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    29/05/2024

Atripalda, una crisi inutile

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Atripalda, una seduta del Consiglio comunaleATRIPALDA – Sulla vicenda amministrativa in atto al Comune di Atripalda, ospitiamo un intervento di Lello La Sala, capogruppo consiliare “Piazza grande”:

Apprendo da ricostruzioni giornalistiche e da dichiarazioni (quasi esclusivamente di parte udiccina) che la crisi, formalizzata con le dimissioni protocollate dagli assessori Iannaccone e Spagnuolo e la contestuale remissione/non remissione delle  deleghe dei consiglieri Landi, Musto e Barbarisi, si sarebbe risolta. Me ne compiaccio vivamente, per quanto, sin dalle prime avvisaglie, ne avevo prefigurato il fausto epilogo. Sarebbe piuttosto interessante conoscere (ammesso che vi sia qualcuno interessato a sapere) attraverso quali atti formali, la crisi - formalmente aperta - si sarebbe invece chiusa. Le regole sono regole, e checché ne pensi qualche disinvolto amministratore, sono il fondamento di ogni vivere civile, prima ancora che della legittimità delle istituzioni (anche di quelle locali, scompagnate e mortificate da una penosa quotidianità). Insomma…il sindaco ha respinto le dimissioni? I dimissionari le hanno ritirate? E quando? Dove? Con quale motivazione? Esiste almeno uno straccio di documento ufficiale, singolo o collettivo, che dichiari chiusa la crisi, o almeno un comunicato stampa? Per quanto mi è dato di sapere, niente…non esiste il resto di niente (così, tanto per citare Striano). Ed allora prendiamo per buone le dichiarazioni di protagonisti e comparse, raccogliamo gli echi dolorosi di defatiganti e solitarie sedute permanenti, le laconiche dichiarazioni di guerra, gli sbuffi ed i sospiri, le facce torve e le facce toste per  ritrovare, pur nel confuso e torbido presente, il bandolo della inutilmente intricata matassa. La crisi (la terza in sei mesi, che ha paralizzato un’attività amministrativa già ansimante di suo) ha rappresentato forse l’ultimo atto di un ex partito (quello udiccino) che si era illuso di avere la forza, dopo lo spregiudicato voltafaccia preelettorale, di condizionare Spagnuolo (accusato di alto tradimento e di lesa maestà…presunta). Nel tentativo, immagino, di ridurlo a miti consigli, di condizionarne il cammino, di fargli un po’ di paura. Evidentemente nessuno pensava alla crisi, ma solo ad un virtuale braccio di ferro, giocato al videogame del ballottaggio avellinese.

Facendo appello ad una forza dei numeri, che - come tutti subito hanno capito - gli udiccìni proprio non avevano (con una rappresentanza virtuale di cinque voti che, ad ogni refolo di vento, diventavano quattro, tre, due…uno); con il fiato sul collo di una maggioranza alternativa della quale nessuno faceva mistero; con la fragilità di una gestione ‘politica’ troppo dilettantesca ed occasionale, che - alla fine - ha tentato la carta disperata di un coinvolgimento piedìno, felicemente assiso, invece,  sul cerasiello e neppure lontanamente interessato ad esercitare  qualsivoglia forma di arbitrato. Sarei cauto a dire chi ha vinto e chi ha perso. Intanto perde la Città, con i suoi mille problemi irrisolti e che si trascina di emergenza in emergenza. Se questa inutile crisi/non crisi ha avuto un effetto, infatti,  è stato quello di appannare, sbiadire, cancellare, anche nella coscienza della pubblica opinione, le questioni strategiche, quella del bilancio, del Centro servizi, del Piano territoriale provinciale, del Puc, della monnezza: capitoli di un disastro annunciato, che si consuma nell’indifferenza di amministratori ed amministrati. Non si dovrà aspettare molto: saranno le designazioni negli enti sovracomunali e gli sviluppi della politica nazionale (che consuma anche l’ultimo atto della liquefazione del gruppo parlamentare monti-zemoliano e consegna l’Udc ad una insignificante marginalità), a dire chi vince e chi perde nel gioco delle tre carte della politica locale. Intanto Spagnuolo posiziona le batterie…per prepararsi col pidì o con chi sa chi alle prossime regionali. In pole Pascarosa (all’Asi),  Barbarisi (al Consorzio universitario), e poi si troverà il posto in giunta per Aquino, una collocazione per Parziale e forse anche per Pacia (per Landi no, che sconterebbe le sue irrisolte ambivalenze), nella ipotesi di un rimpasto di giunta che, alla luce dei fatti, non sembra neppure più tanto improbabile. Non sarà facile nelle prossime settimane, per quel che resta dell’Udc, anche solo mostrare la faccia.

 

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