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    30/04/2026

Avellino, tunisino di 25 anni evade dal carcere. Ripreso subito dopo

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cronaca2_carcere1.jpgAVELLINO – “Un detenuto di origini tunisine di 25 anni è evaso nel primo pomeriggio, sembra scavalcando, in circostanze da approfondire, prima il muro del cortile passeggio e poi quello di cinta, dalla casa circondariale di Avellino, dov’era recluso dal 21 maggio a seguito di trasferimento da altro istituto essendo stato tratto in arresto pochi giorni prima. Quest’ennesimo episodio, oltre a mettere a nudo le particolari criticità del penitenziario irpino, conferma lo stato comatoso delle prigioni che, palesemente, non rispondono neanche minimamente al mandato istituzionale e continuano a essere diffusamente fuori legge con suicidi, stupri, violenze di ogni genere, traffici illeciti ed evasioni che sono all’ordine del giorno”.

Lo dichiara Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa polizia penitenziaria.

“Le ricerche del fuggitivo da parte della polizia penitenziaria e delle altre forze dell’ordine sono in corso e confidiamo che proprio il nucleo investigativo centrale della Polizia penitenziaria, unitamente alla sua articolazione campana, possa metterci una pezza. Ma turata una falla, molte altre rimangono aperte e non considerate dal governo e dal ministero della Giustizia, ma anche dal dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che, fra l’altro, continua depauperare le carceri destinando agenti a uffici ministeriali ed extra-penitenziari. A Bellizzi Irpino 546 detenuti sono ‘stoccati’ in 476 posti disponibili (è di 16mila ristretti il surplus nazionale), mentre la polizia penitenziaria, con 300 unità in servizio quando ne servirebbero almeno 425 (-28%) è stremata nelle forze e mortificata nel morale anche per il ricorso all’azione disciplinare quale ordinario strumento di gestione delle risorse umane”, aggiunge il segretario della Uilpa PP.

“Il guardasigilli Carlo Nordio e il governo Meloni farebbero bene a intervenire compiutamente con provvedimenti emergenziali che possano conferire dignità alla detenzione, nell’alveo dell’art. 27 della Carta costituzionale, e sicurezza ai cittadini, oltre che condizioni di lavoro accettabili alle 36mila donne e uomini della polizia penitenziaria che continuano a subire il caporalato di stato con carichi di lavoro disumani e turnazioni di servizio che si protraggono anche per 26 ore continuative. I vuoti proclami di questi giorni, difatti, esattamente come accaduto un anno fa con il decreto ‘carcere sicuro’ (dov’era sicuro solo che non avrebbe funzionato) non servono a nulla, se non forse alla propaganda. Va immediatamente deflazionata la densità detentiva, devono essere potenziati per davvero e non a parole gli organici della polizia penitenziaria, specie nelle carceri, e vanno avviate riforme organizzative di sistema. Siamo a un passo dal baratro”, conclude De Fazio.

Aggiornamento del 26 luglio 2025, ore 17.42 – “Il detenuto evaso nel primo pomeriggio dalla casa circondariale di Avellino è stato rintracciato poco fa nel centro del capoluogo irpino dalla polizia penitenziaria ed è stato ricondotto in carcere. Come avevamo dichiarato nell’immediatezza dell’evento, non avevamo molti dubbi sul fatto che ciò sarebbe avvenuto, ma questo non cancella i tanti problemi penitenziari, che rimangono tutti”.Lo dichiara Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa polizia penitenziaria.

Aggiornamento del 26 luglio 2025, ore 19.01 – Evasione lampo, nel primo pomeriggio, di un detenuto nordafricano della casa circondariale di Avellino. A dare la notizia è il sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe, per voce del vicesegretario della Campania Marianna Argenio: “l’uomo era ristretto nel primo piano del circondariale. Sono in corso gli accertamenti su come abbia potuto scappare, ma subito uomini della polizia penitenziaria si sono messi sulle tracce del fuggitivo, catturandolo poi in centro città. Prontamente bloccato dai Baschi Azzurri, veniva portato in carcere, a disposizione dell’utorità giudiziaria”. Argenio esterna “il pubblico ringraziamento del Sappe ai poliziotti intervenuti che, come sempre, hanno dimostrato grande senso del dovere ed elevata professionalità. Ancora una volta il personale di polizia penitenziaria si è distinto dimostrando alta professionalità e senso del dovere”.

Donato Capece, segretario generale del Sappe, commenta con preoccupazione questo ennesimo fatto episodio critico accaduto tra le sbarre di un carcere della Campania: “adesso il Sappe dice basta veramente ed è pronto a manifestare in tutta la regione, attuando tutte le legittime forme di protesta”. E torna “a chiedere pubblicamente che chi di dovere tenga in considerazione le criticità del personale di polizia penitenziaria che lavora nelle carceri campane”.

Aggiornamento del 27 luglio 2025, ore 19.30 - Di Giacomo (S.PP.), la “lezione” dell’evasione lampo e rocambolesca dal carcere di Avellino --“L’evasione lampo e rocambolesca del detenuto tunisino dal carcere di Avellino, catturato dopo poche ore in centro, non può passare alla cronaca solo per l’incredibile capacità atletica dimostrata dal detenuto a scavalcare e superare, senza funi o altro, prima, le recinzioni dell'area passeggio, e poi, il muro di cinta dell’istituto penitenziario. La fuga – che fa seguito ad altri, in pochi mesi, tentativi dai cortili passeggio – è la più evidente punta dell’iceberg che riguarda la situazione di questo carcere, sicuramente tra i più problematici d’Italia, ma al tempo stesso diventato lo “specchio” di questa fase di totale sbandamento che attraversa tutto il sistema penitenziario del Paese”.

Così Aldo Di Giacomo, segretario generale S.PP. che aggiunge “quella di Avellino è la foto, sicuramente a tinte più fosche, dello Stato che nelle carceri ha ammainato bandiera bianca lasciando che a comandare siano boss e capi clan, organizzazioni criminali che impongono la loro legge. I traffici di droga, telefonini e di ogni bene primario sono assicurati da violenze e sopraffazioni contro i detenuti più deboli, con gli agenti penitenziari in numero fortemente inadeguato e lasciati da soli in una guerra che non gli appartiene. Chi sa – aggiunge Di Giacomo – se il sottosegretario Delmastro che di visite nelle carceri ne fa quasi tutti i giorni e sicuramente più di ogni dirigente di sindacato di polizia penitenziaria è a conoscenza di questo stato di cose. Di certo continua a voltare lo sguardo dall’altra parte rispetto alle quotidiane aggressioni agli agenti: in tre giorni, 4 a Lucca, 2 a Messina e altri 8 in istituti siciliani, una dottoressa a Teramo.

Il “caso Avellino” dimostra, piuttosto, come sia prioritario affrontare il problema della sorveglianza rafforzando gli organici di polizia penitenziaria che risulterà amplificato dal cosiddetto piano di edilizia carceraria: nei nuovi mini-carceri da costruire attraverso prefabbricati con capienza di 40-50 posti a svolgere attività di servizio sono sempre gli stessi agenti. Così in attesa che vada a regime il sistema di affidamento di detenuti tossicodipendenti a strutture specifiche, a fine 2026 ci ritroveremo con almeno 70 mila detenuti a fronte degli attuali 64 mila che segnano già un sovraffollamento medio del 130 per cento con punte sino al 200 per cento. L’edilizia penitenziaria – dice ancora il segretario del sindacato di polizia penitenziaria – ha bisogno di un serio piano di interventi a breve e medio termine soprattutto negli istituti che hanno oltre un secolo di vita oltre alla priorità da dare alle assunzioni di nuovo personale penitenziario per garantire il rispetto del regolamento carcerario “calpestato” dalle continue aggressioni e violenze agli agenti e di assistenza psicologia e sanitaria e se realmente si vuole mettere fine ai suicidi di detenuti, già 44 dall’inizio dell’anno”.

 

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