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    20/10/2026

Salute bene comune, Libera fa il punto sulle emergenze irpine

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Francesco Iandolo, in piedi con il microfono, referente provinciale di LiberaAVELLINO – Amianto, petrolio, acqua. Passa da qui il concetto di “salute bene comune” violentato dalle tante emergenze che Avellino e provincia presenta ormai in maniera lampante. Il coordinamento provinciale di Libera ha provato a fare il punto della situazione con associazioni e cittadini in vista della prossima assemblea regionale di Napoli dell’8 giugno. E lo ha fatto, non senza motivo, a Borgo Ferrovia, presso l’oratorio di Santa Chiara, a pochi metri dall’ingresso della fabbrica dei veleni, l’ex Isochimica.

Introdotti da Francesco “Bubba” Iandolo, all’interno della piccola chiesa si sono succeduti i diversi interventi dei rappresentanti di realtà associative accomunate tutte dalla salvaguardia ambientale e dalla tutela della salute pubblica. Una pluralità di voci invogliate a non tacere per amore del proprio popolo e del proprio territorio, così come recitava il documento di Don Peppe, il parroco anti camorra di Casal di Principe ammazzato il 19 marzo di venti anni fa. «Parlare di tutela dell’ambiente – dice Iandolo – significa parlare automaticamente di antimafia. Un ambito in cui la speculazione della criminalità è massiccia e violenta, la realtà regionale ce lo insegna. Non siamo qui – dice rivolto agli abitanti presenti – per mettere il cappello sulle vostre battaglie. Le vostre battaglie sono anche quelle di Libera, vogliamo creare un dialogo costruttivo tra le varie emergenze. Non soltanto memoria di quello che è stato – il pericolo amianto, gli operai ammalati e scomparsi – ma costruire la nostra forza su storie di speranza».

Franco Mazza (Salviamo la Valle del Sabato) prova a parlare alla coscienza delle persone: «Se siamo di fronte a  un fallimento istituzionale – spiega – dobbiamo aumentare il nostro impegno per scacciare la sfiducia. Non può essere il procuratore della Repubblica Rosario Cantelmo a risolvere tutti i problemi. La nostra attività è nata nel 1995, passando per l’incendio dell’Irm di Manocalzati che ha inquinato l’aria e le falde acquifere alla protesta per il deposito delle ecoballe al Cdr di Pianodardine. I valori di alcuni inquinanti qui a ridosso del fiume Sabato sono sovrapponibili con quelli della Terra dei fuochi. Chi non ha letto quei dati si limita ad accusarci di allarmismo, ma l’incremento delle malattie tumorali è più che mai sensibile».

Se Iandolo faceva notare la preoccupazione per il pianto delle famiglie del rione, è nelle parole dure di Nicola Abrate, ex operaio dell’Isochimica, che si palesa tutta la rabbia delle famiglie: «La camorra non è solo quella armata ma anche quella che siede dietro le scrivanie che ci dovrebbero rappresentare. Ci hanno detto per anni che non c'era nessun problema, da Graziano, ai medici, a chi di noi era impegnato in politica. Ringrazio dio che sia arrivato Cantelmo – continua Abrate – è stato molto importante aver assunto come primo impegno quello della bonifica dell’Isochimica. Bisogna unire le esperienze dei comitati e fare più rumore, anche se dovrebbe rispondere presente tutta la città – cosa che non è avvenuta nemmeno il 28 aprile durante la commemorazione per la giornata mondiale delle vittime per amianto. «Ho visto sabato il presidente del Senato Grasso indignato per i fischi all'inno nazionale. Perché non lo fece anche quando gli inviammo il dossier sulla fabbrica quando era presidente dell’Antimafia?».

«L’Isochimica è solo la punta dell'iceberg dell'intera provincia: sui tassi tumorali c’è da analizzare cause ed effetti – dice Annibale Cogliano del comitato NoTriv. Aria suolo e acque sono coinvolte dal petrolio a causa della profondità. «C’è già l'esempio della Basilicata – spiega Cogliano – nel mio Comune l'acqua è stata contaminata come a Solofra. Lavoriamo ad un’Irpinia bene comune, non dobbiamo aver paura di socializzare tra associazioni e lavoratori, senza dimenticare di battere la pista parlamentare. Non ci sono scorciatoie, non è solo una battaglia irpina. Dobbiamo fare un salto di qualità  altrimenti non ce la faremo».

Proprio del caso di Solofra parla Maria De Chiara di Legambiente, che si dice orgogliosa di lavorare a contatto con Libera già da tempo: «Solofra ha bisogno di voi, occorre uno sportello, un presidio contro la criminalità e il malaffare. È difficile essere ambientalisti nella mia città. Ho detto per dieci  anni ai bambini nelle scuole di bere acqua di rubinetto e non di bottiglia perché più controllata e sicura. Poi c’è stato il caso della contaminazione: sono stati chiusi due pozzi, grazie a un’ordinanza frettolosa che ha dato la libertà alle concerie di approvvigionarsi dall'acqua potabile. Oggi non sappiamo rispondere a quei bambini, raccogliamo i cocci dei disastri successi nel corso di trenta anni». E sulla richiesta dell’associazione serinese Terra e Libertà di realizzare il registro regionale dei tumori si chiede che fine abbia fatto quella istanza.

Prova a rispondergli Luigi Balestra, ex chirurgo del Moscati, dalle cui denunce partì l’inchiesta “Welfare” sulla falsificazione di cartelle cliniche e su carenze igienico-sanitarie dell’ospedale avellinese. «Sono uno che si è dimesso per giusta causa, cosa rara in Italia. Non ho mai taciuto e ho perso lavoro, tranquillità e salute. Il non tacere è un dovere, sono venuto per Abrate e Sessa, che non ho mai visto sorridere. Avellino è cambiata grazie alla piccola speranza accesa da Cantelmo. Chi ha mai saputo quanti morti ci sono stati realmente ad Avellino (sono 15 al momento quelli certificati, ndr)? Senza il procuratore le istituzioni avrebbero continuato nella loro omertà, i 24 avvisi di garanzia sono imponenti. Spero che anche nella sanità si possano smascherare i medici pilotati da una cattiva gestione politica».

 

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