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    05/02/2023

Avellino, il tifo sbagliato ed il senso dell’arretratezza

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Una formazione dell'Avellino ai tempi della serie A, anno 82-83AVELLINO – Se fosse vero ci sarebbe da aggiungere un altro primato negativo ai tanti che di recente ha messo in fila l’autorevole Il Sole 24 Ore: mix di demenza infantil-senile. Se fosse vero, dicevamo, che davvero a tentare di dar fuoco alla porta d’ingresso della redazione de Il Mattino in corso Europa sarebbe stato qualcuno “mandato” da qualche caporione di quel folto gruppo di tifosi della curva Sud che mai ha accettato che a prendere il posto della gloriosa ma fallita Unione sportiva Avellino 1912 fosse – secondo regolamento degli organismi che guidano e controllano l’attività calcistica in Italia – un’altra società e, quindi, altri dirigenti.

Per questa (folta) frangia il calcio ad Avellino sarebbe finito con la non iscrizione della società che iniziò il suo cammino proprio un secolo fa, il 1 dicembre 1912, per iniziativa di un componente dell’autorevole famiglia Di Marzo (zolfo, vino e politica). Da allora tanti dirigenti: Fioretti, Rosato, Lombardi, Scalpati, Caso, Abate, Sibilia, Matarazzo, Di Leo e…dulcis in fundo i fratelli Pugliese. Quelli, questi ultimi, della retrocessione-promozione-retrocessione con decisione finale di non iscrivere la squadra al campionato di serie C e lasciar così depennare quel sodalizio dai quadri storici del calcio italiano (con tanto di successivo e automatico fallimento e con deposito del nome storico – Us Avellino 1912 – nella cassaforte di qualche autorevole avvocato).

A chi ha preso l’onere di ripartire daccapo (dai dilettanti, come ha fatto anche la Salernitana) è stato detto di tutto. Soprattutto che i veri tifosi della curva Sud non avrebbero mai riconosciuto la nuova società messa su da Taccone, Cipriano, Iacovacci, e Contino e che mai più si sarebbero recati al Partenio-Lombardi. Hanno mantenuto la parola e qualche volta hanno detto e fatto qualcosa di più. Prima le minacce (guarda caso accanto all’ingresso della redazione avellinese del “Mattino”) contro l’allora assessore Biazzo che aveva perorato la causa di Taccone e soci presso il sindaco Galasso cui Figc e Lega avevano delegato il compito di scegliere l’imprenditore o il gruppo che si fosse fatto avanti per rilanciare il calcio ad Avellino. Poi le scritte significative sui palazzi della città contro questo o quello.

L’aggressione alla redazione de Il Mattino in Corso Europa (dove è stata data alla fiamme un’auto simile a quella in possesso di un ex presidente dell’Avellino calcio) può essere messa in relazione con l’articolo che ieri sulle pagine sportive de Il Mattino ricordava i cento anni di storia dell’Avellino? Anche perché soltanto Il Mattino si era ricordato dell’anniversario? Certo dire che due più due fa quattro è facile. Ma non sarebbe ora che chi di dovere ci spiegasse perché a Firenze, a Napoli ed in tante altre città la storia del calcio è ricominciata senza astio e senza minacce mentre ad Avellino dovremmo subire, per difendere una passione, aggressioni paracamorristiche?

Avere meno tifosi allo stadio è un conto (fatti loro e di chi li manovra), ma gli “avvertimenti” come quelli della notte scorsa sono un’altra cosa. Anche questi ci danno il senso dell’arretramento di Avellino, e non soltanto nella classifica della serie C.

 

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