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    26/05/2024

I conti del Comune/Dissesto sì, dissesto no

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica5_comune_av.jpgAVELLINO – Dissesto sì, dissesto no: è questo il tormentone che ciclicamente ritorna a proposito dei conti del Comune di Avellino. All'indomani delle dimissioni del sindaco Galasso, nel 2012, l'attuale ragioniere capo, più realista del re, dichiarò in un'intervista al Mattino che l'ente era a rischio default. Fino ad allora con Galasso e l'assessore al Bilancio Ivo Capone in sella, che lo avevano prepotentemente voluto a quel posto, aveva sempre certificato la bontà di tutti i bilanci.

Tornando all'attualità, dopo decine di interventi nei quali sia il sindaco Foti che l'assessore Iaverone hanno sostenuto con una notevole faccia di bronzo di aver messo in sicurezza i conti della città, il collegio dei revisori dei conti ha dato parere negativo al rendiconto consuntivo. Regalo più insidioso l'amministrazione uscente non poteva fare a quella entrante che nulla ha a che vedere con le magagne del passato di Avellino.

Il sindaco Ciampi ed i pentastellati, però, hanno voluto la bicicletta e quindi debbono imparare a pedalare. Compito di chi governa è quello di approvare gli atti funzionali a tale esercizio anche quando provengono da precedenti esperienze. Né può chiamarsi fuori da tale responsabilità chi, come i consiglieri del caravan serraglio di Pizza, tali disastri ha contribuito a determinare insieme a tutti quelli già passati negli anni scorsi tra gli scranni di Piazza del Popolo. I rilievi del collegio dei revisori dimostrano la superficialità della macchina burocratica che avrebbe dovuto compiere delle attività e non l'ha fatto. Oltre ai buchi finanziari che pure ci sono mancano la valutazione dei debiti, lo stato patrimoniale dell'ente ed in più si è ricorso a nuove assunzioni senza bloccare il turnover.

È sufficiente tutto ciò per temere il dissesto? E chi dovrebbe attestarlo? Gli stessi burocrati che, complici della mala politica, per anni hanno avallato tutto? Se Ciampi fosse coraggioso innanzitutto dovrebbe cambiare i dirigenti per avviare un'operazione verità sui conti.

Con Di Nunno si riuscì ad affrontare il risanamento del Comune grazie al lavoro di due assessori tecnici, la segretaria comunale Rossella Grasso ed il commercialista Vincenzo Di Domenico, uno straordinario ragioniere capo Ugo Andreotti e a politiche improntate al rigore ed alla trasparenza. Per la storia il Consiglio comunale approvò pratiche per il riconoscimento di debiti fuori bilancio per più di 130 miliardi delle vecchie lire.

 

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