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    11/04/2026

Addio ad Antonio Lombardi, il magistrato con l’Avellino nel cuore. Combatté le Brigate Rosse negli anni di piombo

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Antonio LombardiAVELLINO – Si svolgeranno domani  alle 10:00, nella chiesa di San Ciro di viale Italia, le esequie di Antonio Lombardi, il magistrato avellinese scomparso all’età di 84 anni. La salma sarà tumulata nel cimitero di Cimitile. Qui di seguito il ricordo di Nicola Cecere.

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Ci ha lasciato Antonio Lombardi, magistrato integerrimo, protagonista dalla parte della legge degli anni di piombo che hanno dilaniato il nostro Paese soprattutto nel periodo Settanta-Ottanta. Un giudice rigoroso, lontanissimo dalle vetrine dei mass-media, ma sempre in prima linea per i processi istruiti, le brillanti indagini portate a termine, i rinvii a giudizio di nomi "pesanti", menti o esecutori delle azioni delittuose, gli illuminanti interrogatori.

Lombardi ha svolto la sua attività per oltre quarant'anni nel tribunale di Milano, trovandosi spesso a stretto contatto col generale Carlo Alberto Dalla Chiesa anche sul fronte della lotta alla mafia, cogliendo tanti successi e divenendo per questa sua opposizione alla malavita uno dei bersagli inquadrati dalle varie organizzazioni terroristiche, in primis le Brigate Rosse. Che organizzarono pure una azione nel residence abitato dal magistrato irpino, che non venne raggiunto dai terroristi perché in quei minuti dell'agguato si trovava nel miniappartamento di un altro ospite. Soltanto a pochissimi e fidati amici Antonio confidava di tanto in tanto questa sua vita sotto scorta, perché ricca di insidie, a cui il suo rigore morale lo aveva condotto, e questi amici potevano andarlo a trovare preferibilmente nel suo ufficio o più raramente nel residence di cui si diceva prima, che si trova di fronte al Palazzo di giustizia. Praticamente impossibile farsi una passeggiata o una cenetta in locali pubblici. Una vita dedicata alla sua missione giuridica e perciò piena di privazioni. Condotta per tanti anni.

C'era però una passione grandissima e perciò costante a vivacizzare le domeniche del dottor Lombardi: l'Avellino calcio. Una passione di famiglia, ereditata dal padre,  Francesco, che dei Lupi fu presidente nel 1947-48 e poi nel biennio 1961-63, e trasmessa anche a Stefano, il secondo figlio maschio, avvocato e da tanto tempo presidente dell'Aci. Ecco, per i Lupi il magistrato Lombardi diventava semplicemente Antonio, un accanito tifoso. Molto competente, per giunta, poiché nella sua abitazione aveva creato una specie di studio radiotelevisivo in maniera che poco o niente potesse sfuggire alla sua analisi. Nei pochi giorni di vacanza trascorsi ad Avellino, il dottor Lombardi poteva concedersi una visitina al circolo universitario del tennis che era ospitato di fianco al cinema Eliseo (oggi c'è un parcheggio...) nella villa comunale. Altro sport che amava insieme col basket, praticato negli anni più verdi.

Il gruppetto di Radio Irpinia che girava l'Italia dietro la squadra biancoverde nel decennio della serie A, veniva accolto sempre con entusiasmo dal "tifoso milanese" che per un'oretta lasciava il "magistrato" in ufficio e si trasferiva allo stadio a volte (poche), di fatto, altre volte idealmente, per seguire gli amatissimi Lupi. E se c'era stato un arbitraggio contrario le contestazioni del dottor Lombardi arrivavano immediate, precise e inesorabili. Però solo in camera caritatis, al telefono, solo all'amico. Perché per diverse stagioni, Antonio è stato il giudice sportivo supplente presso la Lega Calcio, di fatto il vice del famoso Barbé. Anche questo incarico, svolto con lo stesso rigore morale delle inchieste e dei processi penali, è rimasto celato agli organi di informazione: mai una foto, una frase. "Perché la giustizia non dev'essere uno spettacolo e chi la amministra non deve fare il presentatore, ma rimanere nell'ombra". Personalità d'altri tempi, verrebbe da dire tenendo presenti le continue esposizioni televisive di questa giustizia-show.

Domattina (ore 10) nella chiesa di San Ciro, ci sarà la funzione religiosa. Noi che abbiamo avuto il piacere e l'onore di aver fatto parte in anni significativi della sua ristretta cerchia di amici, ci auguriamo che nel dare l'addio a questo suo figlio tanto illustre quanto riservato, l'amministrazione comunale prendesse l'impegno di ricordarlo in maniera concreta. Per quanto ci riguarda, ogniqualvolta nomineremo lo stadio Lombardi, ci verrà subito alla mente Antonio oltre che Adriano.

Ai fratelli Lucia e Stefano, ai cognati Antonio Corona e Mario Spagnuolo, alla cognata Ernestina Gallo, al nipote Francesco e i parenti tutti, vadano le affettuose condoglianze della direzione e della redazione de L'Irpinia e del gruppo storico di Radio Irpinia.

 

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