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    18/10/2026

È scomparso Carmine Pericolo, l’ultimo cronista di nera

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Carmine PericoloAVELLINO - In fondo ci ha preso in giro fino alla fine, come solo lui sapeva fare. Sempre più esperto di tutti, a spiegare ai suoi "guaglioni" di redazione questo e quello, a nascondere stavolta anche la fine che si avvicinava e che lui cercava di allontanare, innanzitutto perché non voleva lasciare una famiglia che amava allo spasimo, e che lo adorava.

Si lamentava ogni tanto con platealità, certo. Aveva paura, questo sì. Ma dentro non aveva mai perso la speranza di vincere la malattia, di dominarla come le tante difficoltà che aveva incontrato nella  vita, e che affrontava con un mix di indomita e paradossale, coraggiosa e controversa forza.

Burbero di fuori, ma generoso assai. Introverso quasi per tutti, ma con il cuore grande nei confronti di chi stimava, perché da cronista di razza sapeva distinguere i fatti dalle apparenze, e pure le persone vere dai bluff. Il Mattino di Corso Europa la sua seconda casa, qui veniva a trascorrere qualche ora anche da pensionato, perché aveva il senso della redazione, gli piaceva respirare quell'aria, ed anche se litigava con tastiere e monitor, lui che veniva dalla macchina da scrivere, era diventato un "vecchio" che faceva da chioccia a tutti. E che bisognava rispettare, a prescindere.

Piangiamo Carmine Pericolo, ultimo cronista di nera della "vecchia" generazione irpina, lui che ci ha insegnato a leggere mattinali e a contattare forze dell'ordine, che sapeva metterti in croce per ricordarti che senza "giro di nera" il cronista non si fa, lui che brontolava, magari faceva finta di non conoscerti e non ti salutava, ma poco dopo veniva ad abbracciarti e a chiederti della moglie, dei figli.

Carmine, a 75 anni, sapeva sentirsi ancora vivo, giornalista con il senso della notizia, che incrociava gente e sapeva fatti, che sapeva pure prenderti in giro mettendoti alla prova, e che ci ha insegnato come anche in un manifesto funebre ci fosse una notizia. Ora che abbiamo letto il suo dobbiamo abituarci alla realtà della notizia. E quel vecchio brontolone che ci ha cresciuto ad Avellino, che mi chiedeva ogni volta come mi trovassi a Caserta, e come stavano le mie "criature", che domandava di Lello a Benevento, e seguiva Generoso e gli altri ad Avellino, che chiamava al Mattino di Napoli dando solo il nome - "so' Carmine" - sicuro sempre che il cognome non servisse, continuerà a mancarci sempre di più, in redazione. Perché Carmine era certo che le redazioni avessero bisogno di un'anima. Ecco perché non lo dimenticheremo, abbracciando oggi la sua amata Maria, i figli Marinella e Antonella, Pierluigi e Gianvito: sono rimasti il suo "articolo" migliore, la prova di una vita vissuta bene, intensamente."

*Responsabile Il Mattino di Caserta

 

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