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    20/04/2024

Gli incroci del caso/Storie di donne e di uomini nel romanzo di Ettore De Socio

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura7_desocio_libro.jpgAVELLINO – Sottese alla trama del romanzo di Ettore De Socio Gli incroci del caso, editore Robin, ci sono delle domande sull'amore: ma l'amore, in fondo, che cos'è? E l'altro/a chi è? E noi nel nostro andare, tornare, cercare, chi diventiamo? Tutti i personaggi, anche se in modo diverso, hanno a che fare con relazioni in cui si incontrano o si scontrano sul piano sentimentale.

Le donne. Roberta è nel pieno di una crisi coniugale che la rende fragile e insicura. Interroga se stessa per capirsi e scegliere, ma ha paura di sbagliare e di soffrire ancora. Crede nell'amore, vorrebbe per sé una persona da amare e da cui essere amata, ma che sia leale, sincera, appassionata. Dal suo bisogno di rifugiarsi nelle braccia di chi può rassicurarla arriva a capire che nessun "sogno d'amore" potrà salvarla, ma soltanto un lungo percorso di crescita interiore e di chiarezza con se stessa.

Ada, amica di Roberta, evoluta, moderna, femminista ante litteram, afferma la sua inossidabile autonomia, la capacità di dominare l'inizio e la fine dei suoi rapporti sentimentali, la libertà di dare spazio e nome alle emozioni più inconfessabili.

Infine Stefania, la donna in carriera, che non conosce lo sperdimento dell'amore, lei punta l'uomo come si può puntare una preda, lo conquista, se ne serve a suo comodo e piacere.

Il rancore per l'uomo che l'ha delusa ed annoiata si consuma rapidamente nello sballo di una serata a base di alcol, pasticche e sesso. È l'inferno a cui è condannato chi, senza saperlo, soffoca dentro di sé la bellezza dell'attesa, della ricerca, della speranza di un amore.

Gli uomini. Anche Alessandro, il marito di Roberta, si consuma nella rabbia per la propria ignavia, si condanna, si stordisce bevendo, si assolve giustificando la sua viltà dietro la paura di perdere la moglie.

Ma sa che non è così, l'amore grida, soffre, si ribella, non può sopravvivere nella morte delle parole.
Stefano è l'amante, pusillanime e opportunista, anche per lui come per Stefania, conquiste femminili e sesso sono la degna compensazione della povertà emotiva in cui galleggia.

E infine Alessio, il personaggio-viandante, percorre strade e autostrade, si inerpica su sentieri di montagna, si ferma in piccole pensioni, entra ed esce dagli alberghi, finalmente torna a casa e poi ne esce di nuovo perché si sente prigioniero.

Prigioniero di che? Del nulla. Del vuoto. Il volto triste di una sconosciuta a cui ha dato un passaggio si accampa, insistente, nella sua mente, addolcisce la sua stessa tristezza per una storia finita male.

"Roberta gli riempiva la testa di fantasie e il cuore di speranza". È questo forse, che anche lui cerca, sentire dentro di sé la meraviglia dell'innamoramento, quell' altalena di emozioni, dall'attrazione al fastidio, dalla gioia dell'illusione all' amarezza del dubbio, dalla certezza di provare amore all'ansia di non essere abbastanza per l'altro/a?

Ci si trova e ci si perde, si cambia strada, si va su strade mai percorse attratti da una tenerezza sconosciuta.
Una parentesi: Ettore, più di una volta, ricorre a quella, per me, bellissima e ormai in disuso espressione "come Dio volle arrivò..." per dire la fatica, lo sforzo costati al suo personaggio per raggiungere una meta.

Ma senza questa ricerca, senza questo germogliare interiore di sensazioni, si è persi in un viaggio senza scopo e senza traguardo.

E infine, l'andirivieni delle emozioni nei suoi personaggi, quel moto incessante continuo che si forma e si scioglie, non è forse il respiro stesso del mare, l'andare e venire delle onde? Forse la meta è il mare, la libertà, soprattutto la possibilità di sentirsi liberi amando, finalmente? Chissà. Ettore non dà una risposta, ci guarda soltanto, con quel suo raro, schivo, dolcissimo sorriso.

 

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