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    02/02/2023

Espolde la Cig, in Irpinia è allarme

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b_300_220_15593462_0___images_stories_inps1.jpgAVELLINO – È una crisi senza fine quella che sta attraversando il nostro Paese. Crollo della produzione industriale, frana dei consumi, edilizia (pubblica e privata) paralizzata, chiusura di centinaia di imprese, migliaia di lavoratori a casa nella migliore delle ipotesi in cassa integrazione. E proprio gli ultimi dati riguardanti questo ammortizzatore sociale, diffusi qualche giorno fa dall’Inps, hanno destato allarme e preoccupazione nel mondo del lavoro. In tutto lo stivale, a marzo scorso rispetto al mese precedente, le ore di cig (cassa integrazione guadagni) autorizzate dall’Inps sono aumentate del 22,4%. Il monte-ore del primo trimestre di quest’anno rispetto all’analogo periodo del 2012 è cresciuto del 12%.

Se i dati nazionali sono preoccupanti, quelli registrati nella nostra provincia – di gran lunga peggiori – creano angoscia e ansia per il futuro del nostro modesto apparato produttivo che si sta davvero sbriciolando con l’incalzare della recessione. In Irpinia, a marzo l’Inps ha concesso oltre 796 mila ore, l’88% in più del febbraio precedente. Da gennaio a marzo le ore autorizzate sono state 1.823.000; in confronto con il medesimo arco di tempo del 2012 (727.000 ore) c’è stata un’autentica esplosione: più 150%. Queste cifre, dopo il record segnato nel 2010, sono le più alte di sempre. Da rimarcare che i tre quarti delle ore integrate in questo scorcio di anno riguardano la cassa integrazione straordinaria, quella che si concede alle imprese in crisi aziendale, a quelle che intendono riorganizzarsi o ristrutturarsi o effettuare una riconversione e alle imprese per le quali è scattata una procedura concorsuale, quasi sempre il fallimento. Nel 2010, invece, sul plafond complessivo la cigs aveva un’incidenza più bassa, di poco superiore al 50%. L’odierno quadro occupazionale, quindi, risulta assai più deteriorato di quello disegnato tre anni fa.

Dalle statistiche dell’osservatorio on line dell’Inps è possibile ottenere informazioni riguardanti i settori economici che si sono avvalsi di questo ammortizzatore sociale. Una premessa. In cassa integrazione sono finiti non soltanto gli operai, ma anche i colletti bianchi. Difatti, il 7,5% delle ore autorizzate, nel trimestre in esame, per le imprese della nostra provincia ha interessato gl’impiegati. Passando ai macro-comparti, si osserva che il 92,6% delle ore integrate ha riguardato l’industria manifatturiera e il 7% l’edilizia. Per gli altri comparti (artigianato, commercio e settori diversi) l’intervento della cig è stato marginale avendo complessivamente raggiunto lo 0,4%. Nel ramo dell’industria manifatturiera il settore che ha assorbito di più (l’85,5%) è stato il meccanico che in soli tre mesi ha ottenuto l’integrazione di 1.444.000 ore. Questa cifra dà la dimensione della pesante crisi che attanaglia quelle aziende che fino a qualche anno fa erano il fiore all’occhiello dell’imprenditoria ubicata in provincia: le imprese dell’automotive.

Alle industrie meccaniche si aggiungono le metallurgiche con un altro 3,3%, così che alle tute blu dell’intero comparto metalmeccanico è andato quasi il 90% del monte-ore di cassa integrazione (tra ordinaria, straordinaria e in deroga). In ordine decrescente, al secondo posto, sia pure a notevole distanza, occorre collocare un comparto strettamente legato all’edilizia, quello per la lavorazione dei minerali non metalliferi, vale a dire i laterifici, gli opifici per la produzione di conglomerati cementizi, pavimenti, ecc. Questo settore ha ottenuto 98 mila ore di integrazione, pari al 5,8% del totale manifatturiero. S’incrocia, poi, al terzo posto il comparto della lavorazione delle pelli e cuoio (il conciario del distretto di Solofra) che, sempre in questo primo trimestre del 2013, ha ottenuto l’integrazione di oltre 39 mila ore, pari al 2,3% del totale. Poco meno di 13 mila ore sono state concesse al comparto dell’installazione di impianti, altra attività legata a doppio filo all’edilizia. Se si sommano le ore autorizzate per l’industria edile, la lavorazione di minerali non metalliferi e l’installazione d’impianti si raggiunge un’aliquota che rappresenta quasi il 15% delle ore complessivamente autorizzate dall’Inps.

Per completezza d’informazione, va detto che 22.600 ore di integrazione salariale (pari all’1,3%) sono state utilizzate dal settore dei trasporti, 7.600 ore (pari allo 0,5%) dalle industrie del legno e 7.200 (0,4% del totale) dalle industrie chimiche. Insomma la crisi non ha risparmiato alcuna branca della nostra imprenditoria.

 

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