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    16/02/2026

Addio a Carlo Franciosi, grande archeologo e studioso irpino

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Carlo FranciosiAVELLINO – Si è spento, all’età di 80 anni, Carlo Franciosi, una vita dedicata alla ricerca e alla difesa del patrimonio archeologico dell’Irpinia. Fu amico e collaboratore di Werner Johannowsky, il grande archeologo napoletano di origini austriache, già soprintendente per le province di Salerno, Avellino e Benevento, promotore della ricerca archeologica in Irpinia, soprattutto nell’area di Carife e della Baronia, sul solco tracciato dal suo maestro, il grande Amedeo Maiuri.

Di Franciosi, allievo del liceo scientifico “Pasquale Stanislao Mancini”, ma anche titolare della maturità classica presso il liceo “Pietro Colletta”, rimangono nella storia universitaria della Federico II i complimenti che ebbe dal celebre latinista Francesco Arnaldi per la sua preparazione e conoscenza della lingua di Cicerone e del mondo classico.

Le esequie si svolgeranno domani, alle ore 15.00, presso la chiesa di San Ciro di viale Italia dove verrà celebrato il rito funebre. Ai familiari tutti le più sentite condoglianze del giornale L’Irpinia. In aggiornamento…

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Qui di seguito il ricordo di Carlo Franciosi da parte di Gabriella Pescatori Colucci, archeologa, già responsabile per anni della Soprintendenza ai Beni culturali di Avellino e Salerno.

Il mio incontro con Carlo Franciosi è avvenuto in occasione della mia tesi di laurea sull’antica Abellinum, negli anni 60. Da quell’incontro è nata un’amicizia mai intaccata, e gli sono grata di aver avuto il privilegio della sua compagnia e delle sue tante conversazioni con argomenti che avevano tendenze culturali del tutto lontane dalle sue.

La presenza di Carlo, ancora liceale, sulla civiltà di Atripalda era quotidiana. La passione per gli studi sull’antichità era immensa e così, dopo aver conseguito la licenza liceale scientifica, nella sessione autunnale dello stesso anno conseguì quella classica per potersi dedicare ai suoi studi preferiti. Ed è a lui che un decennio più tardi si deve la difesa e la salvezza di questo sito archeologico in occasione di un incauto tentativo di realizzare un progetto di costruzione per civili abitazioni.

Negli anni successivi incrementò sempre di più la sua collaborazione con la Soprintendenza prima di Napoli e successivamente di Salerno con il suo costante impegno per salvaguardare le aree interne sempre un po’ trascurate. Ebbe l’occasione di intervenire sempre in maniera scientificamente corretta sul campo in qualità di archeologo militante, elaborando una serie di relazioni esemplari malgrado le condizioni a volte di emergenza.

Per questa attività capillare sul territorio in Irpinia e soprattutto nel territorio beneventano, non trascurò mai i suoi impegni accademici all’interno del seminario del mondo classico presso l’Università L’Orientale di Napoli.

Oggi nel giorno della sua scomparsa il mio pensiero va alla sua biblioteca e ai suoi appunti con la speranza che nulla vada perduto. Purtroppo quello che è andato perso per sempre è la quantità di notizie e di sapere che lui non ha mai voluto mai mettere per iscritto.

Ma quello che vorrei ricordare in questa sede sono anche le sue qualità umane oltremodo sottovalutate. Alla apparente scontrosità corrispondeva invece una grande generosità e una apertura al dialogo anche quando si era in disaccordo.

 

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