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    28/01/2023

Provincia, rissa di Stato

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Palazzo Caracciolo, sede della ProvinciaAVELLINO – È inutile seguire sulla loro strada gli illuminati burocrati che hanno costruito il capolavoro che da ieri stiamo ammirando: lo scioglimento del Consiglio provinciale di Avellino perché il presidente dell’ente non si sarebbe dimesso in tempo utile per candidarsi al Senato e perché, comunque, sarebbero sbagliate le procedure seguite per affidare al professor Raffaele Coppola la delega di vicepresidente e, con il ritorno di Sibilia a Palazzo Madama, il ruolo di presidente di fatto  per tutto il 2013.

Tutto, in sostanza, sarebbe rimasto in orbita Pdl. Non a caso l’urlo del Partito democratico non si è fatto attendere. E per un partito che per il suo peso elettorale avrebbe dovuto sempre far sentire la sua voce, l’urlo di oggi rappresenta una “variazione sul tema” che dimostra due cose: il Pd coglie nello scioglimento del Consiglio provinciale la longa manus dello stesso partito di Berlusconi per tenere bene le mani su Palazzo Caracciolo; la costruzione della pratica di scioglimento si inserisce malamente nel più generale disegno di spappolamento per gradi (come predisposto dall’incredibile papocchio studiato dal ministro per il riordino della pubblica amministrazione, il salvatore delle prefetture professor Giuseppe Patroni Griffi).

Mentre sono attese altre reazioni alla fine anticipata del Consiglio – la violenta risposta del Pdl al documento partorito in via Tagliamento è solo l’anticipi – si può già dire che tutto quanto anticipa di fatto la soppressione dell’ente Provincia va osservato con estrema cura: quanto è stato fermato con lo scioglimento anticipato delle Camere potrebbe essere riproposto tale e quale seguendo pedissequamente quanto già infilato da leggi e leggine nel corpo dello Stato. In parole povere, non ci sarebbe nessuno spazio per quella riflessione serena che le rielette Camere dovrebbero dedicare al tema della vera riforma della pubblica amministrazione basata – secondo temi molto dibattuti all’epoca della nascita delle Regioni – più sull’abolizione delle prefetture e di tanti enti che già allora apparivano superflui che sulla scomparsa delle Province (che pure erano indicate già allora, soprattutto da Ugo La Malfa, come fonte di spreco – assieme ai Comuni – di pubblico denaro). Se non ci fosse questa riflessione (che dovrebbe essere contenuta già nei programmi dei partiti) la partita giocata dalla comunità irpina per sventare l’accorpamento al Sannio con Benevento capoluogo andrebbe considerata già perduta.

La risposta del Pdl al documento del Pd non va al di là delle repliche infuocate e non pone il problema della costruzione, soprattutto in periferia, del rimodernato Stato proprio attorno al rilancio delle Province che dovrebbero assumere tutte le funzioni di guida ed orientamento dei mini enti che da decenni hanno assunto potere e soldi al contrario di quanto previsto con la nascita delle Regioni.

Infine una particolare annotazione su un particolare riferimento del documento del Quirinale sulla nomina del prof. Coppola quale commissario straordinario. Non è stato scelto un funzionario dello Stato perché in Parlamento erano stati presentati ordini del giorno per lasciare la guida delle Province, per la continuità amministrativa, a personalità della politica locale. Ordini del giorno e non leggi, dunque. Se anche il Quirinale diventa populista…

 

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