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    28/01/2023

Il De Mita-pensiero che affonda Avellino

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Ciriaco e Giuseppe De MitaIn piena campagna elettorale bisogna essere tolleranti verso trovate dal sapore comiziesco che i candidati ci rifilano un giorno sì ed un altro pure. La città di Avellino è colpita da due fronti contrapposti (Udc e Pd) che pur comportandosi in maniera diversa – il primo dice spropositi, l’altro tace – producono lo stesso effetto: lasciano andare alla deriva il capoluogo.

Prendiamo il caso Udc. Il tandem De Mita (Ciriaco e Giuseppe) – evidentemente in fase di regolamento di conti nato dallo spappolamento della fortezza irpina che sulla torre più alta ha avuto vessilli demitiani come la Dc, il Ppi, la Margherita ed infine il Pd (quest’ultimo ad Avellino creato sia da De Mita che da Mancino) – ritiene di dover dare lezioni agli avellinesi dopo che fu respinto il suo attacco per il controllo del Comune. Ed allora ecco la radiografia ad un “Pd inesistente”, parola d’ordine ripetuta, appunto, da chi inesistente lo è davvero, ed alle colpe di una lotta locale condotta da persone meschine. Ancora peggio, invece, la visione dei problemi cittadini secondo il vicepresidente della giunta regionale della Campania.

Ad ogni fregatura che la Regione ha dato alla città ed alla stessa provincia, De Mita jr ha sempre detto che la colpa è di Avellino e della stessa provincia perché si fanno trovare sempre impreparate. Pensano a lamentarsi anziché farsi avanti con idee e progetti. Il distratto vicepresidente che, blindato dall’affetto dello zio, sta per varcare il portone di Montecitorio, ha fatto finta di dimenticare – tanto per fare un esempio – che Avellino è l’unico capoluogo campano a non avere un collegamento ferroviario diretto con Napoli. La dimenticanza si è verificata in occasione delle procedure (avviate in epoca Bassolino, quando suo zio, Ciriaco, già controllava, con una sorta di ricatto, la giunta di centrosinistra e concretizzatesi con la giunta Caldoro) per la definizione dei tracciati della linea ad Alta capacità Napoli-Benevento-Foggia-Bari. Si sarebbe potuto porre in giunta regionale il problema del collegamento Napoli-Avellino con naturale passaggio per Benevento e conseguente stazione a Grottaminarda? Era un’idea (giacente a Napoli, al Comune di Avellino e a Palazzo Caracciolo dal 1996) questa o no? E sempre parlando di ferrovie, il collegamento porto di Salerno-Avellino-Benevento con interporto a Pianodardine coinvolgente la morente stazione di Avellino è una cosa irrilevante, un lamento o un asse logico, vale a dire quel collegamento Tirreno-Adriatico da sempre agognato? L’ammodernamento della linea Salerno-Fisciano-Solofra-Avellino-Tufo-Benevento (ogni località un polo di sviluppo) basterebbe da solo a rimettere in movimento economia e società irpine.

E visto che si ricomincia a parlare di rifiuti della costa da smaltire nella Campania interna, possibile che tutti i discorsi sullo sviluppo turistico non abbiano mai portato (tranne una vaga iniziativa con riferimento Unesco di oltre quindici anni fa) su un tavolo l’ipotesi di considerare tutta l’Irpinia una provincia-parco, con il suo verde, la sua acqua, i suoi borghi, i suoi santuari, le sue cattedrali ed i suoi siti archeologici? Di recente la società Autostrade per l’Italia, che gestisce Autosole, Adriatica e Napoli-Bari, ha lanciato una campagna sul turismo possibile a portata dei suoi caselli. Nel Sud sono stati indicati soltanto i caselli di Teano (reggia di Caserta e sito risorgimentale; incontro Garibaldi-Vittorio Emanuele II) e di Canosa-Canne della battaglia.

Domanda. La regione Campania, cioè l’assessore al Turismo De Mita junior, non sapeva? Può intervenire? Può ricordare alla società Autostrade per l’Italia che, ad esempio, uscendo dal casello di Baiano-Avella si ha a portata di mano il Parco del Partenio, l’anfiteatro ed il castello di Avella? Il turismo a chilometri zero – idea forte in tempo di crisi – proposto da Autostrade per l’Italia è un’occasione da non perdere. De Mita (Ciriaco) si ricorda, tanto per parlare soltanto di turismo (sulla sanità è calato un pietoso silenzio), che sta gestendo in Campania il settore da qualche anno e che sostiene la Provincia (dove il nipote-candidato è stato per un bel po’ vicepresidente, proprio una simpatica abitudine quella del nipote)?

Ecco, abbiamo parlato di sviluppo – comunicazioni e turismo, prevalentemente – ed abbiamo parlato dei De Mita. Ma per non fare torto all’Udc, possiamo serenamente dire che su tutti questi argomenti e su tante ipotesi programmatiche inutilmente ci chiederemmo quali posizioni ha assunto il Partito democratico. Marchiato a fuoco dallo stemma “partito inesistente” disegnato da Ciriaco De Mita, il Pd fa il possibile per essere degno del marchio che porta. Mai un’iniziativa, mai un intervento programmatico su temi veri dello sviluppo, con la città di Avellino mai messa al centro di un progetto, di una vera iniziativa. Né, del resto, c’è un suo dirigente che si sia mai intestato un’azione, un ruolo in favore della città. Tra i quadri provinciali del Pd nessuno ha scelto il ruolo di protagonista per la città. Gengaro è “soltanto” un iscritto e Venezia fu dirottato sulla mai nata (chissà perché) segreteria cittadina. De Stefano, già capogruppo Ppi-Margherita in seno al Consiglio comunale di Avellino, ha scelto di occuparsi degli enti sovra comunali. Forse per anni pago di avere la guida del Comune (e si è visto come è andata e si capisce già come finirà) il Pd ha ritenuto di vivere di rendita.

Con i suoi silenzi ed i suoi maneggi (meschini, dice De Mita il grande) ha anche coperto qualche disarticolazione di tipo morale. Ma qui il docente è proprio De Mita senior. Riuscirà la città a risalire dal pozzo nel quale ha deciso di calarsi? Saranno le doppie elezioni a dirci se la discesa è finita o si andrà ancora più giù.

 

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