AVELLINO – “Il treno si ferma in stazioncine senza capostazione, senza biglietteria. Alcune sono murate, altre distrutte dai vandali. Sempre i banditi? No, la globalizzazione. Sono i rami secchi, potati dai governatori dei flussi. In burocratese si chiamano stazioni impresenziate, astuto eufemismo per mascherare lo smantellamento. La fine dei territori comincia così, col bar e la panetteria che chiude, poi con le stazioni del silenzio. Sento che comincia il viaggio in uno straordinario patrimonio dilapidato”. Con queste belle parole di Paolo Rumiz, il 67enne giornalista scrittore triestino, inviato del Piccolo di Trieste, editorialista di Repubblica, autore di inchieste e reportage – a piedi, in bicicletta, in treno – in Italia ed in Europa, Pietro Mitrione, presidente dell’associazione in_loco_motivi, che da anni conduce appassionate battaglie a difesa delle ferrovie minori, in particolare della nostra Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, coglie l’occasione della pausa di riflessione che di solito ci si concede in occasione delle festività natalizie, per rilanciare la proposta e nel contempo la difesa di un sogno: far riaprire le ferrovie “minori”. E lo fa nel segno di un grande combattente, il premio Nobel per la pace Nelson Mandela, recentemente scomparso, di cui viene ricordato un aforisma che così recita: Un vincitore è solo un sognatore che non si è arreso.




