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    25/06/2024

Covid e società/La difficile composizione di interessi primari

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita11_avellino.jpgAVELLINO – Della incapacità italiana a predisporre le gestioni delle emergenze con azioni preventive abbiamo già discusso in un precedete articolo ma constatare che, anche in caso di emergenze largamente annunciate (seconde ondate), la predisposizione delle misure necessarie appare inadeguata colpisce particolarmente. Ma colpisce ancora di più come in una situazione di emergenza, quando umiltà ed equilibrio sono indispensabili, si perda totalmente la necessaria lucidità per affrontare i problemi. Se questo può essere comprensibile, ma non giustificabile, nella cittadinanza non è neanche comprensibile in chi amministra.

Chi deve gestire deve assolutamente tener conto che dalle proprie decisioni può dipendere anche la vita delle persone e qui si devono contemperare due esigenze purtroppo in questo momento contrastanti ma entrambe fondamentali: il diritto alla salute e quello alla propria sussistenza. Chi si propone, o si è proposto, per “governare” non può non tenerne conto. Mi si permetta un aneddoto di tipo personale.

Anni di piombo, giovane sottotenente di artiglieria inviato come comandante della guardia in una polveriera di notevoli proporzioni con 50 uomini di supporto. Epoca con attentati alle caserme da parte delle Br. Una sera uno dei soldati con febbre altissima accusa crisi respiratoria, occorre il ricovero e si doveva far uscire un automezzo a tal fine. Tre autisti disponibili, uno già fuori per servizio ed uno necessario per assicurare i servizi di guardia con i cambi. Il terzo al momento irreperibile, uscito senza permesso con l’altro. Inviare l’autista per il ricovero o assicurare i servizi di guardia in un momento di attacchi terroristici? Una decisione da prendere da solo, un attacco di panico e la testa che gira.

Poi, per fortuna, un attimo di lucidità e la soluzione: quando gli altri dipendono da una decisione non si può perdere la testa, bisogna decidere e dalla decisione possono dipendere delle vite. Si cerca tra i soldati qualcuno che sappia guidare gli Acm in dotazione e si trova un ragazzo sardo capace di metterlo in moto anche senza chiavi. A lui si affida il compito del cambio di guardia all’interno della polveriera mentre l’autista titolato, l’infermiere ed il ragazzo ammalato vengono inviati fuori per il ricovero nell’ospedale più vicino. Il ragazzo appena giunto in ospedale viene inviato in codice rosso in terapia intensiva e vi rimane per più di 15 gg. (broncopolmonite che coinvolge entrambi i polmoni): qualunque ritardo sarebbe stato fatale. Quella esperienza è rimasta marchiata a fuoco nella memoria.

E oggi? Non vi è dubbio che l’emergenza Covid ha ripreso a correre e va arginata, il diritto alla salute è il primo diritto, però il Paese non può sopportare un altro lockdown generalizzato. Troppi sono quelli che vivono solo se ci si può muovere e pertanto entrambe le esigenze vanno tutelate e qui appare necessario l’equilibrio e l’umiltà di chi deve “governare”. Abbiamo anche già detto che non condividiamo che in una fase di emergenza non vi sia una cabina unica di regia e che ogni governatore è libero di fare quello che vuole, anche la democrazia deve avere i suoi limiti e non si possono in suo nome creare le situazioni che stiamo vivendo.

Ora chi ha un reddito sicuro (dipendenti pubblici in primis) privilegia naturalmente il diritto alla salute ma chi trae il proprio sostentamento dal quotidiano pellegrinare non può essere della stessa opinione. Allora occorre mediare.

Non si possono fermare le aziende: queste ultime se perdono mercato chiudono e non riaprono più e non ci sono sussidi che tengano. Allora, con tutte le necessarie attenzioni, le limitazioni possono andare solo sui servizi per i quali è possibile intervenire con sussidi in attesa che passi l’ondata e possa partire la ripresa. Tutti hanno ragione nel difendere le proprie esigenze ma è chiaro che l’ impatto delle restrizioni è diverso da settore a settore ed in emergenza non è possibile salvare tutto.

Sicuramente la scuola va fatta in presenza ma oltre che sulle attività scolastiche vere e proprie la scuola ha un impatto anche sui trasporti e sugli altri servizi in maniera molto meno controllabile che negli istituti e quindi, anche se negativa, la didattica a distanza diventa necessaria e la si può applicare per università e scuole superiori, sicuramente non per la scuola primaria.

I servizi per lo svago (palestre, stazioni sciistiche ecc.) vanno sostenuti ma vanno sospesi così come tutte le altre attività similari e purtroppo anche quelle culturali. Le movide vanno assolutamente evitate anche a costo del coprifuoco notturno. Per i locali bar e ristorazione occorre una adeguata via di mezzo consentendo una parziale attività con adeguati ristori.

Poi dobbiamo fare i conti con quelle che sono le realtà, specie in aree come quella napoletana e più in generale meridionale. Molte persone non possono neanche accedere ai sussidi perché vivono di lavori saltuari e in caso di lockdown sono condannate alla fame. Anche a costoro, che sono degli invisibili, occorre offrire una alternativa, un aiuto, una speranza. Ecco perché proclami e liti, le affermazioni continue per cui tutto ciò che fa il governo è sbagliato non sono accettabili in questa situazione. Abbiamo necessità di umiltà ed equilibrio evitiamo almeno in questa situazione le guerre di religione e gli assurdi protagonismi che possono essere andati bene (?) la prima volta ma oggi sono estremamente pericolosi.

E poi, ritornando da dove siamo partiti, alcune domande. Cosa si è fatto questa estate se i posti di terapia intensiva attrezzati rimangono chiusi per carenza di medici, perché dopo un proclama di vaccinazione antinfluenzale obbligatoria non si trovano i vaccini neanche se si vogliono fare a pagamento? Immaginate se al Covid dovesse sovrapporsi una epidemia influenzale cosa succederà al sistema sanitario? E i trasporti nelle grandi città, praticamente veicolo di contagio? Cosa si è fatto nei mesi di relativa calma nonostante le innumerevoli task-force governative e regionali?

Purtroppo dobbiamo ancora una volta constatare l’inadeguatezza di una classe politico-amministrativa (e purtroppo anche della intellighentia tecnico-scientifica troppo presa nell’ affermare le proprie contrastanti tesi nei talk show televisivi e meno impegnata nelle sedi istituzionali a contribuire alla risoluzione dei problemi)  e questo senza voler distinguere tra maggioranza ed opposizione né tra potere centrale e regionale.

Veramente è il momento dove tutti devono abbassare i toni e rimboccarsi le maniche. I segnali che arrivano dalle piazze sono tutt’altro che rassicuranti e non parlo dei professionisti prezzolati o ideologizzati, che fanno gli agitatori per mestiere,  nei confronti dei quali occorre solo una risposta assolutamente intransigente, ma parlo di quella galassia di invisibili che se perdono anche la speranza possono diventare una bestia difficilmente governabile. E non sarebbe la prima volta.

 

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