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    26/05/2024

Comune e Provincia tra dimissioni e candidature

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La Provincia di AvellinoAVELLINO – C’è un filo sottile (mica tanto) che unisce i casi di abbandono degli enti alla cui guida si è stati eletti, casi registrati in Irpinia e nei due maggiori enti elettivi, Comune capoluogo e Provincia, nel giro di meno di tre mesi. Il filo è costituito dalla convenienza a cogliere il momento offerto dalle circostanze. La grave crisi politica ed economica in cui versa il Paese ha comportato lo scioglimento del Parlamento ed ha contemporaneamente acceso l’interesse personale di molti – e già dall’inizio dell’estate scorsa – per un posto in Parlamento.

Fermo rimanendo che chi si dimette per sottoporsi ad un giudizio elettorale non compie certo un atto antidemocratico, c’è comunque da valutare in che contesto locale avvengono queste scelte, quali conseguenze producono queste dimissioni sugli enti lasciati privi di guida, chi e quanti si mobiliteranno (da elettori) per sostenere, ad esempio, i candidati alle primarie del Partito democratico e di Sel, non irrivelante forza del centrosinistra, primarie che, come si sa, significano di fatto il via libera per il Parlamento viste le “liste bloccate” imposte dall’orribile metodo elettorale vigente, quello definito una “porcata” dal suo proponente, il leghista Calderoli.

Al primo quesito è facile rispondere: le dimissioni del senatore Cosimo Sibilia da presidente della Provincia così come quelle rese ad ottobre dal sindaco di Avellino, Giuseppe Galasso, capitano nel momento peggiore della storia della città e della provincia dell’ultimo secolo e mezzo. L’annuncio di una più che probabile soppressione della Provincia irpina (e di conseguenza del ruolo di capoluogo per la città di Avellino) aveva sconvolto un territorio già in serie difficoltà per la crisi economica che aveva messo in ginocchio le industrie tessili esistenti, il polo conciario di Solofra e le aziende agricole con buone attività.

La costante distruzione di classe dirigente locale operata dal manipolo di qualificati parlamentari della Democrazia cristiana che si impossessò del potere in Irpinia, e non solo, tra il 1980 ed oltre l’inizio del secondo millennio, ha accompagnato l’inaridimento di ogni iniziativa positiva e nuova in provincia. I due maggiori enti, ingessati dalle dimissioni dei loro uomini-guida, vivono già per conto loro momenti difficilissimi: debiti, meno fondi dallo Stato, rischio scomparsa ecc.  Le dimissioni creano in sostanza un disequilibrio ulteriore aggravato dal fatto che, a differenza del passato, i sindaci ed i presidenti di Provincia vengono eletti direttamente dai cittadini e le loro dimissioni fanno automaticamente decadere i Consigli.

Se Galasso ha portato avanti per mesi il suo disegno di autopromozione in Parlamento (una legge esagerata gli imponeva di dimettersi sei mesi prima del voto) Sibilia ha atteso che il Senato gli imponesse le dimissioni entro poche ore. Tempo utilizzato dal presidente per salvaguardare un presidio Pdl al vertice di Palazzo Caracciolo evitando il commissariamento deciso invece un mese e mezzo fa per Piazza del Popolo. Il sistema della delega ad un vicepresidente, il professor Raffaele Coppola, evita lo scioglimento del Consiglio provinciale, ma apre un duello Pdl-Udc visto che fino a questa mattina il vicepresidente di Cosimo Sibilia era il demitiano Enzo Sirignano, sindaco di Mirabella Eclano.

Non è che dentro il Pd si vivano momenti migliori visto che secondo qualche attivista troppi “estranei” si sarebbero presentati a dare man forte a qualche candidato peraltro sapendo che per votare a queste primarie occorrevano due euro oltre i quindici del rinnovo iscrizione. Uno sforzo considerevole. Complimenti! Ma se ci sono state "onde anomale" lo si capirà subito esaminando i dati che verranno fuori paese per paese. Ragionamento che vale per il Pd essendo Sel, da questo punto di vista, al di sopra di ogni sospetto.

 

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