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    28/01/2023

Avellino: punto e a capo

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica-Editoriale_la_statua_di_carlo_ii_dasburgo_e_la_torre_dellorologio.jpgAVELLINO –  Difficile ricordare di Vincenzo Ciampi e dei suoi companeros, al termine della loro breve esperienza amministrativa, qualcosa che vada oltre gaffes e comportamenti almeno singolari: siamo passati dal Ferragosto “smarrito” alle “vele” anti-opposizione, dal programma “clonato”, ai tecnici richiesti pubblicamente gratis ai rispettivi ordini professionali.

Purtroppo, come spesso affermato da questo giornale, il problematico quadro politico consegnatoci il 24 giugno scorso avrebbe avuto bisogno di una gestione di ben altra qualità rispetto a quella praticata attraverso atteggiamenti rissosi e polemici messi in campo “ad abundantiam”, soprattutto dai fivestars, nei cinque mesi di vita di questa consiliatura. Pensare che sei consiglieri su trentatré (sindaco compreso) sarebbero bastati a guidare il Comune capoluogo, senza un briciolo di capacità di mediazione, era, onestamente, un’idea che sfiorava l’incoscienza: eppure i pentastellati sono andati avanti esattamente così, attraverso un “continuum” di dichiarazioni al vetriolo, prevalentemente pubblicate sui social, a base di “pacchie finite” e “babà” più o meno digeribili.

Fin dall’inizio di questa consiliatura era apparsa chiara la necessità per i fivestars di sedersi attorno a un tavolo, insieme con quelle forze che avevano appoggiato Ciampi al secondo turno (i Cipriano, i Preziosi e i Morano) e qualche soggetto di buona volontà della maggioranza della prima tornata (divenuta successivamente opposizione) per stilare un piano di pochissimi e urgenti punti qualificanti, da realizzare col coinvolgimento diretto di tutti entro un paio di anni, fissando da subito la data per una nuova consultazione elettorale.

Da questa vicenda nessuno, come vedremo, esce vincitore, ma più di tutti, viene sconfitta la Città, condannata, nei fatti, ad un’inerzia di almeno un anno e mezzo, causa ininterrotta campagna elettorale, senza un vero piano di rientro dai debiti accumulati in questi ultimi anni, con una qualità dei servizi ormai precipitata ai minimi termini, come dimostrato dal disonorevole centocinquesimo posto rimediato nella recente graduatoria italiana della vivibilità: una vera e propria catastrofe!

Con tali premesse si riparte da quella che sta diventando la vera “parola d’ordine” del domani prossimo venturo: civismo! È civico il centrodestra, per bocca di Ines Frungillo, civici i centristi, come annunciato dall’ex candidato sindaco Nello Pizza (in rappresentanza evidentemente anche di Giuseppe De Mita e Maurizio Petracca), pronti, si dice, anche ad incontrare uno che civico è già da tempo, Luca Cipriano. Si è civici anche a sinistra, con “Si Può” a firma Roberto Montefusco, mentre in casa Pd è già partito autonomamente il “civico per antonomasia” Gianluca Festa che, dopo il secondo siluro consecutivo rifilato al candidato ufficiale democrat alla Provincia (Michele Vignola, novello Paolo Foti), è pronto nuovamente a riproporre il proprio sorriso, magari un tantino appannato, sui prossimi manifesti multicolor targati “Davvero”.

Sembra convertito al civismo anche Angelo D’Agostino, l’imprenditore ex deputato, che si affiderebbe al giovane ex consigliere comunale Stefano Luongo e ad una possibile intesa col deputato regionale Enzo Alaia, anche lui civico di nuovo conio. Cosa faranno a questo punto i resti democrat è difficile prevederlo al momento, anche per l’incombere del congresso che, pare, finalmente si svolgerà e che vedrà anche in Irpinia il duello fra “martiniani” e “zingarelliani” (che sembrano favoriti). Il tutto sotto lo sguardo di sor Matteo da Rignano sull’Arno che ha appena garantito di attenderne, buono buono, l’esito, ma che dai più sembrerebbe indicato in partenza verso una nuova formazione di cui sarebbe fondatore e padrone incontrastato, il tutto in salsa Macron! Attendiamo di sapere se nel Pd irpino (e non solo) ci sarà la forza per costruire un radicale rinnovamento di uomini e volti, oppure se la minestra sarà sempre la stessa, magari riscaldata alla buona.

Ma se in casa democrat la confusione regna sovrana, anche il M5S (dunque ci ritorniamo) non gode della migliore salute in questo tempo. Dopo l’addio dell’ex consigliere Laudonia, ecco esplodere lo scontro fra gli attuali “conducatores” e i vecchi fondatori nostrani (il famoso Meetup): prima la protesta di Tiziana Guidi, grillina d’antan, contro il tentativo dell’attuale dirigenza pentastellata di appropriarsi della sua battaglia per la rinascita del vecchio Moscati di viale Italia: poi, in maniera anche più pesante, ti arriva la battuta scherzosa ma infelicissima dell’ex consigliere D’Alessandro, il quale ha invitato i cronisti di Report ad un atteggiamento morbido verso il  collega salviniano Genovese in virtù delle sue parentele “scomode”. Ce n’era abbastanza per indurre la parlamentare irpina Maria Pallini a sparare anatemi verso chi ha operato la “pesca miracolosa” dei candidati fivestars dalla società civile senza tenere conto di militanze storiche: vuoi vedere che ce l’abbiano un po’ tutti con Carletto Sibilia?  Se tutto questo sia l’inizio di una vera frana nel M5S, lo capiremo in seguito, ma è chiaro come il flop di Ciampi e le “voci (non tanto ) di dentro” di questi ultimi giorni un segno lo lasceranno senz’altro.

In questo mix di fatti, fattacci e facezie non si appalesa ancora all’orizzonte la cosa che più di tutte interesserebbe il popolo avellinese, ovvero il programma o, ancor meglio, il progetto, base essenziale, eppur sempre più marginalizzata, nel panorama politico cittadino, da diversi anni a questa parte: come affrontare la crisi finanziaria? Quali priorità considerare fra i mille problemi di Avellino e, soprattutto, con quali armi?

Per rispondere a tali quesiti proverà a dare un contributo anche “Controvento”, la nuova associazione nata nei giorni scorsi, presieduta dall’ex responsabile della redazione avellinese del Mattino Generoso Picone, costituita da tante persone note e meno note della società avellinese. Come il comitato promotore ha più volte chiarito non si tratta di un movimento partitico, né tanto meno di una lista civica, quanto piuttosto di un luogo di ragionamento, discussione e proposta imperniati su quattro punti essenziali: 1) la forma della città; 2) i servizi alla persona; 3) la città aperta; 4) le forme della democrazia.

In tale ottica è già atteso a breve il primo dibattito pubblico sulle situazioni di povertà (ahinoi sempre più diffuse) ad Avellino. La città resta in fiduciosa attesa.

 

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