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    26/05/2024

Il commento/L’incendio dell’Ics: la gestione dell’emergenza e i comportamenti

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b_300_220_15593462_0___images_stories_VVFF8_pian8.jpgAVELLINO – L’incendio dell’Ics è stato senza dubbio un evento di notevoli proporzioni con ricadute che andranno verificate nel prossimo futuro. Come prevedibile però si è scatenata la ridda di emozioni spesso suffragate da scienziati improvvisati che non fanno altro che creare ansia e disinformazione, cose assolutamente da evitare specie in una fase di emergenza. Si vuole quindi provare a fare il punto della situazione quando ancora non si hanno tutti i dati sull’evento ma con le conoscenze che si hanno al momento.

Occorre dire che innanzitutto la situazione è stata ottimamente gestita dalla prefettura che ha inviato in tempo utile i comunicati che in via prudenziale hanno dato le disposizioni opportune. L’area individuata è stata anche molto più ampia del necessario ma tutto in ossequio al principio di precauzione. Alla prefettura e solo a tale organo occorre far riferimento nelle situazioni di crisi. Il solito encomio ai vigili del fuoco per come hanno condotto l’ intervento.

E cominciamo con quanto abbiamo rilevato. Col solito modo di fare tipico di quando gioca la nazionale di calcio dove tutti diventano allenatori sono sorti molti disaster manager. C’è chi invocava i canadair e chi invitava alla evacuazione. I canadair sono aerei per incendi boschivi che possono operare su aree aperte ove possono manovrare: immaginare di inviarli su di un incendio localizzato in area urbanizzata con cavi di alta tensione, edifici e con la colonna di fumo nero generata dall’incendio e dovendosi abbassare di quota per cercare di colpire il focolaio è una idea folle.

Se a fronte di una indicazione della prefettura di rimanere in casa e chiudere le finestre (indicazione sufficiente per la maggior parte del territorio, che si sarebbe tramutata in evacuazione per tutte le aree ove si fosse dovuta rendere necessaria, come disposto dalla prefettura per alcune abitazioni) la gente si fosse riversata per le strade per andare via ci sarebbe stato il collasso della circolazione con possibili incidenti e con maggiore esposizione della popolazione al rischio chimico.

Veniamo all’incendio. Da quanto è dato di sapere il materiale bruciato è legno e polipropilene (i gusci delle batterie). Ora, premesso che un po’ di diossine si sviluppano in tutte le combustioni, anche quelle del legno nella stufa, si tratta di materiali non contenenti concentrazioni rilevanti di cloro e quindi c’è da attendersi una produzione limitata di diossine. Una produzione di diossine si ha da sempre per ogni combustione come detto e quindi ad esempio vi è una produzione di diossine ogni volta che si ha un incendio boschivo. Nessuno si preoccupa di misurarne i valori ma un minimo di diossine si produce. Il problema è di verificare la quantità di diossine che si producono, di che tipo sono (le diossine sono decine ed a diverse tossicità) e quante di queste ricadono al suolo. Il dato finale è quindi quello di sapere quanta diossina è ricaduta al suolo e non quanta diossina si è sprigionata.

A nostro giudizio sono molto più importanti gli idrocarburi policiclici aromatici che sicuramente saranno stati prodotti in quantità notevoli visto anche il colore del fumo. Anche in questo caso è importante sapere quanto è ricaduto al suolo. Ora, altro dato positivo, la situazione meteo è stata favorevole con un vento sostenuto da Est-Nord Est che ha notevolmente diluito ed allontanato la nube dal punto di origine. L’area più vicina sottovento è stata contrada Archi e la zona Cappuccini-Città ospedaliera e lì c’è da aspettarsi il massimo delle eventuali ricadute, ma occorre tener presente che non è un grave problema la ricaduta di materiale visibile (carboncini e varie) perché l’inquinamento pericoloso (diossine ed ipa) viaggia con le polveri sottili. Queste ultime sono andate in alto ed il vento le ha notevolmente disperse per cui nella ricaduta al suolo (che non è immediata) non dovrebbero essere state raggiunte concentrazioni elevate.

I primi dati delle centraline a tal proposito sono confortanti perché se è vero che segnalano parametri generici come le polveri sottili costituiscono un primo dato utile per valutare la situazione. Da queste prime considerazioni si può ritenere che, nonostante la gravità delle evento, le conseguenze non dovrebbero essere catastrofiche e sempre la prefettura ha già diramato un comunicato rassicurante in tal senso.

Ora spero che alla divulgazione dei successivi dati - qualora come possibile si evidenzino limitate concentrazione di inquinanti - non si scatenino nuovamente i “leoni da tastiera” e si segua chi, come la prefettura, ha i dati ed i mezzi per interpretare il fenomeno.  Infine c’è da tenere presente che tutti gli inquinanti per quanto persistenti non sono eterni ma sono soggetti a fenomeni degradativi naturali come gli effetti fotochimici della luce solare ecc. Quindi se presenti nel tempo il potere autodepurante della natura tenderà a farli sparire; solo in caso di concentrazioni elevate si dovrà procedere ad un intervento umano con precauzioni da adottare che saranno sicuramente disposte dalla prefettura.

Nelle emergenze la prima cosa è mantenere la razionalità e la normalità dei comportamenti: chi scrive di emergenze ne ha gestite più di una ed ha partecipato a molte altre come ad esempio l’ incendio dell’Irm del 2005.

 

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