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    16/06/2024

Al Sud le famiglie sono sempre più povere

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Economia_ista.jpgIl report su “La povertà in Italia”, pubblicato qualche giorno fa dall’Istat, è davvero preoccupante, soprattutto per il Sud del Paese. In tutt’Italia, nel 2013, oltre 3 milioni e 200 mila famiglie (pari al 12,6% del totale dei nuclei familiari esistenti ) vivono in condizione di povertà relativa; di queste, più di 2 milioni (pari al 7,9% ) versano addirittura in uno stato di povertà assoluta. In base al glossario dell’istituto di statistica, la soglia di povertà relativa per una famiglia di due componenti è pari a una capacità di spesa mensile di 970 euro. La soglia di povertà assoluta, invece, è rappresentata dalla spesa minima necessaria per acquisire beni e servizi essenziali per mantenere uno standard di vita appena accettabile e non ha nulla a che vedere con la povertà estrema rappresentata da quanti vivono per strada, nei dormitori pubblici, presso comunità di accoglienza, ecc. Il maggior numero di famiglie povere risiede, manco a dirlo, nel Mezzogiorno. Anzi, l’aumento delle famiglie indigenti al Sud del Paese (salite di oltre tre punti percentuali dal 2012 al 2013) ha fatto lievitare dell’1% la media nazionale. Qui nel meridione, una famiglia su quattro (per la precisione il 26%) è in condizione di povertà relativa; lo stesso indice nel Centro Nord si ferma mediamente al 7%. Il divario tra Nord e Sud è  impressionante. La regione col più alto tasso di incidenza della povertà è la Sicilia, area in cui questo indicatore tocca il 32,5%. D’un soffio più in basso si colloca la Calabria col 32,4%. Poi c’è la Sardegna col 24,8%, quindi la Puglia che sfiora il 24,5. È la volta della Campania. Nella nostra regione su 100 famiglie residenti quelle in stato di povertà (relativa) sono il 23,1%. I dati spuntati dalle aree del Centro-Nord danno la contezza della incolmabile distanza che separa il meridione dal resto del Paese. I nuclei familiari poveri nella provincia di Bolzano, per esempio, sono appena il 3,7% del totale; in Emilia Romagna il 4,5, in Toscana il 4,8, a Trento il 4,9.

L’incidenza della povertà varia sensibilmente a seconda dell’ampiezza dei  nuclei familiari, dell’età dei componenti e della loro condizione professionale. L’Istat ha stimato che in tutto lo stivale le famiglie composte da una sola persona (ultra 65enne), in 8 casi su 100 sono sull’orlo della povertà; questa percentuale nel Mezzogiorno balza ad oltre il 18%. Le coppie con un solo figlio - la media si riferisce a tutto il Paese - per un 13% vivono in stato di povertà relativa. Ma questa aliquota nel  Mezzogiorno si raddoppia. Al crescere del numero dei figli per nucleo familiare aumenta l’incidenza delle famiglie povere. I dati Istat confermano, poi, il legame tra povertà, basso livello d’istruzione e bassi profili professionali. L’incidenza di povertà per una persona munita della sola licenza elementare sfiora, infatti, il 20%, contro il 6% calcolato per i diplomati e oltre.

Queste aliquote sono riferite alla media nazionale. Nel Sud Italia salgono rispettivamente al 34,7% e al 14,6. Guardando alla condizione professionale dei componenti di una famiglia, si osserva che quelle in cui almeno un membro porta a casa un salario presentano – come è ovvio – un’incidenza di povertà più contenuta, incidenza che cresce, però, se – come accade spesso – all’interno del nucleo familiare ci sono più componenti inoccupati. Ecco qualche dato in proposito. Per l’Istat, tra le famiglie in cui tutti i membri hanno un lavoro, soltanto il 4,6% si trova sulla soglia di povertà.  In quei nuclei familiari, invece, composti da soli pensionati, la percentuale dei “quasi poveri” lievita all’8,6%. Schizza al 30% nelle famiglie monoreddito, composte dai coniugi con più di due figli a carico.

 

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