quel segnale, li hanno divelti e come si ricorderà, anche pitturati di rosso, insomma hanno fatto di tutto, mandato vetri in frantumi o in un passato non troppo lontano, bruciato le poltrone della sala cinematografica.

Continuano a consegnare ai muri ed ai marmi appelli sconclusionati, sconsiderati, il tutto nel grande spazio vuoto davanti alle telecamere a quanto pare ancora e sempre rigorosamente spente, “rigorosamente cieche”.

Accesi, molto spesso invece, i loro telefonini pronti a immortalare e a registrare tutto ed attendere il “like” del social network di turno. Sono spavaldi, si sentono liberi perché certi che nessuno li prenderà. Si sentono padroni della notte, dominatori dei luoghi e della città ma in fondo sono tremendamente soli.

Di là c’è il mondo degli adulti pronti a far loro la morale ma nessuno farà nulla e loro ridono, ridono di tutto e di tutti, la notte è ancora lunga e corrono festanti in gruppo lungo i marciapiedi del centro.

La domanda è sempre la stessa: perché, perché accade tutto questo, perché i ragazzi si divertono a violentare simboli della nostra storia cittadina, eleggendo i social network a cassa di risonanza di tali esecrabili gesti? Per noia, spesso spia di un disaggio diffuso e forse sopito? Per ignoranza (mancanza di conoscenza) o cos’altro?

È difficile trovare una risposta univoca che possa soddisfare la nostra curiosità: in più di un’occasione abbiamo provato a sollecitare l’intervento della scuola o della famiglia, agenzia educativa primaria nello sviluppo di una coscienza critica nei ragazzi, presupposto essenziale ad una loro piena e più corretta integrazione sociale ma evidentemente non è bastato.

Ci è capitato, poi di far cenno ad una vecchia proposta di legge che prevede nelle scuole di ogni ordine e grado l’inserimento di ore di “educazione al sentimento”, integrata con l’educazione civica, per ravvivare quel sentimento d’appartenenza, ormai sempre più sfocato nelle menti delle nuove generazioni.

Ma l’attualità di queste ore ci consegna l’entrata in vigore della legge che sanziona gli “eco-vandali”. Sebbene la legge appena approvata si rivolge in primo luogo ad ambientalisti e/o ad organizzazioni ambientaliste che per rendere note le loro ragioni e le loro intenzioni, con gesti estremi giungono a offendere le facciate di luoghi come  la sede del Senato della Repubblica o  Palazzo Vecchio a Firenze, apprendiamo che d’ora in avanti chiunque deturpi, imbratti, distrugga  o renda in tutto o in parte inservibili o infruibili beni culturali o paesaggistici o monumenti storico-culturali, pagherà di tasca propria.

Le sanzioni variano dai ventimila euro ai sessantamila euro. Si prevede addirittura il carcere per chiunque deturpi, imbratti, distrugga o renda in  tutto o in parte inservibili o infruibili beni mobili ed immobili specie durante manifestazioni pubbliche.

Ora, se l’ex Eliseo e l’ex Gil rientrano nella fattispecie di legge, le istituzioni si facciano carico dell’individuazione dei responsabili e procedano ad imporre loro l’espletamento delle sanzioni previste. È una battaglia di civiltà di cui avevamo bisogno.

In  attesa che quanto auspicato possa trovare  concretezza nei fatti, ci permettiamo di dare un  consiglio  a questi ragazzi: perché non provare a convogliare le proprie energie in iniziative volte a migliorare l’ambiente che viviamo, i luoghi che abitiamo?

In fondo, tutti abbiamo o dovremmo avere l’impegno a  immaginare, costruire, custodire e lasciare una città sempre migliore. Trasmettiamoci messaggi di rispetto e di amor proprio prima di tutto: è questo l’inizio di una strada che se davvero percorsa, potrà permettere alle nuove generazioni di rivendicare, a buon diritto e con fiducia, di essere davvero consapevoli  padroni del loro domani.

Noi, dal nostro canto, saremo sempre accompagnati da quell’etica della responsabilità che guida il nostro lavoro settimanale e che ci obbliga a non essere mai indifferenti.

A margine: la  sera dello scorso lunedì “un rombo di tuono” ha scosso  il nostro cielo, “la Sardegna e poi l’Italia hanno dovuto dire addio ad uno dei loro monumenti più belli,” simbolo di un altro tempo, di un altro calcio, un calcio più autentico, e in cui, forse, il bello durava di più.

Tutto quello che si è detto ed oggi si dice di lui non è tipico esercizio di retorica, che pure non si nega a chi ci lascia, è semplicemente verità.

Gigi Riva resterà indimenticabile per chi lo ha conosciuto solo attraverso i racconti dei padri, dei nonni, per chi ha ammirato le sue gesta con il pallone tra i piedi e per coloro che hanno avuto la fortuna di averlo accanto come capo delegazione in Nazionale.

La sua onestà, il suo sorriso contagioso, la sua dignità, i suoi modi sempre pacati e gentili,  il suo esempio gli hanno fatto guadagnare l’affetto, la stima ed il rispetto di tutti, proprio di tutti, anche di coloro che non amano il calcio. Ci mancherà. Resterà il boato della folla ed il suo nome urlato al cielo.

 

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