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    20/06/2024

Irpinia, occupazione ancora in discesa

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Economia_movimprese.jpgAVELLINO – Dalle previsioni effettuate da Excelsior – la banca dati gestita da Unioncamere e ministero del Lavoro – il primo trimestre di quest’anno farà registrare per l’Irpinia un ulteriore peggioramento del quadro occupazionale, anche se la perdita di posti di lavoro sarà assai più contenuta rispetto a quella registrata nello stesso arco di tempo dell’anno scorso. L’emorragia riguarderà soprattutto i lavoratori dipendenti; un esodo, di dimensioni inferiori, è previsto però anche per gli autonomi. Il comparto che pagherà lo scotto maggiore sarà ancora una volta quello industriale; perdite non trascurabili ci saranno pure nel commercio e nei servizi.

Questo in sintesi l’andamento dell’occupazione. Ma verifichiamolo con le cifre. Dalle statistiche Excelsior il movimento occupazionale previsto per i primi tre mesi dell’anno in corso conterà, in provincia di Avellino, 910 lavoratori in entrata e 970 in uscita. Quindi il saldo negativo sarà di 60 lavoratori. L’anno passato, stesso periodo, la previsione fu di una perdita secca di 490 posti di lavoro. Se questo è il trend, vuol dire che il percorso di riduzione dell’occupazione è in rallentamento anche se l’attesa inversione del senso di marcia appare ancora un’utopia. Iniziamo a leggere i dati del movimento in entrata. Dei 910 lavoratori che dovrebbero affacciarsi sul mondo del lavoro, 690 sono lavoratori dipendenti, 130 collaboratori a progetto e 90 lavoratori autonomi. I dipendenti che le imprese irpine prevedono di assumere sono per la maggior parte non stagionali: due su tre. Poco più della metà delle assunzioni (per l’esattezza il 52%) dovrebbe essere effettuata dalle imprese industriali; il 20% dal commercio e il 28% dagli altri servizi.

Se si guarda alla dimensione delle aziende, si vede che quelle più vivaci sul mercato occupazionale sono le piccole imprese (quelle con meno di 50 dipendenti) giacché quasi il 70% dei nuovi posti di lavoro saranno proprio loro a crearli. Le imprese di maggiore spessore (quelle con più di 50 addetti) prevedono di fare meno di un terzo delle assunzioni complessive e di questo terzo la metà sarà di lavoratori interinali. Il 43% degli imprenditori contattati da Excelsior ha dichiarato che non baderà all’età degli addetti da assumere; il 25%, invece, si orienterà su un lavoratore giovane (con meno di 30 anni) e il 33% punterà su un addetto ultra trentenne, anteponendo, evidentemente, la maggiore esperienza. Alla domanda se sceglieranno un lavoratore maschio o femmina, il 39% degli imprenditori intervistati ha dichiarato di non avere preferenze, il 45% di essere orientato ad assumere uomini e il 16% a ingaggiare donne. Circa il livello d’istruzione, i nostri datori di lavoro sono orientati, in prevalenza, a dare occupazione a persone in possesso di un titolo di studio: su 100 assunzioni previste, 40 sarebbero di persone munite di diploma, 35 di lavoratori aventi un  attestato di qualifica professionale, 8 di laurea; soltanto per 17 potenziali lavoratori su 100, l’imprenditore non richiede alcuna formazione specifica. All’incirca la metà delle assunzioni (46,7%) riguarderà operai specializzati, il 31,8% impiegati e addetti qualificati nelle attività commerciali e nei servizi; il 12,3% dirigenti e il 10% addetti con mansioni eminentemente tecniche.

Sul fronte dei movimenti in uscita dal mondo del lavoro, il 93% degli esodi (licenziamenti e pensionamenti) riguarderà lavoratori dipendenti. Di questi, quasi la metà appartiene ai comparti industriali (manifatturiero e settore delle costruzioni), il 27% al commercio e una percentuale di poco inferiore ai servizi. L’80% delle persone che perderanno il lavoro è in organico presso una piccola impresa (per tale intendendo un’azienda con meno di 50 addetti); il restante 20% invece appartiene a imprese con più di 50 dipendenti.

 

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