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    28/01/2023

Le urla del giorno dopo

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Avellino, folla lungo Corso Vittorio EmanueleAVELLINO – Adesso tutti si dicono sorpresi: «Avellino non è più capoluogo, e, se lo è, di cosa visto che l’Irpinia non costituisce più una provincia?». Ma il «paccotto» era stato preparato da tempo e si sapeva che sarebbe stato spedito fin da quando, con la lettera di fine estate scorsa inviata da Bruxelles al nostro governo, era ormai impellente rifare l’apparato amministrativo-burocratico (per certi aspetti anche istituzionale) sul quale abbiamo poggiato il nostro modo di operare. Eravamo tenuti a demolire vecchie e costose impalcature per realizzare il cosiddetto “Stato leggero”.

Si sapeva, dunque. Si capiva. Eppure dell’ipotesi abrogazione o ridimensionamento di Provincia e prefettura non si trova traccia nei discorsi dei politici irpini o nei tanto strombazzati “patti” o accordi per lo sviluppo dell’Irpinia. E le segreterie dei partiti? Ed i parlamentari? E Palazzo Caracciolo non poteva assumere un ruolo attivo di proposta più che di protesta? Ed i consiglieri regionali? E le organizzazioni sindacali? Ed il Comune di Avellino da un lato impegnato in una deprimente vicenda interna e dall’altro lanciato in un labile progetto di indefinito futuro?

Già, il Comune di Avellino. In polemica per i cantieri, in polemica con le soprintendenze, con la polemica nella quale sprofonda il suo Consiglio comunale ed il desiderio di una candidatura al Parlamento del sindaco del capoluogo, il Comune di Avellino ha finto di non sapere, di non capire. Neppure gli organi di informazione più diffusi hanno mai avvertito puzzo di bruciato.

Vogliono abolire le Province e forse le prefetture? Il ruolo di capoluogo sarà di fatto svilito? Poco importa, abbiamo altro cui dedicarci hanno detto, e pensato, in tanti. Che la dequalificazione porti alla morte civile di Avellino sembra interessare pochi. Eppure è il ceto impiegatizio la vera forza della città. Riflettiamo su cosa è accaduto negli ultimi anni.

Eliminato il distretto militare, ridimensionata la caserma Berardi, già perdute le direzioni Enel ed ex Sip, salvata per miracolo la sede provinciale della Banca d’Italia, che potrebbe essere chiusa in futuro, come, del resto, la stazione ferroviaria. E se scompare la Provincia (Avellino è capoluogo da due secoli ovvero da mezzo secolo prima che Rattazzi inventasse la provincia di Torino poi, con l’Unità d’Italia, divenuta modello per la Penisola) cosa rimane? E di cosa vivrà la città? Vivrà delle fregature e dei sempre più futuribili piani strategici, vivrà degli oh di sorpresa agli annunci romani e dei sempre più futuribili quanto inconsistenti piani strategici.

La fortuna dei politici nostrani è costituita dalla sfortuna della città che da tempo ha deciso di mettere la testa sotto la sabbia e che quindi si sta meritando il non futuro che la classe dirigente che si è scelta ha deciso di darle.

 

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