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    30/05/2024

I servizi pubblici della nuova Provincia

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La sede dell'Alto CaloreAVELLINO – L’imminente fusione delle province di Avellino e Benevento condizionerà in misura rilevante anche il futuro dell’assetto dei servizi pubblici. Attualmente, infatti, il bacino di utenza e le strutture organizzative sono dimensionate sui rispettivi territori delle due province. L’esempio più probante è senz’altro costituito dalla gestione dei rifiuti. Oggi è attribuita alle Province, che hanno creato delle società di servizi ad hoc. Cosa accadrà dopo l’accorpamento delle due Province? La soluzione potrebbe consistere nella fusione tra le strutture già esistenti. E, tuttavia, il rischio concreto sarebbe quello di creare carrozzoni mastodontici ed inefficienti. Il problema, peraltro, riguarderebbe anche la gestione dei centri di raccolta e delle discariche. Da questo punto di vista, emergono prepotentemente i paradossi e le contraddizioni di un accorpamento “forzoso” che non tiene conto del fatto che fondere le amministrazioni significa fondere anche le funzioni che ad esse fanno capo.

In tal senso va considerata anche l’organizzazione del servizio di trasporto pubblico su gomma. Ad esso non v’è alternativa in Irpinia dove il trasporto su rotaia, che da anni era in agonia, è pressoché scomparso. Ebbene, il servizio di trasporto pubblico nella moribonda provincia di Avellino è assicurato in via quasi esclusiva dall’Air che ha un’organizzazione e struttura dimensionate sulle esigenze e sull’utenza irpine. Cosa accadrà? E, soprattutto, quali saranno le strategie e le prospettive di sviluppo del trasporto pubblico in una provincia (quella futuribile) che per metà (quella irpina) ha rinunciato al trasporto su rotaia?

Altro è, invece, il discorso da fare per il servizio idrico. In questo caso il bacino territoriale esistente già di fatto coincide con quello della futura provincia. L’Ato Calore Irpino, infatti, già comprende la Provincia di Avellino e quella di Benevento, così che – almeno sulla carta – la fusione delle due Province non dovrebbe comportare alcuna conseguenza in termini di organizzazione del servizio, che, peraltro, è ancora gestito in modo frazionato da diversi concessionari. Ed è proprio sugli assetti del principale concessionario (l’Alto Calore Servizi S.p.A.) che probabilmente produrrebbe effetti l’imminente fusione. È assai verosimile, infatti, che cambieranno gli equilibri geopolitici nell’amministrazione e nella governance della società irpina. Basti considerare che uno dei suoi maggiori azionisti è la Provincia di Avellino, la cui partecipazione societaria dovrebbe essere ereditata dal nuovo ente che avrà sede a Benevento. Insomma, da una gestione “irpinocentrica” si passerebbe ad una gestione “sanniocentrica”, con ovvie ricadute negative per i soci irpini.

Certo è che quanti stanno protestando (a torto o a ragione) per l’accorpamento dell’Irpinia e del Sannio e – ancor più – per il trasferimento del capoluogo da Avellino a Benevento, avrebbero ragione di preoccuparsi molto di più per la futura organizzazione dei servizi pubblici erogati su base provinciale, per evitare che lo spostamento del baricentro “istituzionale” non determini anche l’impoverimento dei servizi erogati ai cittadini irpini.

 

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