AVELLINO – Dal dottor Ugo Longobardi, avellinese, medico presso l’ospedale di Arezzo, riceviamo e pubblichiamo:
Egregio direttore, Le scrivo per condividere con Lei ed i Suoi lettori le mie considerazioni sulla sicurezza stradale in città. Non posso scrivere “la mia città” in quanto, pur essendo avellinese di nascita ed avendoci vissuto i miei primi venti anni , ho lasciato la mia città natale più 40 anni fa per motivi prima di studio e poi di lavoro.
Recentemente sono tornato ad Avellino per un paio di giorni di vacanza e mancandoci da diverso
tempo ho potuto osservare alcune novità sulla “sicurezza stradale” del capoluogo irpino. La prima è stata il tunnel che da piazza Macello (so che ormai non si chiama più così, ma mi consentirà un briciolo di nostalgia per l’Avellino che non c’è più) porta al rione Mazzini. Più che di un tunnel si tratta di un vero e proprio attentato alla salute di paraurti, pneumatici, ammortizzatori e cerchioni oltre che a quella della colonna vertebrale dei malcapitati automobilisti che devono percorrerlo anche più volte al giorno.
Mi trovo d’accordo sul limite di velocità di 30 km orari, vista la pericolosità della doppia curva ivi presente, ma se si affrontassero davvero quei dossi (sarebbe più opportuno definirli gradini ) a trenta chilometri orari i carrozzieri sarebbero pieni di lavoro e lo stesso dicasi per gli ortopedici: per scongiurare tali costosi contrattempi si è costretti a viaggiare a non più di 10 km orari. Mi chiedo, da medico dell’emergenza, come potrebbe affrontare quei dossi una ambulanza in codice rosso che magari trasporta un traumatizzato grave: di sicuro il malcapitato paziente non si gioverà dei continui sobbalzi del mezzo di soccorso.
Si sarebbe potuto semplicemente istallare un autovelox all’ingresso della galleria per disincentivare i guidatori più spericolati a superare il limite giustamente imposto o, in alternativa, posizionare dei dossi di materiale più idoneo al passaggio delle automobili o dei mezzi di soccorso evitando il pericolo di seri danni a mezzi e persone.
Dopo le forti emozioni del transito della galleria e felice di non averci rimesso paraurti e dischi intervertebrali ho lasciato l’automobile per fare una bella passeggiata per le strade cittadine. Purtroppo mi si è presentato un altro indecoroso spettacolo: la maggioranza degli automobilisti, in sfregio al codice della strada ed alla propria sicurezza, non indossava la cintura di sicurezza.
Il top lo hanno raggiunto due giovani genitori alla guida di una minicar che non solo non indossavano le cinture di sicurezza, ma la mamma, seduta al posto del passeggero, portava in braccio una creaturina di 3-4 anni. Se fossero rimasti coinvolti in un incidente, anche un banalissimo tamponamento, quella innocente creatura avrebbe fatto da air bag alla mamma con conseguenze per la sua salute che potete facilmente immaginare.
Torniamo al titolo della mia lettera: perché due pesi e due misure? Da un lato la famigerata galleria dove si sprecano dossi e segnali di limiti di velocità senza peraltro garantire la sicurezza degli automobilisti; dall’altra un’evidente necessità che venga esercitata una più incisiva azione di prevenzione e di educazione verso chi, evidentemente, non ricorda che indossare le cinture di sicurezza è un obbligo di legge, oltre ad essere una regola di buon senso per la salvaguardia della propria salute e di chi gli sta vicino.
Ultima nota, e concludo: si auspica un controllo più severo per le strade di Avellino. Cordiali saluti
Ugo Longobardi




