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    30/05/2024

Ex Eliseo, di chi le responsabilità?

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La sala dell'ex Eliseo distrutta dall'incendio (foto di Massimo D'Argenio)AVELLINO – A sentire alcuni interventi (durante il presidio di ieri sera davanti all'ex Eliseo) e a leggere alcuni commenti (su quotidiani on line) sembra che uno dei principali responsabili dello scempio della sala cinematografica data alle fiamme da ignoti (almeno per ora) sia il presidente del Consiglio comunale di Avellino, Antonio Gengaro. Noi capiamo che resta eternamente aperta, almeno per una parte della sinistra cittadina, la ferita aperta da Gengaro con l'accettazione del ruolo di presidente del Consiglio e, quindi, in qualche modo, di corresponsabile dell'attività amministrativa della giunta Galasso. Ma questo non deve portare ad una deformazione della realtà.

E la realtà, a grandi linee, è questa. Il complesso dell'ex Gil passa dalla Regione al Comune di Avellino durante l'amministrazione Di Nunno, della quale fa parte Gengaro. Il progetto di restauro, con finanziamento della Comunità europea, è opera sempre della giunta Di Nunno e in particolare di Gengaro, assessore ai fondi comunitari. Ed è il caso di aggiungere prevedeva anche la destinazione dell'immobile a centro di cultura cinematografica, ipotizzando per la sua futura gestione il coinvolgimento delle associazioni cittadine.

Sempre a Gengaro, stavolta proprio come presidente del Consiglio comunale, si deve la discussione - pochi giorni prima della fine anticipata della consiliatura – nell’assise municipale e l'intitolazione ufficiale della struttura (Centro di cultura cinematografica «Camillo Marino e Giacomo D'Onofrio»), del piazzale antistante (all'architetto Del Debbio) e della sala cinematografica (a Pasquale Stiso).

Infine è sempre Gengaro a denunciare il rischio che si corre non rinnovando il servizio di vigilanza. Forse tale onere non spettava al Comune, visto che i lavori non sono ancora stati consegnati, ma la conseguenza è sotto gli occhi di tutti e si sintetizza in circa 200mila euro di danni. Ecco, forse qui Gengaro ha sbagliato: avrebbe dovuto denunciare pubblicamente - anziché limitarsi a sollecitare inutilmente il commissario prefettizio - la cessazione del servizio di sorveglianza. Siamo sicuri che una pubblica colletta avrebbe risolto il problema.

 

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