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    28/01/2023

Sarà l'edilizia a decidere le elezioni?

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Il Comune di AvellinoAVELLINO – La per ora non rimediabile crisi economica e lo scontro politico che sarà provocato dalle ormai prossime elezioni politiche mettono recinti praticamente insuperabili per quanti (partiti, persone) si accingono a muoversi nel nostro piccolo ambito in vista delle elezioni amministrative. Se il Comune di Avellino ha pochissimi soldi in cassa e nulla lascia prevedere che la sua situazione finanziaria possa attestarsi almeno in una condizione di passabile operosità, è opportuno che chi già si sta dedicando alla preparazione di programmi e di liste di candidati cui affidare i buoni propositi siano estremamente consapevoli della situazione che si troveranno a gestire in caso di successo alle elezioni.

Così come occorre predisporsi, aprendo bene gli occhi, a capire la situazione urbanistica su tutto il territorio avellinese; sapendo fin d’ora che la materia, ormai, è da guardare anche e soprattutto dal punto di vista morale. Con il passare degli anni la materia urbanistica è diventata come l’impasto che viene fuori da una betoniera, ormai diventata il simbolo del partito non costituito ma trasversale: proprietari di terreni agricoli, di spezzoni di aree fabbricabili in città, costruttori, tecnici, alcuni politici senza molte idee ma con molti interessi.

Questi due argomenti bastano da soli a dire tra chi sta dalla parte del fare (correttamente) e chi dalla parte dell’imbroglio politico e della presa in giro degli elettori. Dovrebbero essere questi ultimi, questa volta, a dire ai candidati, soprattutto ai candidati a sindaco: “Ma come pensi di fare le cose che prometti se il Comune non ha cespiti ed ha una montagna di debiti?”.

Chi sta preparando programmi elettorali per la città dovrebbe anche prevedere una decente uscita, sia pure graduale, dalla asfissiante situazione debitoria del Comune. Chissà quanti si sono accorti, ad esempio, che il piano vendite di aree fabbricabili di proprietà del Comune non riesce a vendere niente, ed ad ogni bando si procede al ribasso del costo base messo come punto di riferimento per l’asta. Con il risultato di coltivare qualche cattivo pensiero e di incassare qualche miseria a fronte di guadagni favolosi per chi su quelle aree costruirà (magari con norme cambiate: più cubatura).

E pensare che sul rapporto urbanistica-finanze si potrebbe costruire una buona opportunità per le casse comunali. Si avrà il coraggio di proporre una variante per aumentare la volumetria sulle aree comunali per ricavare un bel po’ di soldini? Per contro ci sarà chi sarà chiaramente vincolato a difendere il verde pubblico del cosiddetto Campo Santa Rita in via Circumvallazione dove al posto di un giardino previsto dal Piano Cagnardi dovrebbero sorgere tre fabbricati? Ed il Parco nei pressi dell’autostazione si farà? Ed il grande Parco del Fenestrelle (seicentomila metri quadri) sarà finalmente all’attenzione dell’amministrazione per quanto riguarda l’acquisizione dei terreni? Il Parco Santo Spirito, ricordiamolo, è sorto su di un’area già espropriata dal Comune per realizzarvi il Pip poi delocalizzato a Pianodardine.

E visto che parliamo di verde, non dimentichiamo quello agricolo che ci ostiniamo a consumare come se Avellino avesse un territorio vastissimo intorno e non avesse un’area urbanizzata a ridosso di altri Comuni. Uno dei primi impegni che dovrebbe prendere la nuova amministrazione (e che quindi fin d’ora dovrebbero prendere partiti e candidati) è quello relativo alla riproposizione del vincolo contenuto nella cosiddetta “variante di salvaguardia negli ambiti collinari e fluviali della città di Avellino” lasciata incredibilmente cadere dall’amministrazione uscente per una sentenza del Tar di Salerno (ed il Consiglio di Stato a che serve?).

Questo stop al consumo di terreno (tra il verde della campagna ci sono già centinaia di ville, villette e villone) dovrebbe essere bilanciato da un nuovo indirizzo: rifare la città costruita, male, durante l’ultimo mezzo secolo. È questo lo spazio che bisogna aggredire, rifacendolo e naturalmente – soprattutto nelle periferie – riordinandolo. È un programma progressista, questo, o è reazionario?

Certo, per realizzarlo (ricavi per il Comune, parchi e verde pubblico, rottamazione edilizia, stop al consumo di suolo agricolo, rapporto edilizia-questione morale) occorrono partiti ed uomini adatti, da definire progressisti ed onesti usando questi cinque punti come riferimento sia per le alleanze che per i candidati. Chi ha fatto qualche grossolano “inguacchio” in città per favorire tizio o caio è candidabile o no? No. Chi ha regalato Campo Santa Rita neppure. Così come chi da amministratore ha fatto incetta di incarichi professionali. O chi ha di fatto creato convenienze per gruppi privati che non hanno certo in animo di fare gli interessi della città.

Perché sempre impegnato con la testa altrove, il gruppo dirigente del Partito democratico (primo partito in città) non ha mai dedicato un’attenzione a questi temi? Avellino, città sfortunata su fronti decisivi (nucleo industriale, Isochimica, ferrovia, Fma, univesità) meriterebbe almeno di tenersi in piedi conservando le linee originali del suo impianto. È credibile il partito (la coalizione) o il candidato sindaco (e la lista dei candidati) che si sono battuti su questo fronte. Ad esempio molta sinistra estrema e parte del Pd. Gli altri (i cosiddetti “demitiani” e tantissimi della galassia…Galasso) proprio no.

 

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