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    02/02/2023

Sempre più debole l’apparato imprenditoriale irpino: nel 2013 la perdita netta è stata di 150 imprese

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Economia_movimprese.jpgAVELLINO – Unioncamere ha aggiornato al 31 dicembre dell’anno appena concluso le statistiche sulle imprese presenti sul territorio delle singole province. I dati li ha ricavati dal registro delle imprese tenuto dalle Camere di commercio al quale obbligatoriamente debbono essere registrate le attività economiche da chiunque svolte, siano esse ditte individuali, imprese collettive o enti pubblici.

Per quanto riguarda l’Irpinia il bilancio – secondo quanto pubblica l’unione degli enti camerali – si sarebbe chiuso in attivo giacché il numero delle aperture di nuove imprese avrebbe superato nel 2013 quello delle chiusure. Dai noi le aziende nate nell’anno sono state 2.645 mentre a chiudere sarebbero state 2.515. Quindi, il saldo (130 imprese in più) - rapportato allo stock delle aziende esistenti (circa 43.900) - avrebbe determinato addirittura un tasso di crescita dell’apparato imprenditoriale della provincia dello 0,29%. Un’aliquota, questa, di poco superiore alla media nazionale ferma a 0,21%, ma nettamente inferiore al dato regionale che sfiora lo 0,90%.

Perché abbiamo adoperato il condizionale? Nel conteggio della nati-mortalità delle imprese Unioncamere non ha tenuto conto delle aziende cancellate d’ufficio. Ma computandole tra le imprese cessate giacché non sono più operative, tant’è che amministrativamente sono state depennate dal registro, lo scenario cambia completamente. Nella nostra provincia il saldo assume addirittura il segno meno in quanto il totale delle imprese cancellate sale a  2.795. Quindi, la struttura imprenditoriale irpina, anziché irrobustirsi, si è ulteriormente indebolita avendo perduto altre 150 imprese.

Se, poi, si mettono a confronto i dati del 2008 con quelli del 2013 si ha contezza di quanto la  fragile struttura imprenditoriale irpina abbia risentito della crisi economica. A fine 2008 (anno in cui è esploso questo inarrestabile ciclo congiunturale avverso) la provincia di Avellino contava 45.457 imprese, oggi ne registra 43.898. In 5 anni ne ha perdute più di 1.500, una media di 300 all’anno. I settori che più degli altri hanno pagato lo scotto della grave fase recessiva sono l’agricoltura (che ha lasciato per strada 1.400 aziende), il comparto manifatturiero (che di imprese ne ha visto sparire più di 800), il commercio (che conta oggi 250 esercizi in meno), i trasporti (che in un quinquennio hanno registrato la fine di 150 padroncini), l’edilizia (che ha subìto la scomparsa di 80 imprese).

Queste rilevanti perdite sono stati in parte  alleggerite dagli incrementi conseguiti nell’ampio comparto dei servizi e, soprattutto, in quello della somministrazione di alimenti e bevande. Il primo ha visto crescere numericamente le aziende di 500 unità, il secondo addirittura di 750: ristoranti, pizzerie, pub, stuzzicherie, vinerie, ecc. sono spuntati un po’ dovunque in provincia. Dalla comparazione dei dati del 2008 con gli attuali si nota anche che a soccombere sono state soprattutto le imprese meno strutturate, vale a dire le ditte individuali. Nell’ultimo quinquennio ne sono scomparse oltre 3 mila: erano quasi 31 mila nel 2008, sono ora 28 mila. Di contro è cresciuto il numero delle società. Quelle di capitale - che 5 anni orsono erano 7.800 - hanno superato quota 9 mila nel 2013. Le società di persone e le altre forme collettive (cooperative, consorzi, ecc.) sono rimaste su livelli stazionari: le prime oscillano intorno alle 5.700 unità, le seconde sono vicine a quota 1.500.

Un’ultima annotazione è il caso di dedicarla al settore dell’artigianato. Quello artistico è soltanto un ricordo. A perdere colpi è anche l’artigianato dei comuni mestieri. Prima della crisi in provincia si contavano 8.300 imprese artigiane. Mille in più di quante ne risultavano alla fine dell’anno passato.

 

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