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    20/10/2026

Il 2012 annus horribilis della giustizia irpina

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Il tribunale di AvellinoAVELLINO – L’annus horribilis della giustizia irpina volge al termine. Il bilancio finale consegna prospettive molto incerte e preoccupanti. Lo smembramento e l’accorpamento delle sedi giudiziarie sembra ormai inevitabile. L’agonia dei Tribunali di Ariano Irpino e Sant’Angelo dei Lombardi durerà ancora cinque anni, durante i quali i rispettivi Palazzi di Giustizia continueranno ad ospitare ancora giudice e avvocati, ma non si comprende per quali tipi di controversie. Su questo punto, infatti, il decreto “taglia-tribunali” è molto criptico.

È, però, verosimile che nelle sedi soppresse saranno ancora celebrate le cause civili e penali di minor rilievo, mentre tutte le altre saranno dirottate – rispettivamente – a Benevento e ad Avellino. In realtà, la prossima fine dell’esperienza del governo Monti potrebbe riaprire la partita, quantomeno rispetto ai tempi di attuazione della riforma. È nota, infatti, l’ostinazione (virtuosa, secondo alcuni) con cui il ministro “tecnico” della Giustizia, Paola Severino, ha sollecitato la soluzione del problema in tempi rapidi. Ora che i politici si apprestano a riprendere le leve del comando, momentaneamente affidate ai tecnici, potrebbero cambiare le carte in tavola. In prossimità delle elezioni e, soprattutto, in campagna elettorale, la politica del campanile travolge tutte le buone intenzioni di chi vorrebbe razionalizzare le risorse pubbliche e, viceversa, tagliare i rami secchi della macchina amministrativa. Da questo punto di vista è assai istruttiva la vicenda della soppressione e dell’accorpamento delle Province, che sembra sempre meno imminente.

E, tuttavia, in attesa della sospirata proroga dei tagli alle sedi giudiziarie gli addetti ai lavori sono ancora alle prese con i complessi problemi che hanno segnato il 2012 della giustizia irpina. Il primo fra tutti è quello dell’edilizia giudiziaria. La prospettiva dell’accorpamento del Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi a quello di Avellino ha reso ancor più urgente l’esigenza di sopperire alle gravi deficienze del Palazzo di Giustizia di Piazza De Marsico.

Giudici, avvocati ed operatori del settore sono unanimemente concordi nel ritenere che l’attuale sistemazione è assolutamente insufficiente a garantire il regolare svolgimento delle funzioni giudiziarie. I lavori di sistemazione del primo piano dell’edificio non hanno inciso più di tanto sulla soluzione del problema. Resta, quindi, il rebus sull’eventuale dislocazione degli uffici giudiziari. La questione si pone, anzitutto, su una scelta di fondo: abbandonare del tutto l’edificio o trasferire altrove solo una parte degli uffici?

Nel primo caso, scartata definitivamente l’ipotesi di costruzione di una cittadella giudiziaria in periferia, restano due le opzioni: la caserma Berardi e il vecchio ospedale. In entrambi i casi, però, l’ubicazione degli uffici giudiziari non sarebbe indolore e comporterebbe l’impiego di ingenti risorse finanziarie che, allo stato, non sembrano disponibili né a livello nazionale né tantomeno a livello locale. Anche per questo motivo nell’anno che sta finendo, e soprattutto negli ultimi mesi, sta prendendo il sopravvento la seconda opzione. Già una consistente parte degli archivi del Palazzo di Giustizia è stata trasferita nell’adiacente carcere borbonico. Una parte degli uffici, invece, sarà dislocata in tempi brevi presso la sede dell’ex distretto militare, anch’essa adiacente al Palazzo di Giustizia.

 

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