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    16/06/2024

Nella Valle dell'Ufita una variante della via Appia

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Ponte Appiano lungo la via AppiaVALLE UFITA – Nel tratto che da Aeclanum portava a Lacedonia, la via Appia aveva una “variante” valliva. Quest’ultima, dopo aver percorso la Valle dell’Ufita, per circa 25 km, da Grottaminarda a Sferracavallo in territorio di Vallata, raggiungeva Bisaccia e si ricongiungeva al ramo principale che percorreva la cresta (più o meno il tracciato dell’attuale Statale 303) proveniente da Frigento.

Il tracciato vallivo, ipotizzato dall’archeologo Werner Johannowsky, a seguito degli eccezionali ritrovamenti fatti negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso,  specialmente nella Baronia, lungo la sponda destra del fiume, ha avuto riscontro, qualche anno fa, grazie all’individuazione, in località “Fontana del re”, tra Passo Eclano e Grottaminarda, di un lastricato in ciottoli che, per la tipologia e le dimensioni, ha fatto subito pensare ad un “diverticolo” della Regina viarum.

La Valle dell’Ufita, la più ampia delle zone interne della Campania, fin dalla più remota antichità ha rappresentato una comoda via di passaggio tra il Tirreno e l’Adriatico e tra il centro Italia e lo Ionio. Attraversata da numerose strade con andamento trasversale, ma anche longitudinale, ha da sempre consentito, a pastori, cacciatori, eserciti, mercanti e briganti di muoversi con facilità, per insediamenti, scambi, affari, conquiste o ambascerie.

È sicuramente stata questa sua posizione a favorire la frequentazione umana, già a partire dal Neolitico antico, sulle colline che la circondano (alcune tracce portano anche al Paleolitico). Il territorio, per la maggior parte costituito da colline, raggiunge l’altitudine massima con la montagna di Trevico (1094 metri s.l.m.). Presenta un paesaggio, per molti aspetti, ancora incontaminato dove si alternano, senza soluzione di continuità, scenari naturali di grande bellezza caratterizzati dalla asperità dei luoghi e dal loro contrasto con la valle, creata nei millenni dai corsi d’acqua.

Seppure con movimenti che fissano o spostano i punti privilegiati di dimora da un posto all’altro, favorendo ora la scomparsa ora la nascita di nuovi insediamenti, le popolazioni, che anticamente occuparono questi luoghi, hanno lasciato ampia e documentata traccia del loro passaggio. Ogni paese è ricco di storia e ogni sua località mostra i segni di una civiltà che ha radici lontane nel tempo. La sua collocazione “interna”, rispetto alle fasce costiere, le ha consentito di conservare, meglio che altrove, le tradizioni, i costumi e la lingua dei padri.

La sua gente, dedita in parte al lavoro dei campi, porta ancora ben marcati i caratteri dell’antica ospitalità e la fierezza dei popoli che la abitarono.

 

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