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    14/04/2024

A Teramo si suicida un detenuto. Sarno, Uil: Un dovere morale fermare la strage

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Il carcere di BellizziTERAMO – Nelle prime ore di questa mattina un detenuto 44enne, di origini italiane, si è suicidato impiccandosi nella cella del carcere di Teramo, dove era detenuto per reati vari, con le lenzuola in dotazione.

Il detenuto suicida,  M.P., avrebbe finito di scontare le pena nell’agosto del 2017. A nulla sono serviti i pur tempestivi soccorsi da parte dei poliziotti penitenziari in servizio, così come si è rilevato vano l’intervento del medico di turno nel carcere e il successivo soccorso dei sanitari del 118 che hanno solo potuto constatare il decesso.

Ne da comunicazione il segretario generale della Uil Penitenziari, Eugenio Sarno, che lunedì scorso ha organizzato ad Avellino, nell’aula magna del carcere di Bellizzi, un convegno sui temi della detenzione e della sorveglianza. “

“È il 24° suicidio in cella di questo 2012. Ancora una volta un detenuto – dichiara Sarno – ha deciso di evadere dalla vita. Questa strage silenziosa non può non toccare, e turbare, le coscienze di tutta la società. Politici, tecnici, cittadini, operatori della stampa hanno il dovere morale di interrogarsi sulla cause e chiedere conto ai responsabili politici e amministrativi del nostro sistema penitenziario. Pur essendo cosa nota a tutti l’inciviltà, il degrado, la bruttura, l’insalubrità che connota gran parte delle nostre prigioni assistiamo ad un assordante silenzio che offende la coscienza civile di una Nazione civile”.

“È del tutto evidente – sottolinea Sarno – che le parole da sole non bastano più. Per quanto autorevoli ed accorati nemmeno  gli appelli e le sollecitazioni del Presidente Napolitano hanno sortito effetti concreti.  Dobbiamo prendere atto di una sostanziale inerzia della politica a risolvere le criticità del sistema. Continuiamo, quindi, a chiederci se la presenza del 42% di detenuti non condannati in via definitiva possa essere ulteriormente tollerata e se non sia giunta l’ora di decidere che per i tossicodipendenti (circa il 33% della popolazione detenuta) non debba essere previsto un percorso socio-sanitario nelle comunità di recupero”.

“Ancora una volta facciamo appello al legislatore di tener conto delle soluzioni che vengono indicate dagli operatori penitenziari, che sono ben diverse dalla produzione di norme inutili varate dal Parlamento. Lo stesso Ministro Severino trovi tempo e voglia per convocare le rappresentanze del personale, giacché anche gli operatori penitenziari con in testa la polizia penitenziaria scontano l’infamia di un grave disagio lavorativo accentuato dalle scellerate politiche economiche di un Governo che ragiona solo in termini ragioneristici e che ha perso di vista la centralità delle persone e dei loro  diritti. Nonostante tutto è solo grazie – conclude il segretario generale della Uil Penitenziari  – all’impegno, alla dedizione, alla professionalità dei baschi blu e degli operatori pedagogici  che questa estate non ha fatto ancora registrare eventi critici significativi, anche se i recenti disordini nelle carceri di Taranto ed Avellino sono segnali prodromici allo tsunami penitenziario che potrebbe arrivare da un momento all’altro”.

 

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