AVELLINO – Oltre 300 bombe-carte e 5 quintali di fuochi vietati sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza di Avellino nell’ambito di un’attività di controllo, in questo periodo di festività natalizie e di fine anno, finalizzata sia alla prevenzione (attraverso la verifica, presso gli esercenti abilitati alla commercializzazione di artifizi pirotecnici e prodotti esplodenti, del possesso di specifiche licenze amministrative) sia alla repressione (attraverso la ricerca di illiceità relative alla corrispondenza tra prodotto posto in vendita e quanto previsto dall’autorizzazione e, ancora, all’individuazione di depositi illegali). Denunciate, inoltre, all’autorità giudiziaria cinque persone che dovranno rispondere dei reati di detenzione e omessa denuncia di materiali esplodenti senza le prescritte autorizzazioni nonché di fabbricazione, vendita e trasporto di fuochi d’artificio non classificati. Il sequestro operato dalla Guardia di Finanza, il primo in provincia di tali ordigni, lungi dal rappresentare un risultato finale, costituisce solo il primo segnale in senso repressivo del generale piano di controllo e presenza sul territorio.
In tale contesto, gli uomini del nucleo mobile della compagnia di Avellino, agli ordini del tenente Del Vecchio, hanno proceduto al sequestro di 212 ordigni esplosivi di fabbricazione artigianale, illegalmente trasportati e detenuti; contemporaneamente, il nucleo di polizia tributaria delle Fiamme Gialle effettuava un altro consistente sequestro di 120 “cipolle”.
Da giorni i finanzieri pattugliano le strade della provincia controllando camion e furgoni e setacciando strade principali e secondarie: così, nella notte a cavallo tra giovedì 27 e venerdì 28 dicembre, sono state eseguite tre distinte operazioni in territorio irpino che hanno portato alla scoperta di bombe carta, tipo “cipolle”.
A seguito di un’attenta ed articolata attività investigativa sono stati individuati e sottoposti a perquisizione dei depositi abusivi ove, verosimilmente, potevano essere detenute materiali esplodenti. In particolare, si procedeva ad eseguire apposita perquisizione presso un box cantina, che ha portato al rinvenimento di 97 manufatti artigianali tipo “cipolle”. Inoltre, in un altro box auto venivano rinvenute altre 115 “bombe carta”. Complessivamente venivano così sequestrati 212 ordigni, per un peso totale di kg 32,700.
L’opera delle Fiamme Gialle è valsa, se si tiene conto di dove erano custoditi questi fuochi pericolosi, a scongiurare quella che sarebbe potuta essere una vera e propria strage. In entrambi i casi, infatti, gli ordigni erano situati in garage posti in complessi condominiali ad elevata densità abitativa. Il quantitativo in questione avrebbe potuto così cagionare danni notevoli alle palazzine stesse, nonché a quelle adiacenti. Sarebbe potuta infatti bastare una scintilla, uno scoppio non
controllato, per determinare danni irreparabili a persone e cose nelle vicinanze dei depositi. Denunciati a piede libero, al termine delle indagini, due soggetti, di anni 23 e 21 anni, resisi responsabili dei reati di detenzione di materie esplodenti senza le prescritte autorizzazioni (ai sensi dell’articolo 678 del codice penale), di omessa denuncia di materiali esplodenti (articolo 679 del codice penale) e di fabbricazione/vendita/trasporto di fuochi d’artificio non classificati (articolo 53 del Tulps (Testo unico sulle leggi di pubblica sicurezza).
Il terzo sequestro, poi, è stato effettuato dai militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Avellino che, dopo aver notato un soggetto che riponeva una busta di plastica all’interno di un garage con fare furtivo, prima lo fermavano e lo individuavano, poi effettuavano una perquisizione presso la sua abitazione dove venivano rinvenute altre 120 cipolle.
Nella serata, nel capoluogo, lo stesso Reparto sequestrava altri 9000 artifici pirotecnici vietati, pari a 4 quintali, mentre la tenenza di Baiano rinveniva altri 6000 fuochi vietati, pari a circa 100 Kg., e denunciava un altro soggetto.
L’attuale crisi ha determinato nell’anno in corso una flessione delle vendite di materiale pirico al pubblico. Ciò, ha spinto ed alimentato ulteriormente un mercato parallelo di tali manufatti che, confezionati in forma artigianale, si presentano alla vista come un cartoccio in carta da imballaggio, sagomato a cilindro, riempito con una notevole quantità di polvere da sparo (circa 150-200 grammi), chiuso ad una estremità e dotato all'altra estremità di una miccia che fa da innesco e la cui lunghezza regola il ritardo nell'esplosione. Tale pratica di costruire, prima, e di utilizzare, poi, una bomba carta, è un'operazione semplice, ma pericolosa al tempo stesso, sia dal lato del fabbricatore che dal lato dell’utente finale. Può succedere, infatti, che forti scariche elettrostatiche e manipolazioni inesperte possano far esplodere l'ordigno nelle mani di chi lo fabbrica. Anche l'utilizzo di questo tipo di “bomba” è un'operazione molto rischiosa, dato che la stessa natura artigianale dell'ordigno, non dà garanzie sulla lunghezza della miccia, sulla sua qualità e rapidità di combustione, il tutto, connesso anche all’elevato grado di potenzialità offensiva che è capace di sprigionare col suo innesco.




