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    20/06/2024

Addio a Pasquale Mupo, un grande del calcio avellinese

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Pasquale MupoAVELLINO – Si svolgeranno questo pomeriggio alle 16.00, presso la chiesa del Rosario di Corso Vittorio Emanuele, i funerali di Pasquale Mupo, grande del calcio avellinese, cresciuto nelle giovanili dell’Inter ai tempi di Karl Lennart Skoglund, attaccante di nazionalità svedese.

Pasqualino, come le chiamavano tutti, fratello di Carlo - scomparso nel marzo dello scorso anno, che ha giocato nella massima serie ed è stato ds dell’Avellino ai tempi d’oro della serie A - è stato un protagonista delle celebrazioni del centenario del Teramo calcio tra le cui file ha militato per ben cinque anni mettendo a segno tantissimi gol. Per un ricordo di Pasquale Mupo riproponiamo ai nostri lettori l’articolo di Antonio Carrino apparso sul nostro giornale il 14 gennaio del 2015.

Alla moglie, signora Diana Beaverback, ai figli Davide e Annalisa, ai fratelli Mario e Tonino, alle sorelle Anna, Celeste e Giovanna, ai nipoti, ai parenti tutti giungano le condoglianze più sincere da parte del giornale L’Irpinia.

*  *  *

“Giocatore simbolo dei 100 anni del calcio teramano”. Chi è costui e che c'entra con Avellino e l'Irpinia, si chiederanno in molti. C'entra e come. Il calciatore simbolo è un avellinese purosangue: Pasquale Mupo, per gli amici Pasqualino, noto tra coloro che hanno superato gli...anta per le inimitabili doti calcistiche, ma rinomato – e questa volta a ricordarsene sono anche le giovani generazioni – per le sue favolose “pizze” (e non solo).

Ma partiamo dal calcio. Il Teramo ha festeggiato qualche settimana fa 100 anni di vita con una manifestazione intitolata “La favolosa biancorossa” (i colori sociali per gli amici dell'Abruzzo hanno ancora un valore in tempi in cui molte società, anche di rango, li stanno dismettendo per assecondare le bislacche creazioni della moda sportiva!). In quell'occasione a Pasquale Mupo – che aveva vestito la casacca teramana dal 1955 al 1960 – è stata consegnata dal presidente del sodalizio, Luciano Campitelli, la maglia numero 9 con la quale il talentuoso attaccante avellinese aveva messo a segno uno caterva di reti, tanto da essere ricordato ancora oggi dai tifosi del club abruzzese come un autentico bomber.

Pasqualino approdò in terra d'Abruzzo dopo che aveva giocato nelle giovanili dell'Inter, dell'Avellino e nel Foggia. I primi calci al pallone Pasqualino li aveva dati negli anni dell'immediato dopo guerra, quando Avellino presentava ancora le vistose ferite dei bombardamenti; il terreno di gioco per i ragazzi era uno spiazzo antistante l'allora macello comunale. Lì si giocava con una palla fatta di stracci. A delimitare la porta c'era un cumulo di pietre di tufo prese dai vicini palazzi sbriciolati dalle bombe. E su quel campetto improvvisato Pasqualino era  una star, tanto che nel 1948, a soli 14 anni già fu scelto per indossare la casacca della Libertas Avellino, un sodalizio prestigioso che spadroneggiava sui campi da gioco anche fuori dai confini provinciali.

E  a notarlo proprio in una gara extra regionale furono gli osservatori dell'Inter. Pasquale – era l'anno 1950 – fu ingaggiato dalla squadra meneghina. Vitto, alloggio e 6 mila lire al mese. La favola di Mupo iniziò così. A Milano, giovanissimo, giocò a fianco di campioni strepitosi: Lorenzi detto Veleno, Skoglund, Nyers, il portiere Ghezzi e tanti altri, dai quali apprese molto.  L'Inter, per fargli fare le ossa, lo prestò al Forlì, squadra militante in quarta serie. Con lui in quell'anno (era la stagione 1951-52) giocavano due persone che negli anni a venire sarebbero diventate famose, uno nel settore radiofonico e l'altro in quello della dirigenza sportiva. Sandro Ciotti e Italo Allodi.

Ciotti era ospite fisso nel ristorante di Pasquale Mupo quando “scendeva” ad Avellino per effettuare la radiocronaca delle partite dell'Avellino. La permanenza in Romagna durò soltanto una stagione. L'Inter lo richiamo alla sua corte per cederlo, qualche anno dopo, al Foggia. In terra dauna Pasquale giocò insieme al fratello Carlo, roccioso difensore che militò per sette anni di fila nel Bari e successivamente nella Reggina, per diventare poi  dirigente di spicco in club prestigiosi e in  organismi sportivi a carattere nazionale. Da Foggia Pasqualino fece le valige per Teramo, città in cui - come detto - mise radici. D'altronde, era come giocare in casa visto che anche lo stadio teramano si chiamava “Piazza d'Armi”, lo stesso nome del campo avellinese sul quale il Nostro aveva iniziato la carriera.

Un'altra stagione prestigiosa Pasquale Mupo la visse a Pescara dove realizzò 7 reti in 19 partite. Nel 1961, Pasqualino sbarcò nella valle dei templi per militare nella gloriosa squadra dell'Akragas. Purtroppo ad Agrigento ebbe fine la prestigiosa carriera dell'atleta avellinese. Pasquale in un incidente di gioco riportò la rottura del tendine di Achille. Fu costretto ad appendere le scarpette al chiodo, ma non si scoraggiò. Ben presto mise le mani in pasta. In quella soffice della pizza. Insieme al fratello Mario aprì un'accorsata pizzeria annessa a un favoloso ristorante. Sulla pizzeria a sorvegliare c'era l'occhio vigile e attento del padre “Totonno 'o pizzaiuolo”, il quale aveva appreso l'arte di fare pizze presso una famosa bottega del Napoletano che annoverava tra i suoi clienti  addirittura il principe di Piemonte. E Totonno, nonostante fosse in là con gli anni, spesso non disdegnava di stendere, con le sue ancora agili mani, leggendarie “margherite”. Il ristorante di Pasquale – che tra i tavoli era affiancato dall'affabile moglie Diana, nata al di là della Manica in terra d’Albione – divenne la mèta preferita di tantissimi protagonisti del mondo del calcio, soprattutto nei due lustri in cui l'Avellino militò nella massima divisione. Per tutti basti citare il pibe de oro, Diego Armando Maradona.

Ora a  Pasquale Mupo – che ha valicato la soglia degli ottanta anni, portati alla grande – è giunto un meritato riconoscimento: il Teramo calcio lo ha collocato al vertice tra gli atleti che hanno vestito la casacca biancorossa. Auguri Pasqualino.

 

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