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    30/05/2024

La sindrome delle opere pubbliche

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Il Mercatone (foto di Carmine Bellabona)AVELLINO – Proviamo a fare l'elenco dei "luoghi" a disposizione della comunità avellinese per la sua vita quotidiana. Partiamo dal verde pubblico, senza dimenticare che fino ad una decina di anni fa, pur essendo il capoluogo della verde Irpinia, la città di Avellino figurava puntualmente agli ultimi posti per superficie di verde pubblico in rapporto al numero di abitanti. Poi l'allora sindaco Di Nunno lanciò lo slogan "città giardino", spesso oggetto di critiche e di irrisione, ma che ha consentito la realizzazione di due grandi aree di verde attrezzato, Parco Palatucci e Parco Santo Spirito e l'area più piccola dell'ex distretto comunale (a poca distanza dal "polmone" storico della villa Comunale), oltre che l'acquisizione del parco di Villa Amendola, autentico orto botanico ricco di piante rare e rarissime.

Restiamo nella tematica ambientale e consideriamo nel nostro elenco la cosiddetta metropolitana leggera (per favorire il trasporto pubblico e disincentivare quello privato), la pedonalizzazione del Corso (e qui il merito va dato all'amministrazione Galasso) e, in prospettiva, quella di Piazza Libertà e, forse, di parte del centro storico. Dal punto di vista ambientale e della qualità dell'aria ci sono tutte le condizioni perché Avellino sia una città da prendere a modello. Ma proviamo a vedere l'altra faccia della medaglia: Parco Palatucci e Parco Santo Spirito (come riferiamo, in seconda pagina, nell’ampio reportage del collega Plati) sono abbandonati a sé stessi e rischiamo di finire per auto-consunzione. Eppure, soprattutto il secondo, che è dotato di parcheggio e di strutture per la ristorazione, potrebbe addirittura essere fonte di introiti e fornire possibilità occupazionali.

Della metropolitana leggera è stato cambiato il percorso e non sappiamo se sarà più uno strumento efficace di incentivo del trasporto pubblico. I lavori per ora sono fermi e restano, autentiche colonne dell'ignavia pubblica, gli orribili lunghi pali che punteggiano l'intera dorsale da via Francesco Tedesco a via Colombo. Le misurazioni della qualità dell'aria restano un mistero più impenetrabile del terzo mistero di Fatima. Ma le cose non debbono andare molto bene, visto che da alcuni anni è in vigore (senza che peraltro nessuno si prenda la briga di farla osservare) l'ordinanza sindacale sulle targhe alterne.

Vogliamo passare ai luoghi della cultura, dei servizi, del tempo libero? L'elenco è addirittura impressionante: Casa della cultura Victor Hugo, Casina del Principe, Villa Amendola, ex cinema Eliseo, Convento di San Generoso, Mercatone, ex asilo Patria e Lavoro, in prospettiva l'ex Dogana. È un complesso di edifici che farebbero la gioia di qualunque città di piccole dimensioni come la nostra e che potrebbero essere fonte di introiti ed occupazione. Sono, invece, in buona parte inutilizzate o utilizzate parzialmente e saltuariamente, in qualche caso il degrado è totale. Le opere realizzate nel dopo-terremoto, come il Victor Hugo e il Mercatone, richiedono investimenti milionari per il loro recupero. È facile immaginare che le opere più recenti faranno la stessa fine nel giro di pochi anni.

Completiamo questo sommario elenco con i luoghi della cultura e dell'alta formazione: l'istituto di scienze dell'alimentazione, l'istituto tecnico agrario con la sezione della facoltà universitaria di Portici, il teatro Gesualdo con la sezione dell'accademia nazionale di danza. Qui le cose vanno indubbiamente meglio, anche se le eccellenze nel campo dell'alta formazione continuano ad essere delle isole sostanzialmente estranee allo sviluppo della città.

E sarebbe forse il caso di riprendere il discorso dell'università di Fisciano, inizialmente nata, fra le proteste dei salernitani, per essere l'ateneo di Avellino e di Salerno. In realtà. pur ingrandendosi a dismisura non ha mai varcato il confine del "principato" e si potrebbe forse pensare a residenze (con adeguato servizio navetta) per gli studenti universitari. L'esempio del teatro Gesualdo, infine, è la riprova di come una attenta gestione possa produrre occupazione ed entrate. È un dato di fatto che con la nuova gestione sono cresciuti gli incassi, il cartellone si è ampliato con un'offerta estiva e si stanno ponendo le basi per produzioni autonome.

In conclusione, assistiamo al paradossale fenomeno di una città ricca di strutture che per la massima parte non sono utilizzate o sono utilizzate male.

Per quanto ancora continueremo a rimpiangere quello che questa città poteva essere e non è stata?

 

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