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    28/01/2023

Opa extra Pd sul Comune?

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Giuseppe Gargani e Ciriaco De MitaAVELLINO – Forse è davvero “soltanto” una questione di amicizia, un legame che si sa, se sincero, va ben oltre gli steccati della politica. Ma l’affettuoso “cerchio magico” che si è messo a protezione della candidatura a sindaco di Avellino di Paolo Foti appare qualcosa in più dell’affettuoso ritrovarsi di un gruppo di amici attorno al nobile tentativo di uno di loro desideroso di offrire alla città le sue idee e la sua esperienza (Foti è da anni il direttore generale dell’associazione costruttori edili). Quel gruppo di amici è infatti riconducibile ad un ramo dell’abbattuto albero della Democrazia cristiana irpina. Un ramo riconducile alla famiglia “garganiana” a suo tempo parte integrante della sinistra di Base, la corrente fatta nascere negli anni Cinquanta del secolo scorso da Fiorentino Sullo (un pezzo di Dc di sinistra in un Meridione monarchico e conservatore fu una fatto di una spregiudicatezza estrema) e poi ereditata al congresso del 1969 da un Ciriaco De Mita autentico ultras con il suo patto costituzionale in terra consacrata.

La leadership di De Mita fu incontestabile, anche perché gli altri cofondatori della corrente salirono tutti su piedistalli abbastanza alti. De Mita, Bianco e Gargani deputati, De Vito e Mancino senatori, tutti, durante la scalata, ai vertici di enti che oggi vorremmo sopprimere: Provincia, Iacp, ospedale, Consorzio istruzione tecnica, Asi ed altro. Dell’Asi si occupò finché rimase in Irpinia Aristide Savignano, avvocato ed autorevole componente del gruppo, che passò anche a guidare la società che controllava Il Mattino e poi, da vicepresidente, il Banco di Napoli. Di Savignano, docente universitario in Toscana, si è parlato di recente per una candidatura a sindaco di Avellino, ma il professore avrebbe rifiutato.

Questo excursus in un mondo ormai scomparso serve soltanto ad orientarci in quello scenario che vide Gargani opporsi all’ala della corrente che faceva parte della Base e seguiva le pacate e non certo banali riflessioni - soprattutto sulla questione morale - di Gerardo Bianco proprio da Gargani ferocemente combattuto. Il paradosso fu che dopo aver contribuito a mettere fuori gioco Bianco, Gargani si dichiarò “fuori”. Berlusconi con Forza Italia gli offrì il posto di europarlamentare e Gargani subito accettò. Lo stesso politico di Morra, che lamentava promesse non mantenute da Berlusconi (un posto da ministro della Giustizia?), passò poco tempo fa all’Udc dove ritrovò l’uomo del patto costituzionale, Ciriaco De Mita, con il quale ha vissuto l’ultima campagna elettorale dai risultati non proprio entusiasmanti (tranne che per il leader maximo che ha piazzato in questo Parlamento traballante un suo nipote con spargimento di vari veleni trovati in casa Udc).

Se questo è quel mondo, sono soltanto parole di affettuoso incoraggiamento quelle rivolte da Gargani a Foti ed ai suoi generosi amici? O c’è da temere dell’altro? Ci perdonino Foti ed i suoi amici, ma visti i tanti precedenti di Gargani e le tante furbate di De Mita il grande non è che stiamo assistendo – quasi che fossimo in Borsa – ad un’Opa garganiana sul Comune di Avellino, quel Comune sul quale non è mai riuscito a mettere le mani e che oggi vorrebbe far suo – paradosso dei paradossi – tramite quel Pd imbelle che lui e De Mita hanno sempre combattuto?

 

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